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Zoom editoria

Libri per bambini e ragazzi scelti e recensiti dagli esperti di LiBeR

Icona mano che indica a destraElenco completo delle recensioni

La grande fabbrica delle cacche
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La grande fabbrica delle cacche

 

Il tema è cult. E la bibliografia di riferimento nutritissima, si pensi all’intramontabile Chi me l’ha fatta in testa? di Werner Holzwarth e Wolf Erlbruch (Salani, 1998). Ben lo sa il coraggioso editore Uovonero che con La grande fabbrica delle cacche, libro di forte impatto grafico-narrativo e spassosa originalità, si espone, e ragionevolmente senza timore, al rimando col testo pioniere in tema di escrementi-indagine, La cacca. Storia naturale dell’innominabile (Editoriale Scienza, 2004), di Nicola Davies e Neal Layton, Premio Andersen 2005 come miglior libro di divulgazione, continuamente ristampato.
L’autrice, la francese Nadja Belhadj, l’abbiamo già conosciuta con i due libri pubblicati da Ippocampo a soggetto ambientale-naturalistico, tra cui il bellissimo Il ritorno dei lupi (2024), storia di rewilding nel Parco di Yellowstone. Dell’illustratore belga Philippe De Kemmeter, vincitore del Prix de la Gravure et de l’Image imprimée, ci ha divertito il pinguino di Papà è connesso (Emme, 2016), volatile per cui ha probabilmente De Kemmeter ha un debole, dato che qui ritorna quale cicerone per condurci nei misteri dell’argomento. Lo fa con uno stile agile e ironico da cui trapela l’indole di fumettista dell’illustratore, con un segno che sembra sempre di getto appena al di fuori dall’improvvisazione dello schizzo.
Strutturato con una narrazione a didascalia, o a piccoli blocchi, sotto le numerose immagini il volume si snoda fra le diverse tematiche entrando nel dettaglio di cosa siano gli escrementi e del perché siano così preziosi dal punto di vista biologico e cruciali per l’ecosistema. Rigore scientifico e humor affrontano, solo per citare alcuni capitoli, Gli animali alla toilette, Archeologia degli escrementi, Le cure a base di cacche. Un libro divertente, da leggere anche zappingando, di grande valore etico per riflettere sulla connessione tra noi e i viventi. La pagina del cuore? Quella del vombato e della sua cacca quadrata. Potrebbe essere un’invenzione di Roald Dahl, ma è semplice natura, naturalmente geniale.

Elena Baroncini (da LiBeR 144)

La grande fabbrica delle cacche
Nadja Belhadj,
ill. di Philippe De Kemmeter;
trad. di S. Bandirali
Uovonero, 2024, 48 p.
(I geoidi)
€ 15,00 ; Età: da 8 anni

 

 

 

Giorni sull'isola
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Giorni sull'isola

 

Con questo romanzo dell’autore nederlandese Gideon Samson, Camelozampa aggiunge un nuovo tassello al progetto Reading Diversity, cofinanziato dall’Unione Europea con l’obiettivo di favorire la circolazione a livello transnazionale delle letterature europee meno diffuse. L’impronta della letteratura nordica si percepisce da subito nelle vicende di Jakob, il giovane protagonista olandese, spedito nella piccola isola greca dove vive il padre, in quanto i piani della madre non contemplano la sua presenza quell’estate. L’incontro con il padre, che gestisce un ristorante sull’isola, è segnato da imbarazzo e silenzio, mentre la sua decrepita auto procede attraverso piccoli villaggi, curve e strade piene di buche, quasi a segnare l’ingresso in un nuovo mondo. Arrabbiato e deluso, Jakob si rinchiude nella calura della sua stanza a leggere interrottamente i suoi fumetti, fino a quando, dopo un violento scontro verbale col padre, si ritrova a perdersi tra le stradine sconosciute dell’isola, dove incontra Michalis, un ragazzino mezzo greco e mezzo olandese come lui, che con un sorriso disarmante e un’allegria contagiosa abbatte le sue resistenze. Da subito, Jakob sente emergere dentro di lui sensazioni sconosciute, a cui non sa bene dare un nome: è l’inizio di un’amicizia autentica che dà senso a tutte le esperienze vissute insieme in quell’insolita estate, dalle lunghe nuotate alle scorribande in bicicletta, dalla condivisione dei sentimenti più segreti alla contemplazione del cielo stellato. Un sentimento che diventa un’amicizia a tre con l’arrivo di Puck, la ragazza di Michalis, fino a quando i confini tra amicizia e amore cominciano a sfumarsi, e allora tutto sembra vacillare. Ma l’adolescenza è anche l’età della purezza d’animo, della fiducia e della generosità, ed è in grado di affrontare tutte le prove, anche le più difficili. Emblematica della condizione adolescenziale, l’isola diventa il luogo ideale in cui recidere i legami con la quotidianità, in cui sentirsi finalmente vivi e felici, scoprire e sperimentare i sentimenti più importanti e autentici e guardare in profondità dentro di noi. Un libro di una dolcezza struggente, capace di cogliere i moti dell’animo adolescenziale proprio in quel momento di passaggio dopo il quale nulla sarà più come prima.

