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Zoom editoria

Libri per bambini e ragazzi scelti e recensiti dagli esperti di LiBeR

Icona mano che indica a destraElenco completo delle recensioni

Una mamma è come una casa
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Una mamma è come una casa

Nel primo anno di vita di un bambino accadono moltissime cose: piccoli passi – metaforici e reali – che segnano un cambiamento senza posa. Ma per ogni bambino che cresce e che cambia, c’è una mamma che fa altrettanto, assumendo compiti e sembianze in divenire. E proprio a questa incantevole e pragmatica mutevolezza dà voce e forma l’albo Una mamma è come una casa di Aurore Petit. Le sue pagine dalla struttura iterata e rassicurante – illustrazione al centro e breve testo in basso - rammentano da vicino quelle di un album di istantanee. Contraddistinte da linee sottili e colori vivissimi, le illustrazioni scelgono con cura istanti, presenze (tra cui quella partecipe e affettuosa del papà), gesti, pose, distanze ed espressioni del viso, mettendo bene a fuoco le molte sfumature emotive della maternità. Sono come fotografie disegnate, scattate in una quotidianità talvolta disordinata e acrobatica che profuma di vita vera e annulla il rischio di un’idealizzazione melensa. Subito sotto, similitudini minime e molto vicine al sentire bambino – una mamma è, per esempio, come una conchiglia, un’isola, un dipinto o un castello – interpretano dal punto di vista infantile le situazioni ritratte, tramutando quella quotidianità in poesia minuta. Tra queste pagine c’è dunque una mamma che guarda il suo bimbo crescere e un bimbo che crescendo vede la sua mamma trasformarsi. Così si intrecciano profondamente due sguardi - quello adulto e quello piccino - in una reciprocità che il gioco affiatato tra parole e figure restituisce con grande efficacia. E anche in virtù di questa doppia sensibilità, il libro custodisce una qualità rara: il prestarsi con naturalezza a modalità ed età di lettura che evolvono. Una mamma è come una casa può farsi, infatti, manuale poetico e pratico con cui coltivare l’attesa, nenia con cui cullare orecchie neonate, e sentiero lungo cui condividere, solo pochi anni più tardi, i ricordi di un prima non troppo distante. È un libro, questo, in cui riconoscersi e con cui conoscersi, che predispone un terreno molto piacevole sul quale costruire una narrazione intima e familiare. Un libro da cui partire e a cui tornare, insomma, proprio come si fa con una casa.

Elena Corniglia (da LiBeR 127)


Una mamma è come una casa
Aurore Petit
Topipittori, 2020, 48 p.
(I grandi e i piccoli)
€ 18,00 ; Età: da 3 anni

Io sono Ava
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Io sono Ava

Ava è una sedicenne, scampata con gravissime ustioni all’incendio in cui sono morti entrambi i genitori e la cugina, sua amica del cuore. Il lettore la incontra un anno dopo la tragedia, quando, spinta dagli zii, decide di rompere l’isolamento in cui è vissuta per mesi e di iniziare a frequentare una nuova scuola. Prima dell’incendio Ava era una ragazza solare, con la passione del canto, un fidanzato e un gruppo di amiche: un anno dopo è un corpo martoriato da cicatrici e un’anima funestata da paure e sensi di colpa. Il percorso che il lettore compie con lei, dal momento in cui Ava entra nella nuova scuola, coincide con il cammino, doloroso e incerto, che la conduce all’accettazione di sé e alla definizione di un nuovo sistema di relazioni, con gli amici e in famiglia. Un cammino che non mancherà di coinvolgere empaticamente i lettori adolescenti, che conoscono spesso la sensazione di non essere a proprio agio in alcun luogo. Molti lettori hanno accostato Io sono Ava, titolo col quale la casa editrice Garzanti inaugura la collana di libri per ragazzi “Libri ribelli”, a Wonder di R.J. Palacio. L’editore italiano accentua questo parallelismo con una copertina che allude vistosamente al romanzo di Giunti. L’accostamento è comprensibile se pensiamo alla situazione iniziale: in entrambi i romanzi un ragazzo con l’aspetto fisico devastato deve affrontare una scuola, ambiente in cui l’omologazione è il codice più condiviso, e fronteggiare le reazioni degli altri, che fanno male sia quando sono esplicite sia quando si tenta di nasconderle dietro un pietismo compassionevole. Tuttavia, a me sembrano evidenti anche alcune differenze: l’età e il contesto scolastico dei due protagonisti sono diversi, così come diverso è l’atteggiamento dell’autrice. In Io sono Ava né il dolore fisico né la sofferenza psicologica sono mai nascosti, ma anzi descritti in maniera talvolta cruda: anche se si registra la volontà di trasmettere un messaggio positivo, non si tralascia mai di descrivere le reali difficoltà di ogni giorno. E Ava, con la sua voce potente, che alterna i registri della rabbia e dell’ironia, ci ricorda che è necessario  il coraggio di attraversare il dolore, e non fuggirne, se davvero ce lo vogliamo lasciare alle spalle.

