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Zoom editoria

Libri per bambini e ragazzi scelti e recensiti dagli esperti di LiBeR

Icona mano che indica a destraElenco completo delle recensioni

Glass girl
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Glass girl

 

Ampiamente acclamata dal pubblico e dalla critica, l’autrice statunitense Kathleen Glasgow torna in Italia per la casa editrice Rizzoli con un romanzo tagliente e coraggioso al pari di quelli che lo hanno preceduto. Glass girl, nelle librerie da marzo 2025, entra in punta di piedi – ma senza filtri né addomesticamenti – nell’universo angoscioso della dipendenza, che qui inghiotte un’adolescente incapace, inizialmente, di assemblare i pezzi dispersi del proprio io in frantumi. Bella, quindici anni, nasconde il proprio viso dietro un trucco pesante, mentre felpe e jeans larghi ospitano il suo corpo bisognoso di spazio per il dolore traboccante che giorno dopo giorno vi cresce. Investita dai genitori di responsabilità che non le competerebbero, la ragazza subisce dapprima il loro divorzio, quindi l’abbandono da parte del fidanzato e, poco dopo, la morte dell’amatissima nonna, suo unico porto sicuro. Per rendere tutto più sopportabile, Bella beve vodka e altre sostanze alcoliche, come e quando può, mentendo a genitori e amici e, ancor prima, a se stessa. Non si riconosce, infatti, come alcolista e si convince, viceversa, di avere la situazione sotto controllo. Ma i continui hangover e, in particolare, un drammatico episodio di intossicazione da alcol richiedono infine la sua ospedalizzazione, cui seguono due mesi in un centro di riabilitazione per adolescenti. Qui, circondata dalla selvatichezza del deserto dell’Arizona, Bella avvia un percorso di recupero segnato da conquiste e ricadute, in cui non mancano la fatica e il dolore che affrontare la realtà del proprio abisso interiore richiede. Alla sua protagonista che avverte se stessa come un “errore gigantesco” Glasgow offre, così, la possibilità di un viaggio iniziatico alla scoperta di sé, concedendosi il lusso di togliersi i guanti perché lei, con i suoi adolescenti lettori, vuole interagire nel segno del rispetto e dell’onestà: non smussa gli spigoli del reale, non sceglie l’obnubilamento di fronte all’abbandono, alle ferite autoinflitte o alla morte, ma dice la verità, che sola può aggiustare, accanto alle vere amicizie e al supporto di professionisti empatici, tutto quello che si rompe. Persone comprese.

Elena Guerzoni (da LiBeR 146)

Glass girl
Kathleen Glasgow
trad. di A. Di Meo
Rizzoli, 2025, 464 p.
€ 18,00 ; Età: da 14 anni

 

 

Felice abbastanza
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Felice abbastanza

Juri ha dodici anni e per strada non vuole mai superare una persona anziana per non ricordarle che presto morirà. Ama bere il latte freddo, ma quando la mamma per accontentarlo apre apposta un cartone nuovo prima che quello vecchio sia vuoto e Juri si accorge che è freddissimo, non dice nulla per non darle un dispiacere. Tanto acuta è la sua capacità di comprendere il mondo, quanto arduo è per lui il confrontarsi con il divorzio dei genitori, con il primo innamoramento per una compagna di scuola, con la morte, con il suo cuore e con l’immagine di sé che con fatica sente formarsi dentro nelle sue interazioni con i compagni e con Evy, l’amica di sempre, nonché con un ottantacinquenne, che sa trasmettergli i trucchi del calcio… È “difficile spiegare perché tutto è così stressante”. “Se solo uno potesse andare dal dottore e farsi amputare i sentimenti”. È tempo di esultare perché con Felice abbastanza, suo primo romanzo in un tracciato di autrice di testi e illustrazioni – vedi i noti albi norvegesi della serie di Jacob e Neikob – Kari Stai ridona attenzione letteraria alla sensibilità. Tanto più acuta quanto più rivoluzionaria.Una sensibilità che promana sia dalla freschezza geniale della scrittura – che la traduzione di Maria Valeria D’Avino coglie in pieno – sia dal compenetrarsi del romanzo e delle immagini, a disvelare un sottotesto più cupo e visionario: chiaroscuri esasperati e grandi occhi, quali segni di una sofferenza che, soprattutto per chi ha antenne sottili come il protagonista, comporta l’essere relegati nell’infanzia, in balia del mondo e degli adulti. Così vediamo Juri precipitato dentro un grande cuore, mentre cerca di capire dai film come si bacia, e cosa copiare dal modo di vestire dal ragazzino più “considerato” in classe. Il suo è un affacciarsi con umanità e umorismo sulla vita e sui primi vissuti amorosi, con una compagna o con un compagno che sia. Prescelto dalla selezione White Ravens, Felice abbastanza sa dunque trasmettere al tempo stesso dolore e gioia (“quanto dev’essere felice uno, secondo te?”), la sensibilità come valore e come capacità di accettare pian piano, tra goffaggine e sbagli, le proprie fragilità. Un antidoto fantastico all’ossessione sociale performativa e competitiva dei nostri tempi.

