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Zoom editoria

Libri per bambini e ragazzi scelti e recensiti dagli esperti di LiBeR

Icona mano che indica a destraElenco completo delle recensioni

Quella cosa gigante
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Quella cosa gigante

Ti è mai capitato di trovarti dinnanzi a qualcosa di insormontabile? Qualcosa di enorme, di ingombrante, che improvvisamente ti ha sbarrato la strada. Qual è stata la tua reazione? Quali strategie hai attuato? La questione interessa una famiglia di tre omini, da un giorno all’altro costretti a fare i conti con una cosa gigante, tanto da non riuscire a scorgerne i contorni, girarci intorno, passarci sopra. Gli omini sono preoccupati: si tratta di qualcosa che prende decisamente “tanto, troppo spazio” e nessuna idea sembra funzionare, nessun calcolo offre una buona soluzione. Diventare giganti appare l’unica possibilità per fronteggiare il problema, ma come si fa? L’intera famiglia si concentra in questa impresa tanto a lungo da dimenticarsene. Nel frattempo la cosa, raffigurata come una smisurata montagna rossa che neppure la pagina contiene, si ridimensiona sempre più sino a diventare dapprima un sasso, poi una palla: i tre omini, al suo cospetto, sono adesso giganti, possono persino far rimbalzare la cosa.
L’albo illustrato Quella cosa gigante di Matilde Tacchini, pubblicato da Kite, racconta con grande efficacia metaforica una storia di tutti, perché nessuno è esente dall’essersi confrontato con un problema che irrompe inaspettato e assume agli occhi di chi lo guarda grandezze spropositate. E basta davvero poco per farlo: l’autrice stende una pennellata rossa sulle pagine e conferisce grande espressività a un industrioso trio di personaggi deciso a rimboccarsi le maniche per escogitare un piano insieme. Gli spunti di riflessione che derivano da questa lettura per grandi e piccini sono moltissimi, come sempre accade con i libri ben congegnati, essenziali nel segno ma di notevole valore comunicativo: a tua volta puoi raccontare quand’è che hai trovato uno scoglio invalicabile di fronte a te e come hai reagito. Se lo hai arginato o se col passare del tempo non lo hai più notato. Se è servito diventare “giganti” oppure è bastato semplicemente condividere quella preoccupazione e non sentirsi soli. Con ironia e leggerezza l’albo narra un percorso di crescita e di resilienza e invita lettori e lettrici a scoprire dentro di sé e negli altri le risorse per superare gli ostacoli della vita.

Chiara Lepri

Quella cosa gigante
Matilde Tacchini
Kite, 2026, 32 p.
€ 16,00; Età: da 4 anni

La più bella di tutte
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La più bella di tutte

Esistono ancora “uscite dal mondo”? Da questo mondo?
La più bella di tutte è un piccolo volume, nemmeno un centinaio di pagine, ma leggendo con attenzione e gustando anche con gli occhi, è sorprendente scoprire come possa racchiudere salvifiche chiavi d’accesso a mondi altri, microscopici e grandi, remoti e vicinissimi.
Brevi testi, agili racconti il cui nucleo pulsante è l’amore in senso lato, quello che Esenovskij vede inseparabile dalla memoria dell’infanzia – come cronache da un pianeta perduto – dall’io narrante stralunato e ironico dell’incipit: “Secondo me un tempo erano tutti molto più intelligenti perché sapevano molte più cose. Chi sa dire adesso che sapore aveva per esempio la maniglia del cassetto della scrivania? [… ]. Prima invece molti lo sapevano, o almeno la maggior parte”. Un io non asservibile e libero nelle sue passioni primarie per l’eroina del titolo – “la mia mamma è bella anche quando sputa. Ad esempio, quando le vola in bocca una zanzara” – capace di sensibilità ecologica e slancio affettivo nella creazione di una “nonna cactus” (tristissimo andare in vacanza dimenticandosi di innaffiarla, salvo sorprese).
E a seguire un esilarante ossessivo “bigliettino d’amore” e dialoghi sentimentali “andando a scuola”, un’improbabile tenera “lista di Kukuskin il Dongiovanni” e racconti su racconti: innamorati che si cercano per sempre in un'antica grotta come nei sotterranei della metropolitana, bambine che vogliono farsi mangiare dal lupo per fuggire l’esito di un brutto voto… e “Storie di amori felici” (da riscrivere quella della ragazza innamorata del prestigiatore, che sacrifica se stessa alla rabbia e alla foga segante dello spettacolo di lui).
Un florilegio lieve e folle di variazioni, dunque, con sedimenti tra i più creativi dell’anima russa (pensando a Bulgakov, Gogol’, Charms..): una ricerca visuale irriverente come quella di Elena Sadkovskaja e il raffinato lavoro di traduzione di Tatiana Pepe, con la supervisione editoriale di Yuri Garrett che – leggiamo – ha preferito talvolta distaccarsi dalla lettera per restituire tutta la brillantezza di un testo che per la sua gioiosa fantasmagorica stratificazione (azzardo!) avrebbe forse rallegrato Umberto Eco.

