Logo LiBeRWEB Logo LiBeRWEBLogo LiBeRWEB
  • Home
    • Chi siamo
      • Contatti e staff
    • Fondazione Accademia dei Perseveranti
    • Login
  • Prodotti
    • LiBeR
    • LiBeR Database
    • Pubblicazioni
    • LiBeR in formato digitale
    • Download
    • Bookshop
  • Eventi
  • Newsletter
    • Archivio delle newsletter
  • Rubriche
    • Progetti
      • Buone pratiche
    • Segnali di lettura
    • Strumenti infanzia
    • Zoom editoria
    • Scelti per voi
    • La cassetta degli attrezzi

Zoom editoria

Libri per bambini e ragazzi scelti e recensiti dagli esperti di LiBeR

Icona mano che indica a destraElenco completo delle recensioni

Voglio un cane, non importa quale
Featured

Voglio un cane, non importa quale

 

Dopo la serie Poka e Mine ecco l’ultima opera di Kitty Crowther, tradotta anch’essa da Chandra Candiani. Impossibile non essere rapiti dal tratto esuberante, forte, espressionista e ironico  dell’autrice, che in copertina ci mostra la protagonista Millie, o meglio, signorina Millie, circondata da una folla composta da quello che lei desidera di più al mondo: cani, cagnetti, cagnoloni. Apriamo allora l’albo e proseguiamo la sfilata canina nei risguardi e nel frontespizio, con mille razze diverse, ognuna con una storia da raccontare, una personalità ben definita e anche uno stile ricercato: cani con il cappello, in tutù, sullo skate e cani con una perfetta pedicure. Insomma a Millie non importerebbe affatto quale cane avere in sorte, il problema è che sua mamma proprio sembra non volerle comprare nessunissimo amico a quattro zampe. E questo nonostante la signorina sia educata  e ricercata come la scuola privata molto esclusiva che frequenta. A nulla valgono i ripetuti tentativi di Millie che ogni mattina pone la stessa domanda alla madre, che se ne sta con  il naso tuffato nel giornale e la lunga frangia a coprirle gli occhi e che forse cela un po’ anche il disinteresse verso le esigenze della figlia: NO e, NO! è la risposta. Che pena per la bambina allora recarsi a scuola, dove tutte le altre compagne hanno cani e non fanno che parlarne, addirittura istituiscono il club dei Dogs e si danno appuntamento in compagnia dei loro animali! La signorina Millie viene esclusa e cominciamo a intravedere che non è poi cosi perfettina e capricciosa come l’abbiamo inquadrata dal principio: nel letto la sera piange lacrime di solitudine, la rabbia trasformata ben presto in tristezza. Ma la tenacia non l’abbandona e all’ennesima richiesta la mamma l’accompagna al canile a scegliere il suo cane e finalmente Millie e Principe si conoscono: un amore a prima vista tra due che, sotto sotto, si spacciano per quello che non sono. Lei una signorina con la puzza sotto il naso del club dei Dogs e lui un bastardino bruttino e trascurabile. A questo punto la storia potrebbe quasi terminare, invece qui arriva la svolta, la rottura: non saranno accettati dalle smorfiose compagne e Millie non sarà in grado di proteggersi e proteggere Principe. Ma un finale adatto a loro, inatteso ed eccentrico, li aspetta, un finale proprio come loro.

Giulia Romualdi (da LiBeR 133)

Voglio un cane : non importa quale
Kitty Crowther;
trad. di C. L. Candiani
TopiPittori, 2021, 56 p.
(Albi)
€ 18,00 ; Età: da 3 anni

 

 

Tricot
Featured

Tricot

 

Quando il britannico Tom Daley, medaglia d’oro nei tuffi sincronizzati ai Giochi di Tokyo 2020, è stato ripreso dalle telecamere di tutto il mondo nel mentre lavorava a maglia, tra una gara e l’altra, Tricot non era ancora  approdato  nelle librerie italiane,  ma già svettava tra gli scaffali del  Canada con l’illustrazione di uno dei migliori hockeisti canadesi su ghiaccio di tutti i tempi, Jacques Plante, intento a sferruzzare nei momenti di pausa. Avevamo incontrato l’ironia dell’autore, Jacques Goldstyn, in Bertolt, anch’esso in catalogo Lupoguido, dove ha spolverato a piene mani un bel po’ di pepe in una storia  lieve e commovente. In Tricot fa dire alla protagonista che nonna Lea: “non ha mai lavorato. Insomma non ha mai avuto un mestiere vero come nonno Hector. É sempre stata a casa” allevando una masnada di figli “a tempo pieno”: solo alla sera “quando la marmaglia si addormentava, lei si dedicava al suo lavoro a maglia”. L’abilità di nonna Lea nel lavorare con i ferri è frutto di un lungo  esercizio, a cui si appassiona da piccola, portando a termine la sua prima sciarpa.  Ed è proprio “quella” sciarpa che indossa Madeleine correndo verso scuola e combinando un bel pasticcio. Goldstyn dissemina riferimenti giocosi nella città che attraversiamo al seguito della protagonista: due cavalli bianchi amoreggiano a bordo di una maxi scacchiera, mentre è in corso una partita che vede contrapposti due anziani signori al parco – scena che di questi tempi non può non riportarci alla mente La regina degli scacchi, Golden Globe per la miglior miniserie,  tratta dal romanzo di Walter Tevis. Correndo correndo, Madeleine attraversa due volte una piazza in cui le insegne la fanno da padrona: con esse infatti l’autore si è sbizzarrito a giocare con termini yiddish, bretoni, francesi, danesi, tedeschi, svedesi, e non di rado inventati di sana pianta. Un tripudio di colori caratterizza le coperte di questo adorabile albo, che, una volta aperto, avvolge come una sciarpa ogni lettore, anche tra le righe dei risguardi. Una storia  accogliente e aperta in cui trovare la propria Heimat, o una Madeleine, o la miscela che la rende così hygge. Sprint la traduzione di Gabriella Tonoli.

