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Libri per bambini e ragazzi scelti e recensiti dagli esperti di LiBeR

Icona mano che indica a destraElenco completo delle recensioni

La grande storia della scrittura
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La grande storia della scrittura

 

Se cercate un libro che vi avvicini alla storia e alle tante geografie della scrittura non lasciatevi sfuggire La grande storia della scrittura di Vitali Konstantinov.
L’autore proviene da Odessa, da tempo vive in Germania, ha studiato architettura, grafica, pittura, storia dell’arte ma soprattutto ha alle spalle tanti anni di lavoro da illustratore, come si comprende sfogliando questo graphic novel bicromatico, in rosso e nero, di grandi dimensioni, pensato per presentare ai giovani la scrittura, il più importante strumento culturale a disposizione degli esseri umani da più di 5500 anni.
“C’è qualcosa di affascinante nella varietà di sistemi di scrittura inventati dall’umanità” afferma Konstantinov nella postfazione della pubblicazione, una fascinazione che attraversa tutto il libro, nel quale brevi capitoli introducono al lettore le principali tappe dell’evoluzione della lingua scritta e i sistemi di scrittura.
Che cosa è la scrittura? Come si è evoluta? Quanti sistemi di scritture ci sono nel mondo? Esistono scritture immaginarie? Il lettore trova risposta a tali interrogativi in questo volume ricchissimo di informazioni in forma di testo e di immagini, utile anche come strumento di reference e base di partenza per ricerche più approfondite.
Dalla scrittura cuneiforme, ai geroglifici egiziani, ai sistemi di scrittura sviluppati nel centro America e andati perduti con l’espansione coloniale spagnola, fino alla nascita degli alfabeti: il lettore ha modo di toccare con mano la complessità e le varietà delle scritture, e soprattutto di affacciarsi sull’universo della lingua scritta, sinora poco esplorato dalla divulgazione.
Lingue parlate da milioni di persone, alfabeti che si scrivono da destra a sinistra, dall’alto al basso, scritture che vanno da sinistra e destra sono presentate insieme a scritture immaginarie come quella inventata da J.R.R. Tolkien o l’alfabeto Klingon ideato da Marc Okrand.
Concludendo, il lettore si trova di fronte a un fiume in piena di segni diversi scaturiti da un’unica esigenza, comune a tutta l’umanità: quella di comunicare. Forse è questo il senso profondo di questa pubblicazione che ci fa comprendere come la nostra lingua scritta sia in fondo una tra le tante possibili pensate dall’uomo.

Francesca Brunetti (da LiBeR 136)

La grande storia della scrittura
Vitali Konstantinov
L’Ippocampo, 2022, 80 p.
€ 19,90 ; Età: da 8 anni

 

 

Il giardino dei fiori selvatici
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Il giardino dei fiori selvatici

 

Il giardino dei fiori selvatici è il terzo fumetto per bambini pubblicato in Italia da Liniers, autore argentino, molto noto come fumettista per adulti. I fiori selvatici sono quelli che popolano il giardino-giungla, ma fiori selvatici sono anche le tre bambine protagoniste di questa avventura che, in realtà, sono le tre figlie piccole a cui l’autore dedica questo e altri libri. Dopo un incidente aereo, su una piccola isola deserta incontriamo tre bambine sopravvissute che si avventurano nell’esplorazione di una misteriosa giungla popolata da fiori giganti e altri elementi via via sempre più imprevedibili. È un mondo straniante che, attraverso le dinamiche di dialogo tra le tre piccole, sembra diventare, passo dopo passo, quasi possibile e plausibile. Il dialogo tra bambini è, come nei libri precedenti, l’elemento centrale. Ma in questo libro succede qualcosa di diverso. Veniamo condotti fin quasi alla fine in un ambiente misterioso e strano, per ritrovarci poi, improvvisamente, di fronte a un ribaltamento di prospettiva che ci lascia stupiti. Stupire lettori adulti è difficile perché di solito, lungo la strada della lettura – in questo caso delle parole, ma soprattutto delle immagini – il lettore smaschera l’autore e capisce, prima della fine, che cosa l’artista ha architettato. Ma quando il lettore non riesce ad anticipare l’accadimento, lo stupore che ne deriva genera un piacere unico, da far togliere il cappello per complimentarsi. Qui solo alla fine capiamo come Liniers, magistralmente, ha creato una giungla con gli elementi del gioco quotidiano delle bambine, trasformati in modo meravigliosamente selvatico e libero; pagina dopo pagina, l’autore riesce a farci assaporare il mondo-gioco dei bambini, fatto di creazioni, trasfigurazioni della realtà e strani equilibri di relazione. E quindi, senza esitazione, di fronte a questa originale avventura così ben architettata, vale la pena togliersi questo cappello e complimentarsi.