Maria Grosso (da LiBeR 146)

Felice abbastanza
Kari Stai;
trad. di M. V. D’Avenia
Camelozampa, 2025, 165 p.
(I peli di gatto)
€ 15,90 ; Età: da 10 anni

 

La favola dei tarocchi
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La favola dei tarocchi

 

“C’era una volta, o forse c’è ancora, uno strano personaggio che vagabondava come una testa matta di paese in paese”. Inizia così questa favola illustrata il cui protagonista intraprende un lungo viaggio alla ricerca della propria identità; per alcuni era un matto, per altri era semplicemente Chisono, per via della domanda che faceva a tutti quelli che incontrava. E così, camminando per sentieri perduti e città in rovina, il Matto conosce un Mago, una Sacerdotessa, un’Imperatrice, un Imperatore, un Papa e tante altre figure, che compongono l’intero mazzo degli arcani maggiori dei tarocchi. All’inizio Chisono incontra le figure del tarocco, una dopo l’altra, poi piano piano diventa le figure stesse. Tutti i personaggi lo attraversano e gli insegnano qualcosa, guidandolo - e guidandoci assieme a lui - da un punto di partenza, la domanda del Matto, la prima carta senza numero, a uno di arrivo, il Mondo, la carta numero XXI. Michelangelo Rossato, autore e illustratore, ha creato una favola dedicata al mondo dei tarocchi, che segue l’ordine del mazzo stesso e reinterpreta gli arcani maggiori, sia a livello visivo che di significati, inserendosi in una lunga tradizione di artisti e scrittori che si sono ispirati e lasciati suggestionare da queste carte, per citarne due tra i tanti, Niki de Saint Phalle con il parco di sculture Il Giardino dei Tarocchi e Italo Calvino con il romanzo fantastico Il castello dei destini incrociati. Le figure secolari dei tarocchi vengono così riportate in vita integrando gli elementi della tradizione con originali dettagli d’autore e suggestivi rimandi alla storia dell’arte: oltre ai riferimenti alle miniature di alcune carte storiche, il libro è ricco di richiami alla pittura medievale e rinascimentale, ma anche alle miniature persiane e alle incisioni ermetiche e alchemiche; nascosti tra le pagine ci sono inoltre omaggi al Sacro Bosco di Bomarzo e al Castelletto di Villa Belvedere a Mirano. Chiudono poi quest'opera complessa e stratificata alcune appendici di approfondimento e un gioco finale: come i tarocchi nascondono segreti, anche questo libro ha i suoi, che possono essere scoperti tra le pagine, andando alla ricerca di campanellini perduti, numeri e lettere per risolvere, forse, l’enigma della favola".

 

Eléonore Grassi ( da LiBeR 146)

La favola dei Tarocchi
Michelangelo Rossato
L’ippocampo, 2025, 64 p.
€ 19,90 ; Età: da 7 anni

 

 

Coso
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Coso

 

