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Zoom editoria

Libri per bambini e ragazzi scelti e recensiti dagli esperti di LiBeR

Icona mano che indica a destraElenco completo delle recensioni

Blu
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Blu

Blu comincia nei risguardi. Lo sbuffo di una teiera sparge il colore del mare su un portatile aperto tra molte tazzine; nel frontespizio, una casetta rossa disegnata a mano ha contorni nitidi dentro una sbavatura di caffè: il rapporto tra immaginazione e creatività, mediato dalla relazione materno-infantile, è il tema del racconto.
Ci troviamo in un interno in cui una madre è al lavoro, china sul proprio computer, nell’atto di scrivere o, almeno, di provare a farlo. C’è una bambina che s’ingegna per riempire il tempo di una lunga attesa. Nel grigiore di una stanza senza luce, la connotazione dei personaggi è minima: nessuna caratterizzazione di dettaglio è necessaria di fronte a una maternità e a un’infanzia che condividono lo spazio della stessa stanza. Il punto di vista infantile presto accoglie quello materno: mentre la parola bambina conduce la narrazione, rivolgendosi continuamente a un ‘Tu’ per cui immagina di costruire una casa sul mare, l’impossibilità adulta di esprimersi con voce propria trova la strada del pensiero visivo.
L’ambientazione, che nel segno ci appare eterea e sospesa, richiama il nucleo narrativo di Un grande giorno di niente di Beatrice Alemagna. Ma qui la fuga dell’infanzia non corre verso l’esterno, alla ricerca di un altrove che sia fuori della porta. Stavolta il tappeto della bambina si sovrappone a quello materno: nel cuore dell’inverno, l’acqua del bicchiere si fa acquerello finché il blu non punteggi anche il tappeto più grande. Le sequenze narrative ci mostrano con precisione visiva come alla stasi creativa della madre corrisponda il levarsi in volo di un uccello blu che origina dall’immaginazione della figlia. È quando gli uccelli iniziano a moltiplicare il blu nel cielo immaginativo della bambina, fino a investire tutta la stanza, che l’adulta riprende a scrivere. Mentre una colora di rosso la porticina della loro casa in riva al mare, l’altra può alzarsi e far uscire dalla propria finestra creature nuove, blu: per metà uccelli, per metà pesci, parti di stelle. Le doppie pagine finali sono mute: chi vola ora si confonde con chi nuota, mentre la porta della casetta a poco a poco scolora. È per entrambe il privilegio del blu.

Martina De Lucia

Blu
Fabiana Canale
Balena Gobba, 2025, 56 p.
(L’isola)
€ 20,00 ; Età: da 5 anni

Il berretto magico
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Il berretto magico

È in libreria Il berretto magico, un bell’albo di grande respiro e generoso formato, dall’ambientazione fiabesca di due autrici canadesi: Mireille Messier, scrittrice per ragazzi originale ed eclettica, che è anche doppiatrice, sceneggiatrice, regista e traduttrice e l’illustratrice Charlotte Parent. La bellezza e la fedeltà ai ritmi fiabeschi è garantita dalla bella traduzione della libreria Radice Labirinto, di cui avevamo già apprezzato la traduzione di Streghetta nocciola di Phoebe Wahl.
Che abbiamo a che fare con il mondo della fiaba emerge già infatti dalla lingua: l’uso dell’imperfetto, presenze come una minuscola casetta ai margini del bosco, addirittura dai versicoli al punto di scioglimento del racconto: “Berretto magico, rosso scarlatto / Cosa hai trovato per questo baratto? / Non so resistere a un dono perfetto / È notte fonda e lo scambio io accetto”.
Lo capiamo dal fatto che i due protagonisti, Isaura e Arlo, sono due fratellini che vivono soli con Crispin, il loro riccio domestico come unica compagnia. Come nelle fiabe, i bambini hanno un’urgenza, una missione da realizzare: devono trovare uno gnomo per guarire Crispin, e per farlo dovranno uscire di casa, partire in missione.
Fiabesca e piovosa è anche l’atmosfera delle illustrazioni pulite ma ricche di dettagli gustosi, realizzate con una tecnica tradizionale come le matite colorate su pagine opache, morbide.
L’originalità dell’albo risiede però in particolare nella magia che avviene allo snodo della storia: quando i bambini escono di casa e si avventurano nel bosco. Da quel momento infatti l’albo diventa anche un cerca-trova e il testo suggerisce ai lettori di aguzzare la vista, perché tra quei colori morbidi spuntano dei berretti a punta rossi, che ai protagonisti restano invisibili. I piani narrativi della fiaba si moltiplicano ed entriamo in gioco noi lettori, che possiamo seguire una storia ulteriore.
Infine, lo scioglimento dell’albo lo conferma come una fiaba, perché a un focolare anche Isaura e Arlo tornano, ma rinnovati e con una nuova compagnia, visibile e invisibile.

