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Zoom editoria

Libri per bambini e ragazzi scelti e recensiti dagli esperti di LiBeR

Icona mano che indica a destraElenco completo delle recensioni

L'indovinello della tigre
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L'indovinello della tigre

Le favole esistono ancora. Nella favola L’indovinello della tigre esiste la possibilità per l’uomo di farsi spettatore di se stesso e di osservare nella scena del racconto il proprio ruolo affidato ad altre creature, quale specchio del proprio comportamento. Questo è la funzione che hanno avuto i capolavori tramandati per secoli, del cui genere siamo ancora alla ricerca per rinnovare il dialogo con l’umanità. La perugina Edizioni Corsare ha presentato questa novità editoriale firmata dal talentuoso Fabian Negrin, qui traghettatore di lettori verso il lido della favola. Attorno a questo racconto si apre lo sguardo che da sempre l’essere umano rivolge a se stesso. L’autore sceglie un animale selvaggio, un felino, per rappresentare l’aggressività, l’astuzia, la sensualità e la prepotenza; e sceglie animali pavidi, gregari per antonomasia per rappresentare l’omologazione, le debolezze. Negrin narra di una tigre che si affaccia all’entrata di una miniera dove stanno al riparo le pecore; la tigre non riesce a varcare la stretta soglia, perciò fa ricorso alla persuasione e all’inganno. Con un indovinello incuriosisce le pecore, le attira fuori dalla miniera tutte, una ad una, e le divora. Il ritmo lineare del racconto viene spezzato da un finale a sorpresa, in quanto anche l’ingannatrice verrà a sua volta ingannata. Il punto di forza di questa narrazione ruota attorno all’indovinello, un gioco antico che muove la sfida, la curiosità. Qui, però, la proiezione positiva della lotta viene ribaltata perché lo sfidante non si confronta tra pari, ma con esseri più deboli, non rispetta i patti e imbroglia, come avviene nelle forme sociali più evolute, quelle edificate dall’uomo. L’indovinello della tigre è un libro cristallino nelle immagini e nella scrittura. La nitidezza del linguaggio è calibrata sulla potenza del messaggio, mentre le scene, su tavole monocromatiche, sono spogliate di ogni superfluo e caratterizzate dal tratto delicato, ma preciso, dell’acquerello. Come in tutte le favole che si conoscono, si fa strada la visione positiva di un incontro – con se stessi, con gli Altri – che invita alla riflessione, che dedica del tempo alla storia dell’umanità.

Adolfina De Marco (da LiBeR 135)

L’indovinello della tigre
Fabian Negrin
Edizioni Corsare, 2022, 72 p.
€ 18,00 ; Età: da 5 anni

 

Fluidoteca
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Fluidoteca

 

L’anatomia esperienziale afferma come nominare il corpo, visualizzarlo, immaginarlo, abbia un profondo effetto sul modo in cui lo percepiamo, lo viviamo, lo muoviamo. In questa chiave, legata al lavoro della studiosa, coreografa e danzatrice Andrea Olsen, Fluidoteca appare un importante contributo a una educazione embodied, cioè che torna e si centra, al corpo. Il corpo è strumento di relazione, radicamento, movimento, il luogo primario della nostra esperienza del mondo. Si parte, sempre, dal corpo, dal proprio, perché esso è la nostra appartenenza cosmica, stellare e acquatica. Autentica urgenza – dopo distanziamento sociale, isolamento, frequentazione massiccia e quotidiana di schermi e “non cose” anche nella vita dei bambini – e insieme risorsa pedagogica, un’educazione che metta oggi al centro il corpo può trovare alleati importanti fra i libri per bambini e nutrire consapevolezze utili per nuovi cittadini globali. La direzione suggerita da questo volume è quella di esplorare il nostro corpo a partire dall’elemento fisico che più lo caratterizza, in percentuale: l’acqua, nella sua forma diversa di fluidi corporei. Scanditi da scelte cromatiche, i capitoli sono dedicati alle sue successive “declinazioni”: cacca, lacrime, muco, pipì, salive, sangue, sudore e altri fluidi.
Giocoso, visivamente interessante, puntuale e approfondito in termini informativi e scientifici, Fluidoteca è il primo volume di Berta Paramo come autrice totale – ha ricevuto infatti una menzione speciale nella categoria Opera Prima del Bologna Ragazzi Award 2022 nell’edizione originale della casa editrice spagnola Literatura. Berta Paramo, talentuosa illustratrice e grafica, in questo libro garbatamente dissacrante e ricco di humor, gioca con i registri linguistici e grafici, da quello più prosaico a quello tecnico-scientifico. Nella traduzione italiana si producono effetti a volte un po’ calcati in un senso o nell’altro, più sfumati forse nel testo originario. Nell’insieme il libro è felice e inventivo, esplora in modo interessante la forma grafico-narrativa dell’albo di divulgazione scientifica, nelle sue inevitabili derive e fioriture narrative e poetiche, e invita a dedicare attenzione al corpo umano e ai misteriosi e complessi percorsi acquatici che lo animano.

