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Zoom editoria

Libri per bambini e ragazzi scelti e recensiti dagli esperti di LiBeR

Icona mano che indica a destraElenco completo delle recensioni

La finestra della scuola ha una tenda di stelle
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La finestra della scuola ha una tenda di stelle

Ci sono libri che sovvertono la gerarchia nello scaffale degli irrinunciabili. E La finestra della scuola ha una finestra di stelle è uno di questi. L’ordito è quello dei versi di Federico Garcia Lorca, la trama quella di tre storie che si incrociano in un volume dal peso specifico stellare.
Da un lato c’è Giovanna Zoboli, che a 8 anni scopre la sua natura di Topopittore. Folgorata da Cinque lire di Stelle (Bompiani, 1971), autoconfeziona una plaquette di poemi: ghianda del progetto di editoria e ricerca che conosciamo. Dall’altro c’è Marta Rota Núñez, curatrice dell’antologia, che dà vita a un lavoro più che di traduzione sulla traduzione, operando una scelta stilistica – dopo aver riconsultato l’integrale di Lorca – dove ritmo e musicalità dettano un mood che ci restituisce “quello che Federico immaginava da piccolo, quando guardava fuori dalla finestra della scuola”. Sul sottofondo dei temi lorchiani – l’amore, la perdita, la terra, la spiritualità – le poesie, tratte dalle opere precoci, (Canciones, Cantares populares e Suites,) creano sentieri tra quotidianità, immaginario e natura in cui la risonanza dell’emozione fa sostare a ogni pagina, a ogni verso, come giustamente richiede la poesia.
E poi c’è la storia di Javier Zabala, che crea un’antologia nell’antologia con la ricchezza dei suoi stili, dei suoi mondi. Ritroviamo motivi decorativi – un veliero che riaffiora tra le pagine – figure stilizzate o ben delineate (il cavallo picassiano in Arbolè, Arbolè), uso espressionistico del colore, geometrie cubiste con orizzonti mobili (Canzone cinese in Europa), echi naif, in un linguaggio espressivo da capogiro che alterna matite, acquerello, collage, gouache, rullo, gessi: un’armonica danza dove il bianco e l’ariosità delle tavole rispondono agli spazi di silenzio dei versi.
Un libro che trasmette il fuoco sacro dell’incipit creativo e della visione perché tutti, soprattutto i bambini, non smettano di vedere “dietro i vetri appannati un albero giallo trasformarsi in uccelli”.

Elena Baroncini

La finestra della scuola ha una tenda di stelle
Federico Garcia Lorca,
ill. di Javier Zabala;
trad. di M. Rota Núñez
Topipittori, 2026, 80 p.
(Parola magica)
€ 16,00; Età: da 7 anni
  

Che cos’è il cielo?
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Che cos’è il cielo?

Che cos’è il cielo? è una delle domande contenute nel libro che porta lo stesso nome, ultima uscita di Camelozampa per Aperture, la prima collana in Italia dedicata esclusivamente agli albi fotografici per l’infanzia “per stupire sguardo e mente”. Ed è proprio il caso di questo albo, sorprendente e divertente, che vede per la prima volta insieme le parole di Guia Risari e le illustrazioni di Marianna Balducci, in un felice connubio con le fotografie di Fabio Gervasoni.
Ventiquattro domande universali, tanto semplici quanto profonde, per altrettante risposte, spiazzanti e ironiche; domande e risposte aprono interrogativi, riflessioni e nuove prospettive, nella direzione del pensiero laterale e divergente.
Il testo dialoga con le illustrazioni e le fotografie; le illustrazioni si innestano sulle fotografie, dando vita a delle “fotografie illustrate”, che rendono il confine tra una e l’altra, e di conseguenza tra fantasia e realtà, sottile e affascinante. Le immagini, che ci mostrano prospettive inaspettate e micro-universi alternativi, ampliano il nostro sguardo, diventando un vero e proprio laboratorio visivo di immaginazione e meraviglia.
Le parole di Marianna Balducci spiegano il rapporto tra parola, disegno e fotografia e il processo creativo che li unisce: “Le foto vengono dal vastissimo archivio di Fabio Gervasoni e sono scattate un po’ in tutto il mondo. Queste visioni non sono set allestiti appositamente, ma ritrovamenti veri e propri in cui succede che le parole si accomodino in una porzione di mondo e facciano spazio al disegno che, come una felice interferenza, ci suggerisce quanto il quotidiano possa essere ospitale nei confronti dell’immaginazione”.
Il libro si muove su terreni diversi, tra fantasia e realtà, poesia e ironia, filosofia e gioco, senza contrapporre i campi ma piuttosto contenendoli tutti e tenendoli insieme: ed è anche questa la forza di quest’opera, pronta a stupire e divertire lettori e lettrici di tutte le età. Ispirato al francese Cent mille milliards de poèmes di Raymond Queneau, Che cos’è il cielo? si propone come stimolo per soffermarsi sui grandi perché della vita, ma anche come strumento per sperimentare infinite attività ludiche e creative.