Francesca Romana Grasso (da LiBeR 133)

Tricot
Jacques Goldstyn
LupoGuido, 2021, 80 p.
€ 16,00 ; Età: da 6 anni

 

 

Sonnambuli, maledizioni e altre lumache
Featured

Sonnambuli, maledizioni e altre lumache

 

Hendrick è un ragazzo di 13 anni che si trasferisce con la famiglia in un villaggio delle montagne bavaresi, dove il padre ha trovato lavoro. La famiglia affitta una casa dai tratti sinistri, a basso prezzo ma con la condizione che gli arredi non siano modificati, neppure nei dettagli. Nonostante il meraviglioso paesaggio alpino, la vita per Hendrick non è affatto semplice. La mentalità chiusa del villaggio e la conseguente ostilità verso chi arriva dalla città non aiutano il suo inserimento: il compagno Chris giunge persino a compiere atti di bullismo piuttosto pesanti, come rovinare il materiale scolastico o scaricare del letame nel suo giardino. A casa le cose non vanno meglio: Hendrick è il primo a cogliere e collegare tra di loro una serie di particolari, che si rivelano in un’inquietante escalation: il giardino pullula di lumache, il fratellino Eddi inizia ad avere frequenti episodi di sonnambulismo durante i quali disegna lumache sulle pareti di casa, dietro la carta da parati della sua stanza compare una scritta minacciosa. Fritz e Ida, gli unici amici di Hendrick, lo aiutano a cercare di capire qualcosa di più sulla vicenda. I tre scoprono che la casa era appartenuta alla famiglia Schneckmann, i cui figlioletti sono morti avvelenati. Le indagini porteranno i tre, attraverso ispezioni di cimiteri, porte segrete e dialoghi con vecchiette inquietanti, a scoprire che la minaccia che incombe sul villaggio è tutt’altro che sopita…
Martina Wildner, già nota ai lettori italiani per La regina del trampolino, parte da un topos consolidato, quello della casa stregata, che dimostra di padroneggiare con maestria, anche grazie a elementi di romanticismo gotico che derivano dalla felice scelta dell’ambientazione, e di saperlo arricchire con scelte narrative originali, come la presenza macabra delle lumache. Sonnambuli, maledizioni e lumache però va oltre la storia di genere, raccontando con delicatezza una vicenda di integrazione difficile e di bullismo da una parte, di amicizia e primo amore dall’altra, in un insieme reso armonico anche da una scrittura limpida e scorrevole.

Matteo Biagi (da LiBeR 133)

Martina Wildner,
ill. di Anke Kuhl;
trad. di A. Patrucco Becchi
Pelledoca, 2021, 243 p.
(NeroInchiostro)
€ 16,00 ; Età: da 11 anni

 

 

 

Si parte!
Featured

Si parte!

 