Cristina Busani (da LiBeR 136)

Il giardino dei fiori selvatici
Liniers;
trad. di A. Panfilo
Sonda,  2022, 36 p.
€ 14,90 ; Età: da 5 anni

 

 

Flip il maxicane
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Flip il maxicane

“Da bambini ‘mostra e racconta’ è interscambiabile”, scrive nella sua monumentale opera sul fumetto Scott McCloud. La capacità che hanno immagini e testo, quando procedono assieme, è di raccontare con grande efficacia delle storie. Ed è proprio questa capacità di lavorare in tandem che ha reso Rudolf Čechura e Jiří Šalamoun due star nella Repubblica Ceca. Čechura, insegnante, scrittore, sceneggiatore, morto nel 2014, deve la sua fama alle storie di Flip il maxicane, personaggio creato insieme a Šalamoun, un fuoriclasse dell’illustrazione e del cinema di animazione, spirito sovversivo e giocoso, illustratore anche dei grandi classici della letteratura, scomparso nel 2022. Flip il maxicane, nato negli anni Ottanta, prima come albo illustrato poi come cartone animato, giunge ora in Italia grazie a Orecchio acerbo, editore che ha il grande merito di scovare dei veri gioielli e farli conoscere al pubblico dei più piccoli. Flip, preso da cucciolo per la bambina Aja, cresce a dismisura sotto gli occhi costernati dei genitori della piccola. Ogni cuccia gli va stretta, così finisce per essere ospitato in una stalla. Flip è grande quanto un cavallo, corre velocissimo, spaventa suo malgrado chi lo incontra, parla anche la lingua degli umani, si ubriaca di birra, ha un vocione (immaginiamo) stentoreo, ma del cucciolo conserva la bonarietà e la giocosità. È, però, talmente, ingombrante che la famiglia decide di darlo via. Sarà il salvataggio che compie della piccola Aja, finita nel laghetto senza saper nuotare, a impedire che ciò avvenga. Per chi avesse voglia di visionare online anche alcuni dei cartoni animati prodotti per la tv ceca, ecco Flip che gioca a scacchi, Flip che caccia leoni in ambienti esotici, Flip il cane buono e gigante che ha per amico un uccellino piccolo piccolo. È il confronto tra l’estremamente grande e il molto piccolo a sedurre, è la sintonia che si crea tra soggetti diversi a piacere, è lo sguardo non convenzionale che i “fuori misura” riescono a esprimere, a farci riflettere e a farci ridere. A Flip ci si affeziona subito così come schiere di lettori hanno amato la Pimpa di Altan o i buffi personaggi di Richard Scarry, figure atemporali, che non invecchiano mai perché in sintonia con lo spirito dei loro piccoli lettori.

Vichi De Marchi (da LiBeR 136)

Flip il maxicane
Rudolf Čechura,
ill. di Jiří Šalamoun;
trad. di R. Belletti
Orecchio acerbo, 2022, 40 p.
€ 15,90 ; Età: da 4 anni

La favola di Amore e Psiche
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La favola di Amore e Psiche

 

