Logo LiBeRWEB Logo LiBeRWEBLogo LiBeRWEB
  • Home
    • Chi siamo
      • Contatti e staff
    • Fondazione Accademia dei Perseveranti
    • Login
  • Prodotti
    • LiBeR
    • LiBeR Database
    • Pubblicazioni
    • LiBeR in formato digitale
    • Download
    • Bookshop
  • Eventi
  • Newsletter
    • Archivio delle newsletter
  • Rubriche
    • Progetti
      • Buone pratiche
    • Segnali di lettura
    • Strumenti infanzia
    • Zoom editoria
    • Scelti per voi
    • La cassetta degli attrezzi

Zoom editoria

Libri per bambini e ragazzi scelti e recensiti dagli esperti di LiBeR

Icona mano che indica a destraElenco completo delle recensioni

La ragazza che amava Miyazaki
Featured

La ragazza che amava Miyazaki

 

La ragazza che amava Miyazaki è la storia di una diciottenne appassionata del grande regista giapponese, re dell’animazione. Quella di Sofia è un’ammirazione sconfinata che abbraccia tutto ciò che proviene dal Giappone; dalla cucina ai manga, all’amore per i gatti. Essere una mangaka è, del resto, ciò a cui aspira, ne possiede il talento ereditato dal nonno pittore di cui conserva gelosamente tanti ricordi e una raccomandazione: seguire sempre le proprie passioni, non tradire i propri desideri. Compito non facile in una famiglia molto precettiva e con una vita che trascorre sonnacchiosa nel paese dove vive, Valvento, diviso tra un borgo antico e l’anonima modernità dei nuovi quartieri. Tutto cambia però, quando Sofia scopre sui muri della città enormi murales con la quasi completa filmografia del maestro Miyazaki: da Lupin III a Si alza il vento. Manca solo Porco Rosso. Di qui la ricerca del misterioso writer, di cui sente di condividere le medesime passioni, che la porteranno, insieme all’amica Marta, alla scoperta dell’artista con una curiosa voglia rossa sul volto. Nasce anche l’amore fatto di batticuori, slanci e paure. Ma come tutti gli amori, nulla sarà semplice e nulla, a un certo punto, sembrerà andare per il verso giusto. Quali sono i pregi di questo bel libro? Innanzitutto l’amore per il Giappone, per la sua cultura, per i manga e sopra ogni cosa per il grande regista d’animazione. Questo romanzo per adolescenti è, perciò, anche una guida “di parte” per chi vuole conoscere Tokyo o addentrarsi nel Museo Ghibli, lo studio dove nascono le opere di Miyazaki. Il secondo pregio del romanzo è lo stile della sua scrittura che ha un ritmo e uno slang autenticamente adolescenziali nonostante i tre autori – Silvia Casini, Raffaella Fenoglio, Francesco Pasqua – non lo siano. Sono però professionisti dalle molte sfaccettature capaci di intercettare i gusti delle giovani “tribù”. Bello anche il messaggio che traspare tra le righe: l’invito ad aprirsi al mondo senza paura di essere giudicati. Infine, intessuto nella trama, emerge un messaggio “sociale”: i murales, le grandi immagini di writers e graffitari, sono arte, possono rendere bello un muro scrostato, una periferia abbandonata, possono restituire un’anima e una socialità ai luoghi.

Vichi De Marchi (da LiBeR 144)

La ragazza che amava Miyazaki
Silvia Casini, Raffaella Fenoglio, Francesco Pasqua,
ill. di Giulia Tomai
Einaudi Ragazzi, 2024, 311 p.
€ 15,50 ; Età: da 12 anni

 

 

Quando il cielo cadrà
Featured

Quando il cielo cadrà

 

Un altro ribelle, un nuovo ragazzo “contro” s’infila nell’elenco dei già noti “cattivi” della narrativa per ragazzi. Ostinato, testardo, furibondo, debordante in paranoia, convinto che il mondo ce l’abbia con lui (o è lui ad avercela con il mondo?). Londra,1941: la guerra infuria. Gli uomini sono al fronte. Tessera annonaria alla mano, in fila per un pezzo di pane; di corsa nel rifugio al risuonare della sirena. Così per donne vecchi bambini che devono sopravvivere in città e così per Joseph che irrompe rumoroso, con connotati ben stigmatizzati da unanime parere, nella casa della signora F, burbera, scontrosa, per niente accogliente; se ce ne fosse bisogno l’ennesima riprova per Joseph di essere sempre rifiutato. La guerra di notte e di giorno è l’ossessione quotidiana, la presenza maligna che toglie cibo, calore, normalità alla vita. È in questo clima che Joseph si ritrova a combattere sui suoi fronti personali. Nella casa in cui è stato confinato rifiutato dalla nonna, dal suo paese nel lontano nord alla capitale stremata dai bombardamenti. Allo zoo, gestito dalla sua poco ospitale ospite, dove Joseph deve spalare cacca di cammello, nutrire con scarsi rifiuti di cibo gli animali e soprattutto vedersela con Adone, un gigantesco gorilla dal dorso argentato, che al primo apparire del ragazzino trova modo di notificargli la sua immediata antipatia (anche Adone mi odia !). E a scuola, dove quasi senza aver messo piede, viene violentemente svillaneggiato dai soliti bulli, preso di mira dal preside con in mano la verga. E’ vero che Joseph è sfortunato, ma anche provocatore e ostinatamente disattento a segnali benigni, a evidenti disponibilità umane come quelle offerte da una compagna di classe e dalla stessa insegnante. Segreti e bugie appartengono a ogni personaggio menzionato e si percepiscono al solo voltar di pagina. Si capisce che gran parte dello scioglimento dei nodi dipende da confessioni e verità che dovranno essere pronunciate. Se incomprensioni e cattiverie emergono alimentate dalla guerra è anche vero che amicizia. disponibilità e amore spuntano timidi e tremanti da piccoli abbassamenti della guardia dispiegando tutta la loro commovente potenza nel compendio del rapporto fra il ragazzino e il gorilla.