Eléonore Grassi

Che cos’è il cielo?
Guia Risari,
ill. di Marianna Balducci, Fabio Gervasoni
Camelozampa, 2026, 56 p.
(Aperture)
€ 20,00 ; Età: da 4 anni

Cerco la mia storia
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Cerco la mia storia

Ultimo libro scritto e illustrato da Giovanni Colaneri, Cerco la mia storia, è un libro sulla ricerca di sé e sull’amore per le storie. Il protagonista si rivolge direttamente al lettore dicendo di aver perso la propria storia e di non sapere dove andare a cercarla. Cosicché prova in edicola, dal barbiere, in biblioteca dove ce ne sono tantissime ma non la sua, al museo, nella giungla e persino in un sogno.
Il libro, oltre a essere molto divertente, si presta a più letture e a lettori di diverse età, perché gioca sul tema della “storia”: il protagonista cerca la sua e si trova all’interno di tante storie perché si rende conto di non essere l’unico a cercarla. Fino al momento in cui prende consapevolezza che la sua storia è già cominciata dall’inizio e mentre la cerca la sta già vivendo.
Inevitabile, mentre sfogliamo le pagine, pensare alla nostra vita e alla sua forma, e anche al fatto che dentro di noi convivono tanti sé e che ogni convivenza con il mondo nasce prima di tutto dentro di noi e dipende da come orchestriamo questa moltitudine. Il rimando a questo pensiero è racchiuso nell’immagine di copertina della biblioteca che sovrasta il piccolo personaggio e che ritroviamo anche all’interno del libro. La biblioteca come metafora dell’intreccio non solo della nostra vita insieme alle altre, ma anche della nostra interiorità, che coltiviamo leggendo libri e immergendoci nelle storie.
Una metafora straordinaria di un luogo fisico e nel contempo simbolico, di archivio delle nostre vite e di “riposizionamento”.
Avvicinarsi a queste immagini infatti, oltre a farci ritrovare questo movimento nel protagonista che si sposta da un luogo all’altro, ci riporta ai ricordi dell’infanzia, al bambino che sopravvive in noi e di cui, leggendo questo albo illustrato, ci sembra di prenderci cura. Un movimento che è disegnato già dai risguardi del libro che raffigurano un labirinto.
Ci sarà un sequel del libro? Le storie di Colaneri sono così avvincenti e nello stesso tempo filosofiche, che noi ci auguriamo un altro libro, del tutto nuovo!

Paola Zanini

Cerco la mia storia
Giovanni Colaneri
Rizzoli, 2026, 48 p.
€ 17,00; Età: da 4 anni

Una casina piccina picciò
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Una casina piccina picciò