Le narrazioni di Michelangelo Rossato sono riconoscibili per la scelta dei colori che egli seleziona tra i più allusivi a dare identità ai personaggi delle sue trame. Due, o tre soltanto, usati con arguta precisione, che esaltano l’espressività, che mettono in rilievo i contrasti, che spostano lo sguardo sui dettagli e danno particolare dinamismo agli sfondi delle tavole. In questo lavoro pubblicato da edizioni Arka, il suo sguardo vivace e poliedrico, mette a fuoco una figura femminile simbolica, Psiche, per rappresentare l’Umanità, quella esposta a un destino che non le appartiene, ma capace di trasformarlo e di vedere l’alba della propria rinascita spirituale. Per questo, Psiche è disposta a sacrifici e a prove durissime e proprio per questo, Michelangelo propone La favola di Amore e Psiche dedicata all’Anima e al suo svelamento. La favola racconta di una giovane fanciulla dotata di bellezza divina che provoca l’invidia di Venere a tal punto che decide di punirla inviando il figlio Amore per farla innamorare del più bieco degli uomini. Ma Amore, abbagliato dalla bellezza di Psiche, si punge con la freccia destinata a lei e si innamora. Il seguito della storia è conosciuta e sono note anche le prove che deve superare la giovane donna ma, alla fine, tanto sacrificio sarà compensato dalla vita ultraterrena e dall’amore infinito. A distanza di qualche millennio, Psiche e Amore ci indicano la strada per trovare la Felicità, fatta di prove che danno un senso alla nostra esistenza. Nella sua interpretazione, Michelangelo ha attinto elementi da varie culture e in alcuni casi ha rotto i canoni per contestualizzare al meglio i personaggi. Tramandata per secoli, nel suo peregrinare di luogo in luogo, di vicende in vicende, di uomini in uomini, la favola delle favole ha trascinano con sé simboli, evocazioni, riferimenti culturali, artistici e antropologici con una tale densità che da allora continua a restituire a ciascuno una parte di Umanità nella quale potersi riconoscere. Con questa favola, l’artista ha dato voce al nostro mondo interiore raccogliendo i frammenti dell’Umanità, quella esposta a vicissitudini più moderne, ma non diversa nelle peregrinazioni dell’Anima.

Adolfina De Marco (da LiBeR 136)

La favola di Amore e Psiche
Michelangelo Rossato
Arka, 2022, 48 p.
(Collana di perle classiche)
€ 20,00; Età: da 7 anni

 

 

Estate di sale
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Estate di sale

 

È successo allora, facciamo in modo che non succeda oggi. A  questo intento sembra improntato il breve romanzo Estate di sale di Roberto Morgese. Lo spazio di un’estate che diventa periodo di crescita, con il soccorso della memoria. A più di un secolo di distanza da un’immigrazione, che da stagionale diventò definitiva, riemergono i sintomi dell'esclusione di chi “non è dei tuoi”, di chi non è del tuo paese, non parla la tua lingua, non è del tuo colore. L’argine educativo che impedisce la crescita della mala pianta del razzismo, dell’odio per lo straniero, dell’intolleranza per il diverso, in questo romanzo viene costruito da un nonno, attraverso un racconto che diventa trasmissione appassionata e convincente della memoria familiare al nipote adolescente: anche noi lo siamo stati, immigrati, e andò così.
La storia è organizzata in richiami temporali: il lavoro massacrante degli italiani nelle saline della Camargue, sfociato nel lontano 1893 in un bagno di sangue, nello scontro fra lavoratori di nazionalità diversa (francesi che accusano italiani di rubare loro il lavoro: ritornatevene a casa vostra! – l’eco risuona alta e sonora nell’oggi) e il presente dell’adolescenza di un ragazzino. A fare la spola fra i due periodi, il racconto del nonno e la reazione del nipote.
Nella trama, così caratterizzata, si inseriscono i classici motivi che costellano l’adolescenza. Il gruppo, l’amicizia esclusiva, l’irruzione dell’amore, che stordisce, genera equivoci, ombrosità, gelosie. Emerge anche il classico triangolo: lui, l’altro e lei, che “non dovrebbe esserci”, perché distoglie da un sodalizio forte e sincero, perché è straniera, e forse ladra, perché non è quello che sembra e l’elenco potrebbe continuare, con il suo ovvio corollario di pregiudizi che annebbiano la visione della realtà.
Da un fatto storicamente accertato, da Aigues Mortes (esiste nella piazza della città una lapide che lo conferma) all’attualità dei nostri giorni,  la persistenza di un’assurda difficoltà del vivere civile, nello sguardo critico di un vecchio, nello sguardo acerbo di un ragazzo.

Rosella Picech (da LiBeR 136)


Estate di sale
Roberto Morgese
Feltrinelli, 2022, 137 p.
(Up)
€ 14,00 ; Età da 12 anni

 

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