Matteo Biagi (da LiBeR 127)

Io sono Ava
Erin Stewart
trad. di S. Cavenaghi
Garzanti, 2020, 328 p. (325)
(Libri ribelli)
€ 14,00 ; Età: da 11 anni (12)



Io grande tu piccino
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Io grande tu piccino

Giocato su una semplice contrapposizione fra le facciate destra e sinistra e una garbata e felice musicalità, il libro gioca sul tema definito dal titolo: il rapporto fra grandi e piccoli, descritto attraverso una o poche parole, in prima e seconda persona singolare. Io grande, tu piccino, significa che io ti guido attraverso istantanee minute della nostra vita quotidiana e ti racconto come siamo, con le immagini e un breve testo, per dirti che conosco e mi assumo pienamente le mie responsabilità generazionali di “grande”, e che accolgo e descrivo con affetto e umorismo le irriducibili differenze che ci sono e ci devono essere fra noi, fra grandi e piccoli. In tempi di pandemia l’albo, oltreché gradevole e divertente, risulta anche attuale portatore di una prospettiva importante e per nulla scontata, anzi continuamente infranta: quella, appunto della responsabilità pedagogica degli adulti e della salvifica consapevolezza della distanza fra il mondo infantile e quello adulto. Sono diverse le misure delle cose e le azioni, sono diverse le percezioni e le sfide, sono diversi i ritmi, i bisogni e i desideri: devono essere dunque necessariamente diverse le modalità di gestione della vita pratica e relazionale, sono diverse le necessità fisiche, cognitive, spaziali, esperienziali. L’albo, adatto a piccolissimi e pervaso da una speciale dimensione affettuosa, è un manifesto ideale da cui partire per ripensare anche una gestione futura della vita infantile, non solo individuale ma collettiva, tenendo presente come primissima cosa l’alterità infantile, un tema non solo trasversale e sempre presente nella letteratura per l’infanzia, dunque nelle rappresentazioni e nell’immaginario infantile, ma cruciale per la costruzione di una dimensione intergenerazionale e pedagogica complessiva, che non neghi differenze e problematicità ma se ne faccia al contrario carico: tutto può partire da quello che potremmo e dovremmo ripetere come un mantra, parafrasando e declinando al plurale: noi siamo i grandi e voi siete i piccini, e noi vi staremo sempre vicini. Prima di fare questo, o per riprendere o iniziare a fare questo, anche un libro può essere utile a ricordarci che siamo, legittimamente, diversi, tutti, nelle diverse fasi della vita.

Marcella Terrusi (da LiBeR 127)

Io grande tu piccino
Lilli L'Arronge
Pulce, 2019, 48 p.

€ 12.90 ; Età: da 2 anni




In cielo, ma dove?
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In cielo, ma dove?