Maria Grosso

La più bella di tutte
M. Esenovskij,
ill. di E. Sadkovskaja;
trad. di T. Pepe, 
Caissa Italia, 2026, 96 p.
€ 16,00; Età: da 6 anni

La pescatrice
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La pescatrice

I libri di avventura hanno sempre attratto i ragazzi con storie che sanno di cielo, di mare e di terra e protagonisti dai riflessi rapidi pronti a combattere le bugie e l’ingiustizia, alla ricerca di una verità spesso sfuggente. In questo filone si colloca il romanzo di Giuseppe Festa dal titolo significativo, La pescatrice, una favola moderna che si svolge a Marettimo, in Sicilia, immergendoci nell’azzurro di un mare che evoca libertà e bellezza, dove il vento “sa sempre dove deve andare”. Non così per Scilla, la protagonista quattordicenne del romanzo, “una capa tosta”, chiamata la Capitana, perché guida lei la Cariddi, la barca ereditata dal padre, “una feluca di dieci metri con lo scafo di legno color rosso corallo, segnato da una fascia turchese”. Quando può, la ragazzina marina la scuola e va a pesca di pesci spada con Mansur, il suo arpionatore, che viene dalle isole di Capo Verde, dopo avere attraversato il mare su un barchino come tanti immigrati.
La profonda capacità dello scrittore di avvicinare il mondo giovanile attraverso storie di animali e percorsi naturali di grande fascino, si unisce alla ricchezza psicologica dei personaggi e alla capacità stilistica che caratterizza la migliore narrativa. La storia di Scilla lo conferma, per lei il mondo come lo vedono gli adulti è noioso, la sua energia di vita la spinge a oltrepassare i limiti della piccola isola dove è nata. Come si fa a vivere della sola realtà? E la fortuna le viene in soccorso spingendola a impegnare i propri affetti e a inseguire i suoi sogni. L’ignoto si materializza nell’incredibile ritrovamento di un ciondolo d’oro (con delle lettere incise) tra i denti di un enorme pesce spada che riesce a catturare con grande sforzo, convinta che il suo modo di pescare sia quello giusto, ad armi pari, arpione, sangue, possibilità di fuga per l’incauta preda, anziché con le reti e gli ami. La ragazza si convince che il ritrovamento del ciondolo sia un segno del destino, “un segnale per restare, o per andare...”.
Scrive Giuseppe Festa che vivendo per un periodo a Marettimo ha trovato l’ispirazione per questa storia “di mare e di madri, di partenze e ritorni, di chi resta e di chi va”. Di chi non si accontenta della propria vita e continua sperare che qualcosa di incredibile possa accadere.

Paola Benadusi

La pescatrice
Giuseppe Festa
Salani, 2026, 288 p.
€ 13,90 ; Età: da 12 anni

Pepe e Olivia. La grande festa di un bel niente
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Pepe e Olivia. La grande festa di un bel niente