Leyla Vahedi

Il berretto magico
Mireille Messier,
ill. di Charlotte Parent
Il Castoro, 2026, 52 p
€ 18,00; Età: da 4 anni

L’uomo che non aveva un nome
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L’uomo che non aveva un nome

Un uomo vive da solo su un’isola. Non ha un nome e in apparenza nessuno con cui condividere la propria vita, ma non sembra affatto un solitario né qualcuno che si sente solo: alberi, animali e montagne gli sono di compagnia e ogni mattina svegliandosi non dimentica mai di salutarli. Un giorno all’improvviso l’isola si riempie di visitatori e curiosi, uomini e donne stupiti di trovare lì qualcuno che vive in completa solitudine e, soprattutto, senza avere un nome proprio. Lo convincono ad abbandonare la sua isola per intraprendere la strada della celebrità e gli viene dato un nome. Ma da quel momento l’uomo diventa davvero solo.
In questo racconto corredato dalle belle illustrazioni chiare ed eloquenti di Lucia Carlini, Davide Calì, vincitore del Premio Andersen come Miglior scrittore nel 2025 che ha raccontato di scrivere quelle storie che avrebbe voluto leggere lui stesso da bambino, riesce a farci percepire quanto la presenza di altri esseri umani in questi tempi spesso caotici e superficiali possa non essere affatto garanzia di un contatto autentico. L’uomo senza nome sarà circondato da persone che si spacciano per amici, tutti lo cercano ma lui si sente fuori posto e soffre la nostalgia di quello che sente come un genuino contatto, quello con la natura. Fino a quando la curiosità per la sua storia si esaurirà e una nuova attrazione prenderà il suo posto.
Calì, con un testo essenziale ma suggestivo, ci offre un albo con piani di lettura diversi a seconda delle diverse età di lettura, che può dare spunti di riflessione sia per i più piccoli ma soprattutto per i bambini più grandi sempre più spesso fagocitati dalle immagini degli smartphone, e ci racconta l’inconsistenza di tanti rapporti umani fondati sull’apparenza anziché su più solide basi, specialmente in questi tempi dove l’esposizione ai social media è spesso sempre più precoce e rischia di minare le basi reali delle relazioni interpersonali autentiche ribadendo con sicurezza la profonda connessione che esiste tra uomo e ambiente naturale.

Elena Tonini

L’uomo che non aveva un nome
Davide Calì,
ill. di Lucia Carlini
Kite, 2025, 40 p.
€ 18,00; Età: da 4 anni

Topolini a scuola
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Topolini a scuola

