Un giorno un nome incominciò un viaggio
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Un giorno un nome incominciò un viaggio

Un giorno un nome incominciò un viaggio
Angela Nanetti, ill. di Antonio Boffa
Ediz. Gruppo Abele, 2014, p. 38
(I bulbi dei piccoli)
€ 15,00 ; Età: da 4 anni

“Quella che danza coi narcisi” è il nome allegro e luminoso di una bambina che inizia un lungo viaggio: dal villaggio sugli altopiani dove è nata, paesaggio che nella stagione avversa diventa secco e avaro di pioggia, verso la città fatta di torri vicina al deserto; e da questa giù, fino alla grande città sul mare dove le persone, rinchiuse in case di fango, ammassate in attesa, vengono infine inghiottite da oscuri barconi. Nel corso del suo viaggio, questo nome incontra altri nomi; voci simili alla sua raccontano, con parole di lingue sconosciute, la sua stessa paura, la stessa fame.
È la storia di una piccola migrante, nel viaggio clandestino che la sradica per sempre dalla sua terra. A ogni passaggio di mano, chi la prende in carico trascrive quel suo lungo nome su un documento e per comodità lo accorcia, lo semplifica “senza amore e senza conoscenza”, gli sottrae progressivamente pezzi di identità. Il viaggio dura tanto, un’intera vita, e non finisce bene: sarebbe inverosimile raccontare una storia di migrazione, così disperatamente attuale, senza parlare di vera sofferenza, di vera morte. La piccola imbarcazione non supera una nottata di tempesta e le onde restituiscono alla spiaggia il corpo spento della bambina. Un piccolo cimitero che guarda il mare, una piccola croce per ricordarla; tanto piccola che sarà ancora più breve e secco il nome con il quale verrà ricordata per sempre: Anna.
Con il linguaggio profondo e sensoriale della poesia l’autrice parla a ogni pagina di ferite fisiche e mutilazioni psicologiche, di sradicamento e totale smarrimento. In accordo con le sagome cupe e tormentate delle splendide illustrazioni, il testo mantiene lo sguardo fisso sulla cruda drammaticità dei fatti raccontati, e rende difficile immaginarne una giustificazione; salvo concludersi con un inno alla forza prorompente della vita, che non smette di rifiorire nei nomi degli uomini, rigenerando speranza: sull’altopiano tornano le piogge e tutto ridiventa verde, “tutti ripresero a danzare, gli aironi e le gazzelle, i pastori e le madri. E anche le parole … perché l’arcobaleno spazza via le nuvole e da un piccolo seme nasce un albero e ogni nome cerca la sua casa”.

Fausto Boccati
(da LiBeR 105)