Nella casa di Pepe e Olivia fervono i preparativi per una festa. L’impazienza dei due bambini è grande e così la mamma pensa bene di mandarli a comprare il pane. Una piccola passeggiata nel quartiere, giusto per ingannare l’attesa. In quel breve tragitto, però, incontri e pieghe del discorso fanno affiorare una serie di ricordi. Sono ricordi di giorni ordinari in cui sono accadute cose memorabili: il ritrovamento di un gattino, un’avventura selvaggia a casa dei nonni, la ricerca di una cartella smarrita, un film di vampiri guardato di nascosto o un’improvvisa nevicata notturna.
Cose memorabili, per l’appunto, dove la memorabilità poco ha a che vedere con lo sbalorditivo e molto con le emozioni, con i piccoli guizzi nelle cose di ogni giorno. La commissione dal panettiere diventa così cornice di una serie di episodi apparentemente slegati tra loro, ma in realtà accomunati dalla capacità di lasciare un segno nelle vite dei due fratelli. Protagonista assoluta di questi racconti è una quotidianità imperfetta e verissima in cui si muovono personaggi vivaci e credibili. Insieme a Pepe e Olivia, troviamo spesso i genitori, i nonni, i cugini e gli amici più stretti: figure mai stereotipate in cui è facile riconoscersi tanto per i bambini quanto per i grandi che eventualmente leggono con loro.
Camille Jourdy ha, infatti, un’abilità pregevole: quella di cogliere gli aspetti salienti del reale e di restituirli con grande ironia e naturalezza. La scelta del fumetto, in questo, risulta estremamente efficace perché nei dettagli dei volti, delle posture e degli ambienti, così come nel tono dei dialoghi e nei tempi dei botta e risposta, relazioni e situazioni prendono una forma molto definita.
Corposo eppure snellissimo perché fresco e godibile anche a puntate, Pepe e Olivia porta l’inconfondibile stile dell’autrice, in cui si mescolano linee fini, toni pastello, tavole piene e ritmi pacati. La delicatezza del tratto riflette quella delle atmosfere dipinte, anche quando ci si perde nel bosco o la festa tanto attesa pare risolversi in un bel niente. D’altronde, come canta in chiusura Pepe: “Io faccio un gran sorriso perché ho capito appena che con le feste di un bel niente la vita è più serena”.

Elena Corniglia

Pepe e Olivia. La grande festa di un bel niente
Camille Jourdy;
trad. di S. Cavenaghi
Arka, 2026, 128 p.
€ 20,00; Età: dai 7 anni

Out of the blue. Dal cielo all’improvviso
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Out of the blue. Dal cielo all’improvviso

In un mondo sconvolto dalla caduta improvvisa delle Creature alate – angeli che piovono dal cielo, senza vita, seminando paura, fanatismi e avidità – una ragazza vive un crollo più silenzioso, ma non meno devastante. Jaya ha diciassette anni, e dieci giorni prima ha perso sua madre in un incidente di cui si sente responsabile. Leah, la ragazza che ama, è scomparsa senza spiegazioni. Il suo universo si muove come sotto vetro, attutito, sospeso.
È in questo vuoto che accade l’impossibile: un angelo vivo le precipita davanti, ferito a un’ala. Jaya lo guarda senza capire, come si osserva qualcosa che sfugge e attrae allo stesso tempo. Con l’aiuto di Allie e Calum, due amici che lottano per proteggere le Creature dallo sfruttamento e dalla crudeltà, decide di nasconderlo e di prendersene cura. Quel gesto, fragile e ostinato, la trascinerà in un percorso che la obbligherà a guardare dentro di sé, a interrogare la ferita e il desiderio, la colpa e la possibilità del riscatto.
L’autrice costruisce una storia attraversata da una magia sottile, mai esibita, che si insinua tra le pieghe della realtà come un soffio. Si avverte l’eco di un immaginario à la David Almond – quel modo di far tremare la linea tra il possibile e l’impossibile, tra l’umano e l’altro – ma ciò che colpisce è come questa suggestione venga trasformata in qualcosa di intimo e personale. Una voce che non imita, ma trova un suo tono.
È un romanzo che parla di perdita e di fragilità, ma anche della forza gentile che spinge a scegliere la cura, persino quando tutto sembra perduto. Una storia che si apre un poco alla volta, come una ferita che inizia finalmente a respirare. E quando si richiude, lascia un calore inatteso, una scintilla che continua a brillare anche dopo l’ultima pagina.
Consigliato dai 14 anni, ma capace di toccare chiunque cerchi – o abbia cercato – il proprio posto nel mondo.

Matteo Biagi

Out of the blue. Dal cielo all’improvviso
Sophie Cameron;
trad. di L. Cojazzi
Terre di Mezzo, 2026, 272 p.
(Slanci)
€ 16,00; Età: da 14 anni

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