Non aver paura
Rupert Wallis; trad. di L. Fusari
De Agostini, 2013, p. 252
€12,90 ; Età: da 12 anni
“Corri. E James corse. Fuori dalla porta di servizio. Oltre il varco nella recinzione del giardino. Non si fermò neanche dopo che le urla del patrigno si furono perse nel vento, lasciando solo il fruscio dell’erba sulle gambe”. L’inizio ti prende e invita a proseguire. Il ragazzo, 13 anni, fugge da un uomo che lo maltratta, dopo che la madre è morta in un incidente, e che lui odia. Incontra e aiuta un uomo misteriosamente ferito fuori e devastato dentro da un’esperienza militare e da questi sarà protetto, o forse minacciato perché in guerra ha visto cose che lo hanno sconvolto e cambiato, perché la guerra lascia segni terribili, incubi, fantasmi. O forse le ferite sono dovute a un’aggressione subita che alla prossima notte di luna piena, come l’uomo crede, lo trasformerà in una bestia; infatti una fattucchiera con il figlio lo cerca per richiuderlo in gabbia e farne l’attrazione di un circo. Questo lo scenario di partenza.
Il romanzo ha l’andamento di un thriller, intervallato da riflessioni e dialoghi pieni di dubbi e domande tra i due fuggitivi e impastato di leggende sovrannaturali (la licantropia) e sacre (la chiave di Sant’Uberto che guarisce dalla rabbia), di realtà contemporanea degradata, criminale e storica (la guerra in Iraq), di religione e di magia nera. L’uomo, Webster, diventa per James quasi il padre che non c’è più. A un certo punto l’autore ci chiede la sospensione dell’incredulità, necessaria nella narrazione del magico e paranormale, alternandola con il riconoscimento e l’accettazione o la ribellione al reale. Quasi in uno scambio di ruoli Webster sembra aver aggredito James, che viene rinchiuso in gabbia dai due delinquenti in attesa della luna piena che lo trasformerebbe in lupo mannaro.
I colpi di scena si susseguono in un crescendo di suspense, tra fughe in strade di campagna e nella brughiera, agguati e maledizioni, incantesimi, segreti e misteri, incontri con persone che non sai se sono buone o cattive. La scrittura scorre fluida grazie anche ai buoni dialoghi; non a caso l’autore è pure sceneggiatore. Il finale, che non va svelato, lascia ombre di incertezza, ma anche un ultimo insegnamento per James: non aver paura!
Fernando Rotondo
(da LiBeR 102)
Non aver paura
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