Magarìa
Andrea Camilleri
Mondadori, 2013, p. 94
(Contemporanea)
€ 15,00 ; Età: da 8 anni
Camilleri non si smentisce anche quando scrive per bambini. Graffiante, ironico, ci prende e si prende in giro, rompe gli schemi precostituiti. Sovverte anche l’idea del finale consolatorio, un quasi must della letteratura per l’infanzia.
Migliaia di libri ci hanno, infatti, abituato che le storie possono anche essere terrificanti, paurose, splatter, ma il finale no. A quel punto tutto deve tornare al suo posto, e l’ottimismo, cosi come i buoni sentimenti, non vanno sacrificati.
Cosa succede, invece, in Magarìa, opera young del senior Andrea Camilleri, pubblicata da Mondadori? Succede che si capovolgono le cose e i finali sono addirittura tre. “Due brutti e uno bello”, dice Camilleri, che non rinuncia, anche in questo suo primo libro per bambini, a qualche incursione nel siculo rivisitato che tanta fortuna ha portato a Montalban.
Alla bambina Greta che in un incontro all’asilo del Parco del Celio, a Roma, gli chiede ragione di questi tre finali, lui risponde: “con due finali brutti si apprezza di più quello bello!”. La”favola”, illustrata dalle coloratissime immagini di Giulia Orecchia, racconta di una bambina, Lullina, a cui piace molto passeggiare con il nonno e ascoltare le storie che le racconta. Un giorno la bambina gli confida un sogno stranissimo: un omino giallo e minuscolo le ha rivelato la formula per scomparire. Sono sette parole e lei ha tanta voglia di provare a dirle. Detto fatto, la frase viene pronunciata e la bambina scompare, lasciando nella disperazione il nonno… e qui arrivano i tre possibili finali.
Camilleri, che nella vita è un nonno, dice che preferisce ascoltare le storie che gli raccontano i suoi nipoti, piuttosto che raccontarle. E a chi gli chiede come mai abbia deciso, ormai ultra ottantenne, di sperimentare la scrittura per ragazzi confessa: “A una certa età subentra la presbiopia della memoria. Scordi quello che hai fatto il giorno precedente ma ricordi con una lucidità estrema quello che facevi a 5 anni”. Tra i suoi ricordi infantili, vi sono il gioco del nascondino e la paura, via via che il tempo passa senza che gli altri ti trovino, di essere diventato invisibile. Sono la paura e l’attrazione del potere di scomparire che “grazie alla presbiopia delle memoria” Camilleri ci restituisce in questo libro un po’ magico.
Vichi De Marchi
(da LiBeR 101)
Magarìa
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