Sopravvissuta
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Sopravvissuta

Sopravvissuta
Fulvia Degli’Innocenti
San Paolo Edizioni, 2011, p. 152
(Narrativa San Paolo ragazzi)
€ 14,00 ; Età: da 12 anni

C’è qualcosa di nuovo, anzi d’antico, in questo racconto. Il nuovo sta nelle suggestioni della distopia, ossia dell’utopia negativa che prevede un futuro catastrofico, sottogenere fantascientifico oggi di moda nella letteratura adolescenziale; antico è il tema della robinsonade, del naufragio su un’isola deserta e della lotta per sopravvivere, che a partire dal romanzo di Defoe ha percorso tutta la narrativa per ragazzi, fino a Verne (L’isola misteriosa) e Salgari (I Robinson italiani) e oltre. Significativamente, in una nota finale l’autrice cita titoli e autori che l’hanno ispirata: Defoe e Verne appunto, Io sono leggenda di Matheson e La strada di McCarthy. Ma senza copiare o imitare, anzi ricreando con spirito originale e con capacità di reggere piacevolmente un intero romanzo con un solo personaggio, grazie anche a una scrittura fluida, paratattica.
Un virus misterioso sta sterminando l’umanità. La diciassettenne Sara da un anno e mezzo vive su una piccola isola in cui è naufragata la barca su cui la sua famiglia era giunta sei mesi prima, tentando di sfuggire al morbo, ma ora, dopo che anche genitori, fratello e sorella sono morti, è rimasta sola con il cane Buck (il suo Venerdì), galline e capre selvatiche, saccheggia le provviste trovate nelle case abbandonate, coltiva un orto, raccoglie frutta e fa marmellate, pesca, caccia e munge le capre. Ma che vivere è? Lancia messaggi con richieste d’aiuto in bottiglie di plastica, insieme a lettere a una lontana amica immaginaria in cui racconta i propri sentimenti, sogni, speranze.
Poi prende una decisione, non vuole avere davanti a sé migliaia di giorni tutti uguali e solitari, perché anche i migliori amici come Buck hanno un destino più corto degli umani: anche se la costa dista circa 100 miglia, partirà con una barca rattoppata alla meglio. Il finale è diverso, ma apre comunque alla speranza: il mondo salvato da una sorta di repubblica dei ragazzi. Anche in questo caso, come capita nella buona letteratura, generi e temi come distopie e robinsonade funzionano come una specie di “codice estetico”, una scenografia per un teatro dove si svolgono altre storie non meno importanti, ricche di significati e valori.

Fernando Rotondo
(da LiBeR 94)