Lost in translation
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Lost in translation
Elle Frances Sanders; trad. di I. Piperno
Marcos y Marcos, 2015, 120 p.
€ 15,00 ; Età: da 5 anni

Ecco un libro illustrato irresistibile: uno di quegli oggetti che prendi in mano e non puoi che voler portare con te. Questo libretto è bello per veste editoriale, come accade di consueto per i tipi di Marcos Y Marcos, delizioso per concezione complessiva, e necessario, per qualche ragione poetica che non resta che indagare insieme ad altri lettori.
Un dizionario sintetico di parole intraducibili eppure tradotte, prese da lingue lontane, a volte remote nel tempo, a volte vicine. Parole salvate e raccolte amorosamente nel prato infinito delle parole, pescate dall’autrice, dicono di emozioni specifiche legate a situazioni concrete, interiori, esistenziali, pressoché uniche, come succede nel bellissimo film diretto da Sofia Coppola cui si riferisce il titolo. Questo repertorio di parole illustrate è una mappa di pensieri, un libro costituito da una struttura rigorosa: una parola, un’immagine e una definizione nella facciata di destra; un commento, un luogo di provenienza e una funzione grammaticale in quella di sinistra. Nell’intersezione fra le parole e le funzioni, nella lacuna fra le forme sintetiche del linguaggio sta il senso. Un dizionario universale delle cose senza nome che quel nome trovano in un popolo soltanto, in un luogo preciso, mentre dicono qualcosa di così esatto e umano che ognuno di noi lo conosce benissimo.
L’effetto del libro è simile a quello di una scatola di dolci squisiti: sprofondare e riemergere con stupore e meraviglia, cercare qualcuno per condividere, essere grati all’arte che li ha prodotti, sapere che l’infinito può stare in una scatola, in un momento, in una parola, in una pagina, in un libro.
La bellezza non ha misura e un libro così ne ha insieme una "gurfa" e un mare. Cosa dire del Boketto giapponese, il “lasciar andare lo sguardo in lontananza, senza pensare a niente”: uno stato della mente, un programma poetico, il nome che un popolo decide di dare a una condizione importante, che altrove un nome suo proprio non ha?

Marcella Terrusi
(da LiBeR 110)