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Zoom editoria

Libri per bambini e ragazzi scelti e recensiti dagli esperti di LiBeR

Icona mano che indica a destraElenco completo delle recensioni

La banda della zuppa di piselli
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La banda della zuppa di piselli

 

È di carta ma lo puoi ascoltare, lo tieni in mano ma lo puoi “inquadrare”. Sembra un oggetto impossibile, invece è un libro all’apparenza come tanti altri. Ma basta sfogliare qualche pagina e arriva, perentorio, l’avvertimento: “questo libro parla!”. Proprio così. La casa editrice Emons, specializzata in audio libri, nella collana emons!raga sperimenta la formula del libro cartaceo che ha al suo interno un QR Code con cui ascoltare la storia una volta scaricata l’app. Tra gli ultimi titoli con questa doppia veste è da poco approdato in libreria La banda della zuppa di piselli della giovane scrittrice tedesca Rieke Patwardhan. Protagonista della narrazione una banda come le molte che fioriscono in una classe o online o in uno scampolo di vacanza estiva. La nostra banda ha, però, alcune caratteristiche particolari. Innanzitutto è fatta, in termini molto approssimativi, dagli “scartati”; da Nils, ragazzino di terza elementare escluso dalla banda di classe per un eccesso di timidezza scambiata per asocialità, e da Evi, esclusa per ragioni opposte. La banda nasce così per reazione e si ingrandisce con la dolce e impaurita Lina, rifugiata siriana, arrivata a anno scolastico già iniziato. Anche lei un’esclusa. Fatta la banda, serve una missione per il nostro trio mal assortito che si ritrova quasi ogni giorno a casa dei nonni di Nils, due anziani arzilli e comprensivi. Saranno proprio loro, i nonni, a fornire, involontariamente e inaspettatamente, la missione. Tutto inizia con un inusuale acquisto di grandi quantitativi di zuppa di piselli, finché i barattoli invadono ogni spazio della casa. Poi compare una valigia e diventano sempre più bizzarri i comportamenti della nonna. Un bel rompicapo per la banda che riesce comunque a portare a termine con successo la sua missione. La chiave starà nel passato della nonna: anche lei, da bambina, era stata una rifugiata e quel trauma, seppellito, era riemerso per colpa di una notizia di cronaca sui rischi di guerra. La storia recente e i traumi del passato si saldano cosi nella doppia figura della piccola Lina e dell’anziana nonna a ricordarci il dramma attuale ma non per questo nuovo dei milioni di rifugiati il cui bagaglio di sofferenze può essere rimosso ma mai cancellato.

Vichi De Marchi (da LiBeR 135)

La banda della zuppa di piselli
Rieke Patwardhan,
ill. di Regina Kehn;
trad. di V. Freschi
Emons, 2022, 160 p.
(emons!raga)
€ 14,00 ; Età: da 8 anni

 

Viaggio su Marte
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Viaggio su Marte

 

Dopo l’esilarante Il muro in mezzo al libro (Il Castoro, 2019), Jon Agee continua a giocare con i punti di vista in maniera ironica e quasi parodistica. Questa volta ci porta direttamente nello spazio e più precisamente su Marte, dove il piccolo astronauta protagonista è assolutamente certo di trovare vita ad attenderlo. Il suo è un viaggio in solitaria e contro l’opinione comune, che lo considera matto a tentare questa impresa: il viaggio su Marte è carico di aspettative e tutti conosciamo quella sensazione di ansia mista a tenacia che ci assale quando crediamo fermamente in qualcosa e cerchiamo disperatamente di dimostrarla agli scettici. Il piccolo astronauta è solo un illuso? In effetti, a una prima perlustrazione, sul pianeta rosso non si vede anima viva. O forse è il protagonista a essere così concentrato sulla missione da non vedere lo strano personaggio che appare al lettore, prima facendo capolino da una roccia, poi in tutta la sua maestosità, già dalle prime pagine: un marziano in carne e ossa, alto come una montagna e sconcertato lui per primo nel vedere questo piccolo estraneo con in mano un pacco regalo, una torta pronta ad essere offerta agli abitanti del pianeta Marte. Il marziano segue il piccoletto pagina dopo pagina, innescando così con il lettore il gioco al quale si accennava all’inizio. Sarà proprio grazie allo strampalato gigante che l’astronauta, che non è proprio una faina e si è perso tra le rocce e la sabbia dopo pochi passi, riuscirà a ritrovare la sua astronave e anche un piccolo fiorellino giallo che sarà la controprova della sua tesi: su Marte c’è vita! Insomma, a volte non si vedono le cose anche quando si hanno davanti (o dietro) a sé, o meglio la realtà non è mai unica ma molteplice, perché è sempre una visione individuale e parziale della storia, a seconda di chi la racconta. La storia di Agee è leggera e divertente e ha un finale a sorpresa, i tratti netti e spessi del disegno e le campiture piatte contribuiscono a creare un’ambientazione semplice e lineare in contrasto con una narrazione visiva giocata su più piani, non lineare.


