Vango: tra cielo e terra
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Vango: tra cielo e terra

Vango: tra cielo e terra
Timothée de Fombelle; trad. di Maria Bastanzetti
San Paolo, 2011, p. 419
€ 18,00 ; Età: da 11 anni

Corre, vola, si arrampica, si nasconde, fugge. Dalla prima all’ultima pagina.
Vango, il protagonista dell’ultimo romanzo di Timothée de Fombelle, leggero come un uccello, agile come un funambolo, si sposta sui tetti di Parigi, scala la facciata di Notre-Dame “come un ragno sulla sua tela”, sale e scende dalle falesie a picco sul mare di Salina, scivola da un luogo all’altro senza mai fermarsi. Sempre in fuga. Ma da che cosa? Chi lo insegue per ucciderlo? E chi lo cerca per salvarlo o per amarlo? Sono in molti e tutti per un diverso motivo.
Incontriamo Vango in una piovigginosa giornata di aprile sul sagrato di Notre-Dame. Sta per essere ordinato prete. È il 1934 e ha quasi 19 anni. Tra la folla che si accalca sul piazzale c’è Ethel, l’inglesina che ha conosciuto anni prima; l’uomo con la faccia di cera, che gli dà una caccia senza tregua; e l’ispettore Boulard, che vuole arrestarlo per l’omicidio di padre Jean.
In una atmosfera surreale echeggia uno sparo e poi un altro. Vango fugge e noi iniziamo a correre con lui. Subito indietro nel tempo: 1918, isola di Salina. Insieme a Mademoiselle, la sua nutrice, Vango approda su questo scoglio del Mediterraneo nel suo pigiamino di seta blu e, stretto fra le dita, un fazzoletto con il ricamo del suo nome, Vango Romano, e in minuscole lettere rosse la scritta “Combien de royaumes nous ignorant”.
Per dieci anni vivrà in totale solitudine e libertà, pago della dolcezza di Mademoiselle e del mondo selvaggio dell’isola. Poi un altro volo, questa volta nel mondo, quello grande.
Difficile riassumere la trama di un romanzo così ricco di avventure, di personaggi reali, come Stalin o Eckener, il vecchio comandante del Graf Zeppelin, e immaginari come Mademoiselle, o padre Zefiro, il monaco a capo del convento di Alicudi. Una storia che si snoda nel tempo, in un continuo passaggio dal presente al passato alla ricerca di tutti i fili necessari a costruire il tessuto sulla trama del racconto.
Tante tessere di un mosaico: ciascuna porta impresso un volto, una persona, una storia, un luogo e una data. Piccoli quadri che magicamente vanno a incastrarsi uno nell’altro. Non solo, ogni storia apre la strada ad altre, come in una scatola cinese, in un labirinto di vie maestre e di sentieri interrotti che conducono dritto dritto al finale. Finale per modo di dire perché Timothée de Fombelle ha già pronto il seguito per soddisfare gli amici di Vango.

Paola Bertolino
(da LiBeR 90)