Fa un certo effetto pensare che questa perla editoriale abbia compiuto 129 anni. Eppure, sebbene la prima pubblicazione in Svezia risalga al 1897, qui da noi giunge ora per la prima volta, grazie a Pulce, che conferma la sua vocazione per le narrazioni rivolte alla primissima infanzia. Nel catalogo della casa editrice bolognese, infatti, un posto d’onore viene riservato proprio ai whiteboards, cartonati robusti con pagine spesse, sfondi bianchi e angoli arrotondati, adatti agli 0-3 anni, che creano un’opportunità di relazione tra adulto e bambino o tra bambini più grandi e più piccoli. La proposta è ampia e trasversale, dai volumi con i numeri ai libri fotografici, e tiene conto delle competenze specifiche del target, del suo sviluppo cognitivo, di un lessico stimolante, di contenuti aderenti al vissuto e alla quotidianità dei piccolini. Ma in questo panorama ha un primato ineguagliabile, perché probabilmente è stato il primo libro della storia a essere scritto e illustrato per questa fascia d’età, Una casina piccina picciò, di Elsa Beskow, autrice e illustratrice svedese che ha lasciato un segno indelebile nella produzione letteraria per l’infanzia. Come negli altri suoi albi tradotti da Pulce, anche qui ritroviamo l’attenzione ai dettagli del mondo naturale, il tratto elegante, la presenza di ambientazioni dal tono fiabesco, la capacità di amplificare i piccoli accadimenti della vita. Ma in questo cartonato pieno di grazia e ironia colpiscono soprattutto la circolarità e sequenzialità della narrazione, la musicalità e ripetitività del testo (merito anche della traduzione e dell’adattamento a cura di Elisa Mazzoli). “Nella casina piccina picciò / della vecchina piccina picciò / c’era un tavolino piccino picciò”… A ogni cambio pagina fa la sua comparsa qualcosa di piccino picciò: la mucchina, la ciotolina, e ancora il gattino che balzò e tutto il latte si pappò. Non è solo una questione di ritmo e sonorità, ma è l’autenticità dell’episodio raccontato, la verità del micio che s’intrufola in cucina, la reazione della vecchina e il felino che fugge via per ricomparire un momento dopo, non visto. Un’avventura semplice e buffa che non ha bisogno di effetti speciali né di trovate spettacolari per entrare nel cuore di chi la incontra.

Francesca Tamberlani

Una casina piccina picciò
Elsa Beskow;
trad. di E. Mazzoli
Pulce, 2025, 20 p.
€ 8,90; Età: da 1 anno

La canzone del domani
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La canzone del domani

“Oriele non è un personaggio immaginario.” Inizia così la postfazione di Paolo Cesari al lavoro di Sonia Maria Luce Possentini.
Un incipit che riporta il lettore all’inizio di questo lavoro, a rivedere i passi di Oriele per risentirne l’eco nel presente, per scorgere la differenza tra il racconto letto e la testimonianza ascoltata.
L’autrice ha raccolto e conservato le parole di Oriele, le ha custodite fino al giorno in cui erano pronte per diventare immagini e racconto.
Chissà quante volte la Possentini avrà avuto accesso all’antro buio della memoria di Oriele fino a farne suo ogni dettaglio.
Arriva poi il giorno in cui tutto è pronto per far sì che quella testimonianza si trasfiguri nel racconto de La canzone del domani.
L’immaginario ha fatto spazio alla realtà per dirsi, per continuare a far vivere Oriele e le altre ragazze che nell’anno più duro della guerra, la primavera del 1944, ebbero le schiene curve per l’obbedienza, per la fame, per la miseria in cui riduce ogni guerra.
Seppero rialzarsi, ascoltare e immaginare un presente diverso e, insieme ad altre ragazze, intonare un canto per chiedere la dignità che il lavoro deve sempre dare.
Qualche anno dopo non fu un caso se i costituenti diedero al lavoro il posto più importante, quello a cui tutti guardano, il primo articolo della nostra Costituzione.
Oriele e le altre mondine di questa storia seppero intonare una canzone tutte insieme. Milleduecento mondine rivendicarono condizioni migliori di lavoro, il loro canto si fece eco e speranza per un giorno che doveva essere il presente, in cui lavorare in libertà e dignitosamente.
E, questa, anche se la storia che viene raccontata è di ieri, resta La canzone del domani, perché ci sono diritti che vanno sempre chiesti insieme e raccontati per essere di tutti sempre.

Agata Diakovietz

La canzone del domani
Sonia Maria Luce Possentini
Orecchio acerbo, 2026, 48 p.
€ 17,50; Età: da 7 anni

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