Rico, Oscar e la Pietra rapita
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Rico, Oscar e la Pietra rapita

Rico, Oscar e la Pietra rapita
Andreas Steinhöfel, ill. di Peter Schössow; trad. di A. Petrelli
Beisler, 2014, p. 312
€ 15,00 ; Età: da 10 anni

Gilbert Keith Chesterton sosteneva che la parte migliore dei gialli di Conan Doyle “è la commedia delle conversazioni tra Holmes e Watson e ciò per la semplice ragione che i due sono sempre ben caratterizzati”. Riflessione che va fatta ricadere su Federico e Oscar, due personaggi alquanto insoliti creati da Andrea Steinhöfel, protagonisti di Rico, Oscar e la pietra rapita, ultima avventura di una trilogia. Anche Rico e Oscar, come i più famosi detective Holmes e Watson, sono ben caratterizzati: Federico, detto Rico, è allampanato, con un lieve ritardo, dotato di coraggio e di solide certezze affettive; l’amico Oscar, con intelligenza “al cubo”, è minuto, ha molte manie, ha una precaria situazione affettiva. In questa nuova spassosa avventura, i giovani detective si lanciano, con l’audacia che li distingue, nella ricerca della “pietra vitellina” che lo scontroso signor Orsi, ormai defunto e sepolto, ha lasciato in eredità a Rico assieme alle altre sue pietre da collezione. I due detective si trovano di fronte a un caso insolito da risolvere che li spinge sul mar Baltico, lontani dalla loro abitazione di Berlino in via Dieffe 93.
È Rico a raccontare in prima persona la trama, occupandosi anche di dare definizioni personali di termini che ritiene utili per una migliore comprensione dei fatti. È Rico il vero protagonista, antieroe, fuori dalle righe, al quale viene affidata una ricchezza affettiva, una memoria del cuore ed è proprio in questo ultimo episodio che il lettore viene illuminato dalla rivelazione del segreto, in questo caso dal senso profondo e nascosto che Rico porta con sé: la metafora del potere universale dell’amore proposto con l’aspetto più autentico che si possa mostrare, cioè con l’incontro e l’accoglienza degli Altri senza pregiudizi. Alla corsa per la raccolta di indizi si succedono situazioni che aiutano i giovani protagonisti a interrogarsi sul senso della vita e alla fine della corsa è Rico, ancora, che ci riporta sulla giusta strada della comprensione con la definizione di un termine. “RIMEMBRARE: è un altro modo per dire ricordare…dentro contiene la parolina cor, che significa cuore. I romani, infatti, pensavano che i ricordi abitassero nel nostro cuore”.

Adolfina De Marco
(da LiBeR 106)