Gabriela Zucchini (da LiBeR 144)

Giorni sull’isola
Gideon Samson;
trad. di O. Amagliani
Camelozampa, 2024, 225 p.
(Gli arcobaleni)
€ 12,90 ; Età: da 12 anni

 

 

Diventerò una star
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Diventerò una star

I libri di Ulf Stark, autore svedese che non richiede presentazioni, sono fatti della stessa materia dell’infanzia: imprendibile, crudamente autentica, incantevole, spiazzante e sempre diversa e più complessa di come la immaginiamo e descriviamo. Molto più corporea, molto più spirituale. Immaginifica e generativa sempre.I bambini giocano, per sperimentare possibilità di crescita e di relazione. Sbagliano, si allarmano, sono crudeli a volte, usano parole non eleganti, sperimentano possibilità fisiologiche non urbane, scoprono strade per liberarsi dalle pastoie delle aspettative adulte nei canti più nascosti.I bambini di Stark ci danno l’impressione di avere accesso, per un prodigio legato alla letteratura, al loro mondo segreto, incongruo e perfetto, dove l’amicizia può aiutare a correggere la rotta della vita che è sempre in balia del vento. In questo breve romanzo, Diventerò una star, pubblicato da Iperborea nella collana I miniborei, i protagonisti Astor e Ruben sono amici, e insieme trovano modi per realizzare un ambizioso progetto di Astor: diventare qualcuno di famoso, come per altro sembra suggerito dal suo nome. Ma la sua è un’infanzia sbilenca, gli adulti si preoccupano, i suoi molti talenti – muovere le orecchie, saper fischiare benissimo, camminare in verticale e imitare la campanella, oltre che controllare perfettamente la propria emissione aerofagica – non rientrano in quelli ritenuti più utili, sia a scuola che nella vita. Anche il suo aspetto fisico è causa per lui di insicurezza, in questa condizione un po’ inquieta che vive, con leggerezza. Un amico, Ruben, un libro, un’arte potente e misteriosa come quella dell’ipnosi, vicende raccontate con la grazia narrativa e l’ironia proprie di Stark, e il pensiero magico dei bambini protagonisti e dei lettori sarà appagato da vicende in cui Astor riesce a conquistare un potere straordinario e una nuova visibilità stellare.

Marcella Terrusi (da LiBeR 144)

L’energia dell’infanzia
Diventerò una star
Ulf Stark,
ill. di Mati Lepp;
Trad. Di L. Cangemi
Iperborea, 2024, 64 p.
(I miniborei)
€ 13,00 ; Età: da 6 anni

 

 

Cosmobanditi motorizzati
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Cosmobanditi motorizzati

 