Tutto ci chiama da quella doppia pagina. Da due paia di sneaker viste dall’alto, due piccole e due un po’ più grandi – il tratto ampio e travagliato di un disegno a matita, una carta di colore antico e le tinte melanconiche dell’autunno - il nostro sguardo scende tra i cespugli a scoprire il corpo di un uccellino con le zampette in aria. Racchiuso tra questi due poli della visione, scorgiamo, pulsante, il testo: “Perché non si muove?” domanda Luca. “Stupido, non vedi che è morto stecchito?” risponde Andrea. […] Luca si accovaccia a guardare il passero da vicino: “Senti, ma perché è morto stecchito?” É un acme di compenetrazione di immagini e racconto, di quello che è sotto i nostri occhi e di ciò che non vediamo, del portato palese delle parole e dell’inafferrabile esistenziale “oltre” che da queste si emana. In cielo, ma dove?, perfetta attuazione delle potenzialità del picturebook, fila la densa materia narrativa di Antonella Ossorio, la visionarietà dolente di Antonio Ferrara e la sensibilità editoriale di Uovonero. Assaporandolo, sentivo accompagnarmi alcune tra le mie letture preferite sull’argomento (perché se si può discutere a iosa sulla rimozione della morte nella società occidentale, non si può dire altrettanto rispetto alla letteratura per l’infanzia, anzi, lo spettro è ricchissimo per ogni età): da Lo stralisco di Piumini, a Mina di Almond, La gita di mezzanotte di Doyle, L’anatra, la morte e il tulipano di Elbruch, Io e niente di Crowther… fino ad Aldabra di Silvana Gandolfi, per me il più amato. Qui, insieme al sottotesto vibrante che dilata l’interazione tra i protagonisti (4 e 12 anni), le domande di Luca martellano imperterrite il fratello più grande, come solo a quell’età, aliena alle prime corazze di Andrea, si ha la temerarietà di fare: perché l’uccellino è morto? Fino a quando? É uguale a andato in cielo? Come mai lo zio che era giovane è morto e il nonno no? E che significa è Dio che lo ha voluto? Domande che in questi giorni di nuove interrogazioni atroci sulla morte, suonano ancor più necessarie a grandi e piccoli. Così come il ricordo agrodolce dello zio morto da giovane, nonché il rito della sepoltura dell’uccellino. Come ci ha insegnato Antigone, sacro.

Maria Grosso (da LiBeR 127)

In cielo, ma dove?
Antonella Ossorio
ill. di A. Ferrara
Uovonero, 2020, 44 p.
(I geodi)
€ 16,00 ; Età: da 5 anni

Immagina
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Immagina

Facendo ricorso a uno stile grafico che gioca sapientemente sul ritmo di colori, texture e forme, l'incontenibile maestro di creatività Hervé Tullet si pone alla regia di un nuovo libro che pungola l'immaginazione di bambine e bambini. La copertina è già manifesto programmatico di questa intenzione, con il titolo circondato da un carosello di sagome dalle tinte piane che travalicano le categorie e vanno oltre ogni tentativo di classificazione. Mezzi di trasporto, animali, elementi naturali, figure umane, oggetti comuni, giochi, forme architettoniche... un campionario di cose del mondo da osservare e interrogare, con sguardo libero e tanta voglia di sperimentare. Lo scopo è  farsi delle domande, interpretare le immagini, notare cambiamenti, nessi, spostamenti, relazioni.
I risguardi del volume ricordano i quaderni scolastici, ma i quadretti non sono regolari e le righe che si intersecano mai precise o perfettamente rette. Perché secondo Tullet l'arte e l'espressione di sé non hanno nulla a che vedere con schemi rigidi e preimpostati. L'esplorazione dell'albo comincia dall'osservazione di un'ombra che si sposta sulla pagina seguendo le diverse posizioni di un corpo. Il giovane lettore potrà chiedersi: come nasce un'ombra? perché in questa pagina è davanti la figura mentre nell'altra è dietro? cosa la fa muovere? Passiamo ora a un riflesso: in cosa è diverso da un'ombra? perché l'autore ha aggiunto una pennellata bianca e quel grigio sul foglio cosa rappresenta? Domande che generano altre domande e mettono in moto ragionamenti. Le suggestioni di Tullet sono disparate e in continua trasformazione: partono da sagome, ritagli, carte particolari, trame, e da un termine posto discretamente in un lato della pagina (un sostantivo, un verbo, un avverbio, una preposizione) per provocare i bambini e allenarli a pensare. Il rapporto tra testo e immagine è governato dalla flessibilità, dall'apertura e dalla polisemia, lasciando al lettore lo spazio per costruire i propri significati. In questo Tullet è imbattibile: la sua specialità si conferma quella di giocare con l'equivoco, l'inatteso, le allusioni, chiamando in causa l'esperienza e le conoscenze pregresse per sovvertirle e sollecitare ad accostarsi alle figure con rinnovata curiosità.

Francesca Tamberlani (da LiBeR 127)

Immagina
Hervé Tullet
trad di F. Previati
Franco Cosimo Panini, 2019, 96 p.
€ 18,00 ; Età: da 4 anni

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