Se siete in cerca di buone storie sui mezzi di trasporto questo è un libro da non perdere. Frutto della collaudata collaborazione tra Alexandra Litvina e Anna Desnitskaya, che abbiamo avuto il piacere di apprezzare in C’era una casa a Mosca, Si parte! Piccola storia illustrata dei trasporti sopra e sottoterra è un viaggio nel tempo alla scoperta dell’evoluzione della mobilità rotabile. Il libro parte dal  3000 A.C, quando nella pianura tra il Tigri e l’Eufrate i Sumeri inventarono la ruota, e si sofferma sulle principali innovazioni tecnologiche che hanno scandito la storia dei mezzi di trasporto: dalla prima rotaia di legno, costruita nel XVI secolo in  Germania per  trasportare i tesori estratti dalle miniere, alla metropolitana londinese dove i passeggeri erano sistemati su carrozze aperte, fino all’Eurotunnel sotto la Manica, grazie al quale oggi è possibile attraversare lo stretto che divide la Francia dall’Inghilterra in soli 20 minuti. Ma  uno degli aspetti più interessanti di questa pubblicazione è il fatto che i mezzi di trasporto sono raccontati con un occhio di riguardo al paese di origine delle due autrici, la Russia, pressoché sconosciuto ai nostri lettori più giovani. Così sappiamo che  i vagoni della linea ferroviaria Mosca-San Pietroburgo nell’Ottocento erano denominati scherzosamente “Samovar da tiro”, per lo sbuffo delle locomotive a vapore, o che durante al guerra di Crimea, nel 1856, esistevano veri e propri ospedali su rotaie. Particolare attenzione viene rivolta ai metrò di Mosca e San Pietroburgo, capolavori dell’ingegneria sovietica del secolo scorso. Architetti, ingegneri, meccanici, periti minerari, ma anche pittori e scultori sfilano davanti agli occhi del lettore che ha modo di conoscere l’enorme lavoro collettivo svolto per la costruzione di stazioni, tunnel e sopraelevate, mentre le tavole dettagliate spiegano il funzionamento e mostrano l’imponenza di opere ingegneristiche dalle quali tutt’ora transitano milioni di persone. Brevi note di carattere storico contribuiscono a disegnare un quadro dei tanti aspetti della mobilità su rotaia che nel libro diventa anche un pretesto di gioco. Lo suggeriscono i quiz disseminati tra le pagine del libro che danno brio a una pubblicazione molto godibile da avere a portata di mano.

Francesca Brunetti (da LiBeR 133)

Si parte!
Alexandra Litvina;
ill. di Anna Desnitskaya
Donzelli, 2021, 64 p.
(Album)
€ 25,00 ; Età: da 8 anni

 

 

Ruby Bridges è entrata a scuola
Featured

Ruby Bridges è entrata a scuola

Quella di Ruby Bridges è una storia importante. Chi ha visto le foto di quella bambina nera, nel suo vestitino elegante in onore della scuola, scortata da uomini adulti in giacca e cravatta, non può più dimenticare quell’immagine. Ruby è stata resa iconica anche grazie a un celebre quadro di Norman Rockwell intitolato The Problem We All Live With: una bambina di soli sei anni è diventata suo malgrado un’eroina per essere andata, per prima, in una scuola per alunni bianchi, dando concretezza, e corpo – il suo- alle nuove leggi sull’integrazione. La sua storia merita senz’altro di essere conosciuta da tutti i ragazzi e le ragazze di oggi e un libro a lei dedicato partiva con grandi potenzialità di richiamare l’interesse della scuola per parlare di razzismo, storia delle battaglie per i diritti civili degli afroamericani, diritto all’istruzione. Tuttavia, per gli stessi motivi, rischiava di essere un libro costruito a “tavolino” dove i temi venivano prima delle idee e della scrittura. Ero quindi curiosa di scoprire come Elisa Puricelli Guerra avrebbe affrontato il compito e sono stata felice di sentire autenticità e cura, in queste pagine.
La scelta di partire dalla storia di Billie, una ragazza nera della New Orleans di oggi, è davvero azzeccata ed efficace. Non solo perché, come accade con altri libri che mescolano la narrativa a biografie storiche, questo facilita l’empatia e il coinvolgimento dei giovani lettori ma soprattutto perché attraverso Billie riusciamo a vedere immediatamente una continuità tra fatti storici, personaggi icone di una stagione di battaglie per i diritti degli afroamericani e la disparità di potere e privilegio presenti strutturalmente nella società anche oggi. Billie si trova a fare una ricerca su Ruby insieme a un compagno bianco con cui ha avuto uno scontro. Nella loro scuola una studentessa nera è stata ingiustamente accusata di aver appiccato un incendio e il pregiudizio razzista appare evidente. L’autrice trasmette ai giovani lettori l’idea che quella di Ruby non è “una figurina storica”, una tappa di una battaglia conclusa, lontana nel tempo e nell’esperienza, ma è parte di una storia attualissima su cui abbiamo ancora bisogno di percorrere molti passi.
Le pagine sono anche piene di citazioni e riferimenti musicali e letterari che aprono appassionanti possibilità di esplorazione e conoscenza. Questa storia si colloca bene in un momento in cui l’editoria per ragazzi sembra finalmente in grado di raccontare in modo competente il tema del razzismo che fino al recente passato era stato molto ignorato o banalizzato.

 

Page 77 of 356

  • 72
  • 73
  • 74
  • 75
  • 76
  • 77
  • 78
  • 79
  • 80
  • 81
  • Home
    • Chi siamo
      • Contatti e staff
    • Fondazione Accademia dei Perseveranti
    • Login
  • Prodotti
    • LiBeR
    • LiBeR Database
    • Pubblicazioni
    • LiBeR in formato digitale
    • Download
    • Bookshop
  • Eventi
  • Newsletter
    • Archivio delle newsletter
  • Rubriche
    • Progetti
      • Buone pratiche
    • Segnali di lettura
    • Strumenti infanzia
    • Zoom editoria
    • Scelti per voi
    • La cassetta degli attrezzi
  • Facebook
  • Instagram
  • YouTube
  • RSS