Giulia Romualdi (da LiBeR 134)

Viaggio su Marte
Jon Agee;
trad. di A. Zontini
Il Castoro, 2021, 32 p.
€ 13,50 ; Età: da 3 anni

L'ultimo cacciatore
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L'ultimo cacciatore

 

Davide Morosinotto sembra candidarsi al titolo di scrittore delle meraviglie. Dal superpremio Andersen del 2017 vinto per Il rinomato catalogo Walker & Down ci ha abituato a ottimi titoli; nel momento in cui scrivo queste righe è fresco di premio Strega per La più grande. Non susciterà dunque meraviglia leggere qui che L’ultimo cacciatore è l’ennesimo romanzo riuscito. L’ultimo cacciatore, però, a mio parere, è un libro superiore anche ai precedenti. Morosinotto ci ha abituato ad ambientazioni storiche in cui si collocano avventure piene di azione, ritmo e colpi di scena. Questa volta ci spiazza portandoci però molto più indietro nel tempo, dove i giovanissimi lettori sono meno abituati a viaggiare tra le pagine. Il giovane protagonista, Roqui, si muove in un Pleistocene in equilibrio tra ricostruzione accurata e invenzione fantastica in attesa di scoprire il proprio talento, affrontare una Grande Caccia ed entrare così a far parte della comunità degli adulti. Proprio nel giorno in cui scopre il suo “talento di uccidere”, un incendio distrugge l’accampamento della tribù. Roqui si ritrova solo con cinque altri ragazzi e ragazze, nessun adulto a guidarli, in un contesto che ricorda e omaggia i tentativi di organizzarsi e sopravvivere dei ragazzi de Il signore delle mosche. Ama ha il “talento delle storie”, Ocho il “talento delle corde”, Cato “della pietra”, Beri “del fuoco”: con loro c’è la piccola Hona, ancora alla ricerca del suo e che va protetta. Le loro risorse di gruppo sono comunque limitate, ai ragazzi serve una tribù e devono provare a raggiungerne una. Ogni scelta da compiere è difficile, a volte spietata. L’ombra di una maledizione grava sul piccolo gruppo e Davide Morosinotto fa la più autentica e coraggiosa delle scelte, dimostrando un enorme rispetto dei suoi lettori: non salva in modo improbabile, non risparmia i suoi personaggi, non consola chi legge. Restituisce intera la crudezza di questa vita primitiva in un ritmo serratissimo, dove non c’è una riga di troppo. Ci si sente trascinati verso l’ultima pagina come da un torrente in piena, nessun appiglio per una sosta, e anche giunti lì, sbattuti contro una dura roccia. Ci si sente stremati e insieme si vorrebbe ringraziare per l’esperienza feroce, pronti a volerne ancora. Che potenza, gli scrittori che sanno farci questo.

Alice Bigli (da LiBeR 134)

L’ultimo cacciatore
Davide Morosinotto,
ill. di Fabio Visintin
Mondadori, 2021, 312 p.
€ 17,00 ; Età: da 12 anni

 

 

Tutta colpa di quel gatto
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Tutta colpa di quel gatto

 