Penso che i bambini e le bambine saluteranno con gioia questo secondo fumetto del Postino Spaziale. Il primo è stato un successo di critica (solo in Italia ha vinto il premio Orbil e il premio Comicon) e soprattutto di pubblico.Guillaume Perreault è un autore, illustratore, fumettista canadese. Il suo tratto chiaro e ironico è perfetto per interpretare questo Postino, un personaggio geniale perché vive un’apparente tranquilla routine in un contesto non solo spaziale ma del tutto strampalato (il capufficio è una piovra!). Nel primo volume avevamo incontrato un postino abitudinario, un ometto dall’aspetto ordinario, stempiato, grande naso e un po’ di pancetta la cui vita veniva sconvolta a causa di un nuovo giro di consegne spaziali. Nel secondo volume è sempre lui ma, avendo ormai preso gusto per l’avventura, si presenta baldanzoso al capo-piovra per ottenere un nuovo incarico in pianeti sconosciuti. Quello che lo aspetta è deludente: una tirocinante dalla chioma azzurra fluente che lui, un solitario, dovrà istruire e una sola misera lettera da consegnare.
Babai, il pianeta mercato, è la loro destinazione; li vediamo vagare per le strade alla ricerca dell’indirizzo, in una città alla Blade Runner ma imbevuta di ironia irresistibile. Strutturalmente, mentre nel primo volume l’autore ci aveva condotti attraverso una sequenza di atterraggi in nuovi pianeti e relativi incontri (memorabile quello con il “principe piccolo”, antipatica parodia del noto personaggio di Saint-Exupéry), qui l’avventura si concatena come una vera spy story dove la giovane Marcelle, la tirocinante, diventerà l’asso nella manica, pilotando addirittura l’astronave. Pagina dopo pagina è un dipanarsi della storia, pieno di colpi di scena, dove ogni personaggio si rivela diverso da quello che ci aspettavamo. I Cosmobanditi a bordo delle moto spaziali sono imbranati; Yolin, lo spaziostoppista apparentemente sciocco che fa l’autostop suonando la chitarra su un precario masso spaziale, avrà un insperato guizzo di furbizia; e Bob il postino riuscirà ad arrivare in fondo anche a questa avventura e attraverso la sua storia i piccoli lettori, divertendosi a più non posso, rifletteranno su stereotipi e ribaltamenti, dimostrandoci che si può pensare e ridere contemporaneamente.

Cristina Busani (da LiBeR 144)

Cosmobanditi motorizzati
Perreault, Guillaume;
Sinnos, 2024, 144 p.
(Prima graphic)
€ 16,00 ; Età: da 8 anni

 

 

Cosa siamo nel buio
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Cosa siamo nel buio

 

Da che la letteratura Young Adult è nata, con storie di realismo tagliente come quelle firmate da Susan Hinton e Robert Cormier, la critica specializzata si interroga sull’opportunità di occuparsi, nella narrativa destinata ai giovani, del male di vivere che già abbondantemente si incontra, con enfasi di accenti, sui social e nei media. Nel suo brillante esordio in questa letteratura, il drammaturgo e sceneggiatore Tobia Rossi sceglie di raccontare ai suoi lettori, mediante una prosa asciutta dal ritmo incalzante, che non tutti i finali sono felici, nella finzione narrativa così come nella vita, perché – come continua a insegnarci l’instancabile penna di Stephen King – il mondo ha i denti e in qualsiasi momento può morsicare. Ispirato a uno spettacolo teatrale vincitore del Mario Fratti Award 2019, Cosa siamo nel buio mostra, senza filtro alcuno, il buio dell’esistenza, gettando una coraggiosa luce sulla realtà del bullismo omofobico. Il suo protagonista, il quindicenne Gio, è un ragazzo omosessuale, sensibile e minuto, continuamente preso di mira dal gruppo dei bro. Incapace di sostenere il peso delle umiliazioni e della violenza subite, Gio fugge di casa e si nasconde in una grotta sotterranea, un ventre oscuro e insieme rassicurante nel quale pazientemente attende Mirko, il ragazzo che ama e che da tempo osserva, colui che, avendo scoperto il suo nascondiglio per caso, farà da tramite tra i due mondi. Di lui Gio si fida, nonostante appartenga ai bro, nonostante abbia riso di lui e lo abbia chiamato ‘Fogna Man’: intuisce che anche Mirko custodisce ferite e cicatrici, e sa che può diventare complice di questo suo piano che sempre più si configura quale iniziazione cruda e pericolosa. Un’iniziazione che chiede un tributo di sangue e lascia, infine, letteralmente senza fiato. In un finale che sorprende, giungendo inaspettato – come nella vita reale, lo strappo violento non si annuncia, arriva e basta e coglie impreparati, inermi – Rossi chiude con una traccia di speranza che tra le pieghe dell’orrore è ben celata, come il suo protagonista nelle profondità della terra. È la speranza della verità, che ai giovani non va negata, per quanto dolorosa e asfissiante.

Elena Guerzoni (da LiBeR 144)

Cosa siamo nel buio
Tobia Rossi,
Mondadori, 2024, 256 p.
(I grandi)
€ 17,00 ; Età: da 14 anni

 

 

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