Rosella Picech (da LiBeR 144)

Quando il cielo cadrà
Phil Earle;
trad. di M. Bartocci
Feltrinelli, 2024, 318 p.
(Up)
€ 16,00 ; Età: da 12 anni

 

 

La probabilità di ogni cosa
Featured

La probabilità di ogni cosa

 

La voce narrante in questa storia è Kemi, che ha 11 anni, un papà, una mamma, una sorellina ancora bebè e un’altra in arrivo, ama le scienze e cerca di tenere sotto controllo il mondo e gli eventi calcolando probabilità.Quello che Kemi mette in scena è un diario della fine, che si apre con una lettera al Lettore in cui la protagonista dichiara di volere narrare “come il mondo ha smesso di esistere”. Il tono di Kemi non è dolente nel comunicare che un asteroide colpirà, distruggendola, la terra entro quattro giorni, resta leggero mentre raccoglie gli oggetti da inserire in una capsula del tempo che renda ragione della vita, dei ricordi, dell’amore della sua famiglia, è ironico nel delineare gli altri personaggi. Anche lo strazio per la prospettiva della fine viene porto al lettore con una levità, una consapevolezza rassegnata, un distacco velato d’affetto che sarebbero segnale, se chi legge non avesse abdicato all’incredulità, di discrepanze e di una narrazione ingannevole. Perché proprio di una narrazione ingannevole si tratta, una finzione all’interno della finzione narrativa: Kemi imbroglia chi legge paludando accadimenti e vicende, coprendo la verità del suo universo narrativo, inserendo gli avvenimenti in una sorta di allegoria o metaforizzazione volte a celare un dolore così acuto da divenire indicibile.Seguiamo Kemi nel conto alla rovescia fino all’impatto con l’asteroide ed è a questo pun to che ci rivela non solo come finisce davvero, ma come davvero si sono susseguiti gli eventi. Possiamo allora tornare a ogni parte della storia, a ogni bivio, a ogni incongruenza, individuare le finzioni e comprendere l’enormità di quel dolore che non poteva essere narrato, un dolore privato che colpisce gli affetti più cari, ma che ha origini sociali nell’intolleranza, nel razzismo, nella violenza. Rendere conto di questa esperienza di lettura è difficile, non si può troppo svelare senza distruggere la perfetta costruzione di questo narrare e il piacere che ne può trarre chi legge. L’autrice riesce in uno dei migliori escamotage narrativi: far sì che chi narra tenga l’attenzione di chi legge su qualcosa che non costituisce il cuore della narrazione, mentre le cose importanti scorrono di lato e possono essere viste solo con la coda dell’occhio.

Nicoletta Gramantieri (da LiBeR 144)

La probabilità di ogni cosa
Sarah Everett;
trad. di F. Merati
Rizzoli, 2024, 336 p.
€ 17,00 ; Età: da 13 anni

 

 

La probabilità di ogni cosa
Featured

La probabilità di ogni cosa

 