Marcella Terrusi (da LiBeR 137)

Fluidoteca
Berta Páramo;
trad. di M. Romeo
Quinto quarto, 2022, 144 p.
€ 18,00 ; Età: da 6 anni

 

 

 

Il fiume al contrario
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Il fiume al contrario

 

Lo chiarisce bene il prologo: la storia narrata in questo libro è sospesa tra due mondi. Il primo, sprofondato in un imprecisato “c’era una volta” remoto e pre-tecnologico, è reso attuale e credibile dal secondo: il mondo interiore dei personaggi che lo abitano, con sentimenti e urgenze perfettamente riconoscibili dal lettore.
Nella prima parte del romanzo c’è Tomek, ragazzo orfano e dagli occhi sognanti che vive nel suo negozio, una drogheria dove vende di tutto agli abitanti del paese. Una ragazza straniera si presenta un giorno al bancone. “Se davvero hai tutto – gli dice – devi avere almeno qualche goccia del fiume Qjar, un’acqua che non fa morire chi la beve.” La ragazza (Hannah) prosegue per la sua strada e Tomek, che ne è già perdutamente innamorato, decide di seguirla nella sua ricerca. Il punto di partenza per il viaggio di Tomek è l’anziano Icham, che conosce la storia del fiume: leggenda vuole che le sue acque fluiscano al contrario, dall’oceano a una minuscola fonte sperduta ai piedi della Montagna Sacra. La seconda parte del libro segue la storia di Hannah, che ambisce alla magica sorgente per garantire vita eterna a una creatura che le è profondamente cara.
Le due storie scorrono parallele e convergono in più punti, e grande merito di questa edizione è proporle in un corpo unico (i due romanzi in origine erano pubblicati separatamente), ricomponendo l’immaginario poliedrico di due opere che condividono gli stessi spunti tematici, pur con esiti stilistici diversi.
La scrittura visionaria di Mourlevat si ispira ancora una volta alla fiaba e stupisce per la capacità di gestire a tutti i livelli la densità della narrazione. Ci sono viaggi in mondi magici – al limite dello stato allucinatorio –, una natura immersa nel mito, l’esplorazione di un altrove e la scoperta del sé, l’abbandono dell’infanzia. Come nella fiaba, per i personaggi il viaggio è lungo, le svolte si ripetono incessanti e le occasioni di ristoro non sono mai un approdo definitivo. Ogni incontro è prova d’iniziazione e fonte di crescita, contiene già in sé un’ulteriore partenza e prelude a una nuova separazione, in una sequenza senza fine che sconcerta e rigenera, i protagonisti e il lettore.

Fausto Boccati (da LiBeR 135)

Il fiume al contrario
Jean-Claude Mourlevat;
trad. di B. Capatti
Rizzoli, 2022, 324 p.
€ 17,00 ; Età: da 11 anni

 

 