Esistono riscritture di romanzi e racconti, fiabe e storie, ed esistono riduzioni di “classici”. Le prima portano il sigillo del nuovo autore nella forma e/o nella trama, ad esempio con l’introduzione di personaggi nuovi e addirittura un diverso finale, ad esempio il Barbablù di Masini. Le seconde si limitano a riassumere la storia. Le une e le altre possono essere ottime o dignitose o cosucce alla buona, tirate quattro paghe per il lesso, direbbe Carducci. La nota fiaba di Perrault Il gatto con gli stivali, già presente nelle raccolte di Straparola e Basile, nella rivisitazione di Mariapaola Pesce presenta subito il biglietto da visita con la splendida e riassuntiva copertina di Lorenzo Carlacchiani: il gatto con scarponi, coppola e aria furbetta da mafiosetto e il padrone spaesato che gli chiede solo una minestra di piselli.
Ma l’astuto felino, seguendo la traccia del racconto originale, lo fa diventare Marchese di Carabas (a insaputa dell’interessato ovviamente), lo fa spogliare, immergere nel lago, gridare aiuto e recuperare da due tipi poco raccomandabili, i guardaspalle del boss della città. Il quale, a sua volta, per nobilitare la famiglia lo fa sposare (di malavoglia) con la figlia. Il finale è inatteso, spiazzante. Insomma, Perrault riveduto e corretto con molta ironia, con un senso dell’humour che può essere gustato dai grandi e anche dai piccoli, soprattutto.
In passato taluno ha accusato la fiaba di essere diseducativa perché esalta furbizia, mendacia, fraudolenza, arroganza. Ma Roberto Denti l’aveva difesa perché - diceva - in realtà il bambino si identifica con il gatto, che è piccolo e debole come lui davanti agli adulti, ma prevale sul gigantesco, fortissimo e cattivissimo orco, come dal basso vede i grandi che incombono dall’alto. In più, nel caso della brillante riscrittura di Pesce, che si avvale delle illustrazioni di Carlacchiani, nitide e con un tratto espressionista che si palesa via via che la storia procede, c’è il finale ironico e smitizzante che non lascia dubbi sulle intenzioni degli autori della nuova/vecchia narrazione: non vogliono essere educative e nemmeno trasgressive, ma volte a divertire con intelligenza e disincanto.

Fernando Rotondo (da LiBeR 134)

Tutta colpa di quel gatto
Paola Pesce,
ill. di Lorenzo Carlacchiani
Orecchio Acerbo, 2021, 28 p.
€ 13,00 ; Età: da 6 anni

 

 

 

Tariq
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Tariq

 

Tariq è il pazzo. Quello che mette paura agli insegnanti. Quello che impedisce loro di fare lezione. Quello che sceglie di fare così perché non può dialogare né coi compagni né con gli adulti. Manca il presupposto fondamentale: un lessico comune. Così, quando una professoressa gli chiede come passi le giornate, lui che non studia e non è mai preparato, Tariq non risponde. Le giornate di Tariq in realtà sono piene di vita, e noi le scopriamo attraverso la potente voce interiore che Alice Keller gli regala. Tariq vive in una dimensione parallela rispetto a quella della scuola superiore del centro città, tanto distante da apparire inconciliabile: una periferia in cui manca tutto, in cui le famiglie sopravvivono tra difficoltà di ogni tipo. Alice Keller, con sguardo pasoliniano, racconta con voce delicata e credibile queste esistenze ai margini, senza idealizzarle ma anche senza giudicarle. Nel racconto di uno spaccato di vita lungo una settimana, quella che lo separa da un consiglio di classe che deve pronunciarsi sulla sua sospensione, il lettore lo accompagna in lungo e in largo nel quartiere. Dagli interni dei casermoni in cui gli ascensori non funzionano e le famiglie devono sistemarsi sul pianerottolo agli esterni in cui l’erba non viene mai tagliata e le piscine diventano fosse piene di foglie, la vita di Tariq conosce comunque degli squarci di luce: il più potente è Jasmine, una ragazza la cui determinazione non viene meno neppure nei momenti più difficili. 
Tariq è una lettura necessaria, per i ragazzi ma forse ancora di più per gli adulti. Per me che lavoro a scuola è stata un’esperienza persino dolorosa: in ogni classe c’è un Tariq e non sempre la scuola ha la capacità di rispettare la lettera della Costituzione, ovvero rimuovere gli ostacoli. Prenderne atto, quando discutiamo di merito e decidiamo la sorte dei nostri alunni, sarebbe già un inizio. La brevità e il font ad alta leggibilità usato come di consueto da Camelozampa lo rendono perfetto per i ragazzi dai tredici anni, anche per i lettori meno allenati.

Matteo Biagi (da LiBeR 134)

Tariq
Alice Keller
Camelozampa, 2021, 81 p.
(Le spore)
€ 10,90 ; Età: da 13 anni

 

 

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