Le invenzioni antifreddo di Stina
Featured

Le invenzioni antifreddo di Stina

Le invenzioni antifreddo di Stina
Lani Yamamoto; trad. di S. Ragusa
Terre di Mezzo, 2015, 48 p.
€ 12,00 ; Età: dai 5 anni

Come un’avventura al contrario. Quando la bambina davanti alla porta aperta, pagina sei, anziché uscire, indietreggia e chiude il mondo fuori è già successo moltissimo. Stina avvolta da pesantissimi strati di lana: abita al Nord? Forse sì, forse no. L’autrice è islandese e ci facciamo l’idea di un’ambientazione nordica. In realtà la geografia della storia è delimitata dalla stanza dove c’è l’unico posto in cui la protagonista si sente al sicuro: “sotto il suo grande piumone bianco”. L’illustrazione, che per tutto il libro si alterna alla narrazione divenendone parte, ci costringe a un ritmo di lettura più ricco di rimandi, ci carica di suggestioni mettendo in all’erta tutti i sensi e in questo caso, davanti al candido piumone di pagina quattro, ci pone di fronte a qualcosa di irresistibile e atavico: il dormire, la libertà di non presentarsi al cospetto del mondo per godere semplicemente di se stessi. E Stina, per farlo, è piena di risorse. Leggere, giocare a nascondino con la luna, escogitare sistemi antifreddo con dettagliatissimi disegni in stile leonardesco, creando, per esempio, “muffole scaldatazza”, ci rimbalzano alla fucina di fantasia che è l’infanzia. Poi il piano di realtà: la ragazzina vede dalla finestra due bambini e qualcosa si incrina. Che sapore avranno i fiocchi di neve? Il piumino diventa pesante, uscire dal letto un’impresa. Forse non è più divertente star da soli. Forse il freddo non viene da fuori, ma da dentro. Un freddo, in cui sono condensate le sue e le nostre paure, che paralizza e che comincia a sciogliersi solo quando “una folata di vento soffia i due bambini in casa”. La conoscenza, lo scambio di voglia di avventura e infine la grande domanda: come mai i due non avevano freddo mentre lei le aveva “provate tutte per scaldarsi”? Riflette. E passa all’azione. Un disegno con filo e rocchetto, il piumino trasformato in cappotto e la porta che si apre. Quasi lo sentiamo anche noi il freddo del mattino: è un lungo viaggio il primo passo da se stessi al mondo.

Elena Baroncini
(da LiBeR 10)