Dagfrid
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Dagfrid

Mi piace immaginare che l’autrice Agnès Mathieu-Daudé, che oltre a scrivere si occupa di restauro di beni culturali per il Museo di Francia, sia stata un’appassionata lettrice di Asterix, perché a questo esilarante fumetto sembra ispirarsi Dagfrid, storia inserita nella collana Superbaba, il ben riuscito progetto editoriale di Babalibri per accompagnare in modo “gentile” i bambini di 6-7 anni verso le prime esperienze di lettura autonoma. Esplicita e senza peli sulla lingua, accigliata e disillusa, Dagfrid si racconta tutta d’un fiato e nulla salva degli usi e costumi del suo popolo, che la costringono in un vestito troppo lungo “che ti si attorciglia alle gambe e ti impedisce di correre sugli scogli”, o a trecce arrotolate in modo ridicolo come pagnotte sulle orecchie. Non si salva la casa di torba, “umida e buia, con dell’erba sul tetto che cresce alla stessa velocità dei tuoi capelli”; e non si salva certo il cibo, lo schifosissimo pesce che tutti i santi giorni deve mangiare o annusare, perché è l’olio di pesce che fa funzionare le lampade. L’unica speranza è ribellarsi: niente capelli a pagnotta ma solo trecce perché comode, niente vestitone ma pantaloni e vestito corto, più pratico per l’avventura e anche più bello. Dagfrid scappa a bordo di una piccola barca alla scoperta di una terra vergine. Una volta approdata vorrebbe battezzare la nuova terra con il suo nome, ma scoprirà che l’isoletta è già abitata da un branco di bambine tutte con capelli a pagnotta e vestito lungo, quasi a ribadire una ineluttabilità della tradizione. La sorpresa e delusione iniziale lasceranno il posto all’incontro e a nuove opportunità inaspettate.
Se la lingua palleggia il lettore da una risata all’altra, in parallelo, come in un doppio di tennis, le illustrazioni giocano la stessa partita. Olivier Tallec, con il suo grande talento, non diverge, non omette ma illustra in modo didascalico, amplificando, attraverso piccoli dettagli, la portata ironica della storia. Si termina il libro con un piacevole senso di benessere, stupiti che una piccola prima lettura possa racchiudere così tante risate, sapientemente veicolate da testo e immagini.

Cristina Busani (da LiBeR 135)

Dagfrid
Agnès Mathieu-Daudé,
ill. di Olivier Tallec;
trad. di D. Feroldi
Babalibri, 2022, 43p.
(Superbaba)
€7,50;  da 6 anni

 

 

 

 

Cris
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Cris

 

Lorenzo, il protagonista, nel giro di poche pagine dal ritmo serrato, fugge dalla sua famiglia per provare a capire chi è e chi desidera essere, scegliendo un nuovo nome: Cris. E immediatamente “si rende conto che non sorrideva da tempo. Non i sorrisi tesi che fa ogni giorno per  confermare al mondo che ha tutto quello che si possa desiderare, e nemmeno i ghignetti sexy studiati per le foto. No, un sorriso vero, che gli passa dal cuore alla faccia al cervello in uno zum di energia. L’azzurro lo invade. Gli sembra di essere tutto azzurro adesso, come il cielo che ha sopra di sé”
L’immagine di copertina è di Hilde Atalanta, illustratrice e pittrice che vive ad Amsterdam esplorando artisticamente temi come identità di genere, sessualità e inclusione. Manuela Salvi deve aver pensato, nel vedere questa sua opera, che raffigurasse perfettamente l’emersione di Cris dalla gabbia in cui si era ingessato Lorenzo, diciannove anni vissuti con la sorella più piccola all’ombra di una madre onnipresente e di un padre trasparente. Il volto di Lorenzo compare, infatti, in secondo piano rispetto a una pennellata corposa e scura che in sé trattiene la luce e l’ombra, rendendo tutto possibile.
Che operazione compie l’autrice?
Contrappone la ricerca personale del protagonista alla rappresentazione sociale che lo sovrastava. A tratti l’autrice ricorre al grottesco per marcare la dimensione asfittica della famiglia “bene”. Non si tratta di una tipica famiglia italiana, ma piuttosto dello scarto tra i sogni di una generazione cresciuta rivendicando i suoi spazi e che ha poi finito per erodere drammaticamente quelli dei figli: una sorta di fallimento collettivo che l’antropologo David Lancy ha analizzato individuando 45 consuetudini educative dei paesi occidentali ricchi che non trovano riscontro in popolazioni in cui i rapporti genitori-figli sono condivisi in forma allargata dalla comunità. Lode a Fandango per aver accolto questo romanzo nella collana Weird young poiché Manuela Salvi è una scrittrice di talento e lo ha dimostrato ancora una volta, confermando quanto sia meritato il successo che riscuote, anche all’estero. Questo libro, molto atteso, ha sciolto alcuni tabù,  dando spazio a sex-working e poliamore. Intelligente, appassionante, lucido.

Francesca Romana Grasso (da LiBeR 135)

Cris
Manuela Salvi
Fandango, 2022, 237 p.
(Weird young)
€17,00 € ; Età: da 16 anni

 

 

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