“Mi occupo dei bambini. Quando crescono me ne occupo ancora solo che fingono di non conoscermi come fanno con le maestre delle scuole finite. Io ho pazienza, capisco che si vergognano di un Coso immaginato solo per consolarsi.” Inizia così, in prima persona, l’ultimo albo illustrato dell’artista fiorentina Arianna Papini: a raccontare non è un essere umano e nemmeno un essere vivente in generale, ma lui, Coso, l’amico immaginario di Lei, una bambina “larga di corpo e di sorriso” che lo ha inventato appena nata. Il protagonista, un buffo personaggio rosa con le corna e il faccione sorridente, ci spiega la vita difficile degli amici immaginari: disegnati dai bambini quando ne hanno bisogno, trascorrono la loro esistenza a sostenerli nei momenti difficili e vengono dimenticati una volta diventati adulti perché “a disegnare così liberamente i piccoli disimparano un giorno. Quasi tutti. La chiamano età adulta. Alcuni continuano. Quelli li chiamano matti oppure artisti.” Ciascuna pagina doppia ha uno sfondo di un colore diverso, così come vario è il rapporto fra il testo e le figure, queste ultime sempre piatte, stilizzate e coloratissime, in un chiaro richiamo al flusso di pensiero libero e giocoso di chi sta raccontando. Di Lei non si sa molto perché Coso non ci dice neppure il suo nome, non ci dice se ha dei genitori o dei nonni o degli amici. Eppure si sa tutto. Si sa che per stare bene deve dipingere, si sa che ha bisogno di giocare con ciò che conosce, perché altrimenti si spaventa, si sa che ha capito come restare sé stessa, come distinguere tra ciò che si può lasciare andare e ciò a cui non si deve rinunciare mai. Per conoscerla meglio possiamo leggere anche E gli altri, il secondo racconto illustrato, uscito contemporaneamente sempre per i tipi di Uovonero, rivolto a lettori leggermente più grandi, in cui seguiamo la crescita di Lei dal suo punto di vista - unico, scomodo e divergente - in un progetto editoriale originale e poetico, dove il filo conduttore principale della creazione come elemento salvifico è solo uno dei tanti che vi si possono apprezzare.

Serena Marradi (da LiBeR 146)

Coso
Arianna Papini
Uovonero, 2025, 40 p
(I geodi)
€ 16,50 ; Età: da 10 anni

 

 

Il caso Drilla
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Il caso Drilla

Solitamente ci si accosta al seguito di un libro di grandissimo successo con un misto di curiosità, desiderio e la certezza quasi matematica che ci deluderà. Andrew Clements pubblicò Frindle nel 1996 e immediatamente il mondo ne consacrò il successo. Quando Rizzoli decise di pubblicarlo, serviva una traduzione di questa parola inglese inventata così deliziosa. Beatrice Masini, traduttrice del libro, chiamò Roberto Piumini, e drilla fu. Altri libri seguirono, altri successi, altri casi editoriali, ma Frindle/Drilla rimase nel cuore di tutti i lettori di Clements, ormai cresciuti e diventati a loro volta genitori. Clements morì nel 2019, lasciando al mondo il suo ultimo regalo, The Frindle Files/Il caso Drilla, ambientato trent’anni dopo Drilla in una scuola media americana. Protagonista è Josh, ragazzino di prima media genio dell’informatica e appassionato di tutto ciò che ha a che fare con la tecnologia. La sua scuola già da alcuni anni permette agli alunni di usare il computer in classe. Gli insegnanti si sono presto adeguati alle nuove tecnologie, tranne il professore di Inglese, Mr N. che pretende libro, carta e penna. Mr N. è un simpatico insegnante, solo un po’ fissato e, secondo il pensiero di Josh, completamente negato con la tecnologia, tanto che non usa in classe mai né il computer né la lavagna interattiva. Un giorno nel cassetto di casa Josh scopre una penna strana, marchiata Drilla: la madre le è molto affezionata e racconta a Josh che quando era bambina ha lottato con tutti i suoi compagni di scuola perché la parola drilla come sinonimo di penna fosse accettata in tutto il Paese. Josh, a cui la curiosità e lo spirito di intraprendenza non mancano, con un'accurata ricerca su Internet scopre che la parola drilla è stata inventata da Nicholas Allen, ma non trova informazioni recenti. Curiosamente Mr N., l’insegnante di Inglese, si chiama Allen Nicholas e le foto nel web gli assomigliano terribilmente… che sia lui il bambino che ha inventato la parola drilla? E come mai odia tanto la tecnologia? Nasce così una strepitosa storia, che non deluderà chi ha amato Drilla, sul significato di cura e di attenzione, sul rapporto che si può instaurare con gli insegnanti, sul valore della riservatezza e su quanto sia faticoso mantenere i segreti.

Angela Catrani (da LiBeR 146)

Il caso Drilla
Andrew Clements;
trad. di B. Masini
Rizzoli, 2025, 240 p.
€ 16,00 ; Età: da 8 anni

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