La voce narrante in questa storia è Kemi, che ha 11 anni, un papà, una mamma, una sorellina ancora bebè e un’altra in arrivo, ama le scienze e cerca di tenere sotto controllo il mondo e gli eventi calcolando probabilità.Quello che Kemi mette in scena è un diario della fine, che si apre con una lettera al Lettore in cui la protagonista dichiara di volere narrare “come il mondo ha smesso di esistere”. Il tono di Kemi non è dolente nel comunicare che un asteroide colpirà, distruggendola, la terra entro quattro giorni, resta leggero mentre raccoglie gli oggetti da inserire in una capsula del tempo che renda ragione della vita, dei ricordi, dell’amore della sua famiglia, è ironico nel delineare gli altri personaggi. Anche lo strazio per la prospettiva della fine viene porto al lettore con una levità, una consapevolezza rassegnata, un distacco velato d’affetto che sarebbero segnale, se chi legge non avesse abdicato all’incredulità, di discrepanze e di una narrazione ingannevole. Perché proprio di una narrazione ingannevole si tratta, una finzione all’interno della finzione narrativa: Kemi imbroglia chi legge paludando accadimenti e vicende, coprendo la verità del suo universo narrativo, inserendo gli avvenimenti in una sorta di allegoria o metaforizzazione volte a celare un dolore così acuto da divenire indicibile.Seguiamo Kemi nel conto alla rovescia fino all’impatto con l’asteroide ed è a questo pun to che ci rivela non solo come finisce davvero, ma come davvero si sono susseguiti gli eventi. Possiamo allora tornare a ogni parte della storia, a ogni bivio, a ogni incongruenza, individuare le finzioni e comprendere l’enormità di quel dolore che non poteva essere narrato, un dolore privato che colpisce gli affetti più cari, ma che ha origini sociali nell’intolleranza, nel razzismo, nella violenza. Rendere conto di questa esperienza di lettura è difficile, non si può troppo svelare senza distruggere la perfetta costruzione di questo narrare e il piacere che ne può trarre chi legge. L’autrice riesce in uno dei migliori escamotage narrativi: far sì che chi narra tenga l’attenzione di chi legge su qualcosa che non costituisce il cuore della narrazione, mentre le cose importanti scorrono di lato e possono essere viste solo con la coda dell’occhio.

Nicoletta Gramantieri (da LiBeR 144)

La probabilità di ogni cosa
Sarah Everett;
trad. di F. Merati
Rizzoli, 2024, 336 p.
€ 17,00 ; Età: da 13 anni

 

 

Una partita a nascondino
Featured

Una partita a nascondino

 

Pronti a giocare? Ogni doppia pagina di questo fumetto è un numero della conta, un nascondiglio da scovare. Fatatrac traduce per la collana Fatacomics due raffinate autrici francesi, Lolita Séchan e Camille Jourdy, della quale ritroviamo l’immaginario colorato e surreale del precedente Nel paese della Veramiglie.
Anche qui le protagoniste sono due animaletti antropomorfi e buffi, regnano i colori pastello, il disegno è minuzioso, ci sono dettagli e sottotrame da scoprire leggendo e rileggendo le tavole. Il gioco inizia in una grande e caotica casa al limitare del bosco, prosegue in una radura tra i panni stesi al sole, oltrepassa i cancelli ed entra in una casa sull’albero; si allarga fino al fiume, lo attraversa e s’inoltra nel fitto del bosco, con le sue insidie. E il nascondino come prosegue se a giocare inizia addirittura un animale feroce come il lupo? Una partita a nascondino ha un formato e una copertina insoliti per un fumetto: la copertina potrebbe essere quella di un albo illustrato, con le due protagoniste – gli unici elementi della narrazione a essere presentati sempre in bianco e nero – che si stagliano su uno sfondo indefinito che ricorda la carta da parati che si trova all’interno della casa nelle primissime pagine. Il formato è rettangolare, si estende in orizzontale, prosegue e va avanti come le protagoniste che corrono e attraversano le pagine e il paesaggio, superano gli ostacoli e si spingono oltre i confini: esplorano senza paura, affrontando i surreali imprevisti con tanta spavalderia e ironia. Ogni tavola è composta da due, massimo tre vignette più o meno delle stesse dimensioni: ne consegue un ritmo narrativo fluido e di facile lettura anche per chi ha poca dimestichezza con il fumetto. La Fatatrac porta così in Italia un fumetto per bambini che dialogano per la prima volta con questo linguaggio, con un esempio di alto livello e stile, per nulla semplicistico nell’allenare lo sguardo ai dettagli disseminati tra le pagine e nel cogliere l’ironia degli episodi. Trame e sottotrame fanno da padrone in questa storia, da Nonna Caciotta al pony arcobaleno. Il linguaggio testuale è ridotto e spassoso, efficace e scorrevole; l’ambientazione è magica e avventurosa, come i ricordi d’infanzia dell’estate, infinita e libera.

Giulia Romualdi (da LiBeR 144)

Una partita a nascondino
Lolita Séchan, Camille Jourdy;
trad. di Camilla Diez
Fatatrac, 2024, 36 p.
(Fatacomics)
€ 9,90 ; Età: da 5 anni

 

 

Page 29 of 356

  • 24
  • 25
  • 26
  • 27
  • 28
  • 29
  • 30
  • 31
  • 32
  • 33
  • Home
    • Chi siamo
      • Contatti e staff
    • Fondazione Accademia dei Perseveranti
    • Login
  • Prodotti
    • LiBeR
    • LiBeR Database
    • Pubblicazioni
    • LiBeR in formato digitale
    • Download
    • Bookshop
  • Eventi
  • Newsletter
    • Archivio delle newsletter
  • Rubriche
    • Progetti
      • Buone pratiche
    • Segnali di lettura
    • Strumenti infanzia
    • Zoom editoria
    • Scelti per voi
    • La cassetta degli attrezzi
  • Facebook
  • Instagram
  • YouTube
  • RSS