Fuori fuoco
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Fuori fuoco

Fuori fuoco
Chiara Carminati
Bompiani, 2014, p. 200
(AsSaggi di Narrativa)
€ 12,00 ; Età: da 12 anni

Fuori fuoco, di Chiara Carminati, richiama alla mente, tra i numerosi romanzi dedicati in questi ultimi mesi alla Grande Guerra, il bel libro di John Boyne, Resta dove sei e poi vai, edito da Rizzoli: la guerra vista attraverso gli occhi delle donne e dei bambini, della popolazione civile, di chi rimane in attesa che padri, mariti, fratelli sopravvivano alla più grande carneficina fino ad allora conosciuta dalla Storia.
Una vicenda, quindi, raccontata da chi è sempre rimasto fuori fuoco, ai margini dei grandi eventi storici. Ma, come dice la madre di Jolanda, la giovane protagonista di questo intenso romanzo, “La guerra, Jole, la fanno gli uomini. Ma la perdono le donne”. Il conflitto si insinua immediatamente nella famiglia di Jole, emigrata in Austria per lavoro. Tutti quanti sono costretti a rientrare in Italia, a Martignacco, in Friuli. Gli avvenimenti si susseguono incalzanti, perché dopo qualche settimana la guerra, “graffiando con gli artigli le porte” delle loro case, inizia a portarsi via gli uomini del paese, e tra questi il fratello Antonio, spedito a combattere sul fronte dell’Isonzo; il padre, destinato ai cantieri militari, assieme agli uomini abili al lavoro; il fratello minore Francesco, partito volontario con l’amico Sandro nella convinzione che tutto sarebbe presto finito. Nemmeno la madre sarà risparmiata: originaria di Grado, capelli biondo cenere da tedesca, sospettata di parteggiare per gli austriaci, verrà internata a Firenze.
È l’inizio per Jole, accompagnata dalla sorellina Mafalda e dall’inseparabile asinella Modestine, di una ricerca che la porterà da Udine, scossa dai bombardamenti, a Grado, per ritrovare una nonna mai conosciuta, e infine, dopo la sconfitta di Caporetto, a ripercorrere la strada del ritorno, per ricomporre la famiglia, avendo nel frattempo acquisito una nuova consapevolezza sui propri sentimenti e sul proprio futuro.
Una storia che affonda le radici nei documenti, nei diari, nelle testimonianze, nei giornali, nelle foto dell’epoca, e che ci restituisce l’atmosfera di quegli anni, anche dal punto di vista linguistico, attraverso la scelta di locuzioni e modi di dire che sgorgano dalla cultura materiale del tempo, e che delineano uno spaccato profondamente umano di un mondo tragicamente capovolto.

Gabriela Zucchini
(da LiBeR 105)