Topi che escono dalla finestra, corrono a perdifiato, entrano in una scuola vuota dopo l'orario di lezione percorrendo i rami di un albero: tutto trasmette velocità, energia, creatività e spensieratezza in questo albo destinato ai più piccoli e pervaso da un contagioso senso di allegria. I topolini sono sorridenti e pronti a non abbattersi per gli incidenti di percorso, trasformando i pezzi dei piatti rotti in tessere di mosaico e usando la vernice colorata rovesciata in terra per cambiare aspetto alla scuola. Quando arrivano in biblioteca trovano però qualcosa di molto spaventoso: un sacco di libri pieni di gatti! Qui non resta che scappare, passando di nuovo dalla finestra e via lungo i rami, veloci veloci, e andare in cerca di altre avventure sotto lo sguardo sorpreso di una tonda luna piena. Niente di nuovo, si direbbe, di fronte a questo albo, semplice e piacevole. Nuovo invece, o meglio rinnovato, è il piacere di trovare un libro ben fatto e calibrato, appropriato all’età a cui si rivolge sia per le immagini che per i testi. Quelli italiani sono il risultato di un accurato lavoro congiunto della traduttrice con un gruppo di studenti e studentesse del corso FUSP 2025 per la traduzione della letteratura per ragazzi, e mantengono la struttura con rime e concatenazione di parole del testo originale, riproducendone il ritmo e la musicalità. L'autore, spagnolo, è anche un maestro ed esperto di letteratura per l'infanzia e l'illustratrice, argentina, ha ricevuto premi e menzioni d’onore per alcune delle sue numerose realizzazioni. Si tratta dunque di un terzetto d'eccezione quello che ha creato questo piccolo, garbato prodotto, perfetto per la lettura ad alta voce e per la promozione. Mi riporta alla mente le parole di una compianta amica e maestra, Carla Poesio, che sollecitava la nostra attenzione e apprezzamento per quelli che lei chiamava i “prodotti di buon artigianato”, fondamentali per il nostro lavoro: una definizione che non voleva sminuire ma anzi evidenziare maestria, cura e capacità, necessarie e non scontate, per realizzare libri di sicura efficacia e piacevolezza, semplici e non banali, accurati e ben fatti.

Antonella Lamberti

Topolini a scuola
Xosé Manuel González;
trad. di I. Carmignani e Studenti FUSP 2025
Kalandraka, 2025, 36 p.
(Libri per sognare)
€ 14,00 ; Età: da 3 anni

Solo il seme lo sa
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Solo il seme lo sa

Solo il seme lo sa è un libro pop-up poetico e sorprendente, nato dall’incontro tra le parole di Silvia Vecchini e le creazioni di carta di Agnese Baruzzi, per la prima volta insieme. Racconta il mistero della crescita: un piccolo seme vola, trasportato dal vento o dagli uccelli, cade nella terra e lì, nell’oscurità della notte, inizia a sognare la sua forma futura…
Ogni volta può dare vita a un albero diverso: una quercia maestosa che dà riparo, un baobab che custodisce l’acqua, una palma in riva al mare, un abete bianco di neve o un ciliegio che con i suoi frutti attira i bambini.
È così che dodici alberi diversi, per forme, colori e storie, provenienti da ogni angolo del mondo, crescono davanti ai nostri occhi, pagina dopo pagina, fuoriuscendo letteralmente dalla carta che diventa terra fertile su cui innalzarsi verso il cielo.
“La storia dell’albero / è scritta nel seme / non resta che attendere / la terra lo sa”: ogni seme è infatti una promessa, ancora nascosta e segreta. Ci vuole tempo per vederlo esplodere in tutta la sua potenzialità.
La storia del seme e dell’albero che cresce tra le pagine non può non richiamare il meraviglioso e delicato libro d’artista Little Tree / Petit Arbre di Katsumi Komagata (One Stroke, 2009), un riferimento sicuramente importante anche se quest’ultimo racconta la storia di una nascita-morte-rinascita, mentre Solo il seme lo sa si concentra più sulla diversità e unicità degli alberi.
Le parole poetiche di Silvia Vecchini accompagnano le architetture di carta di Agnese Baruzzi in un viaggio che parla di possibilità e di trasformazione, un invito ad abitare il tempo delle domande e dell’attesa.

Eléonore Grassi

Solo il seme lo sa
Silvia Vecchini, Agnese Baruzzi
Lapis, 2025, 24 p.
€ 17,50 ; Età: da 5 anni

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