La pelle dell’orso
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La pelle dell’orso

La pelle dell’orso
Matteo Righetto
Guanda, 2013, p. 153
(Narratori della fenice)
€ 14,00 ; Età: da 11 anni

All’origine di ogni narrazione c’è sempre una fiaba. A esempio Pierino e il lupo è la matrice di romanzi e racconti che hanno fatto la storia della letteratura e dell’immaginario: l’uomo (spesso un ragazzo) contro una bestia che incarna il male (Moby Dick, Il vecchio e il mare, L’ultima caccia, La bambina che amava Tom Gordon, L’allodola e il cinghiale). Righetto, professore di lettere, nel suo bel romanzo d’esordio, buono per adulti e adolescenti, racconta una storia d’avventura e formazione, ambientata in un villaggio e nei boschi delle Dolomiti dove la nettezza del paesaggio permette un più chiaro disegno di comportamenti e sentimenti.
Domenico, dodicenne molto intelligente e studioso, sensibile e responsabile, laborioso e affascinato da Tom Sawyer e dai libri, subisce una difficile vita familiare. Il padre Pietro, falegname malvisto dai paesani perché “foresto”, si è incattivito dopo la morte della moglie, ha poco lavoro, è spesso ubriaco e violento col figlio. Quando nei dintorni compare e fa strage di bestiame un orso che le voci dicono gigantesco e feroce, tanto che lo chiamano El Diàol, Pietro lancia una sfida, scommette un milione che lo ucciderà. Così parte con Domenico e due fucili. Attraversando i prati e i boschi dove Pietro si recava con la morosa, Domenico allaccia un nuovo rapporto col padre: “Era come se tra loro due fosse successo qualcosa di magico e del tutto inatteso”. Domenico scopre il bisogno del padre e questi riscopre il senso perduto della paternità e si apre finalmente: “Ti voglio bene Menego”.
Nel Bosco della Stria (in una dimensione contigua al fiabesco) avviene lo scontro finale con il mostro. Pam, Pam, due colpi e la bestia è morta, non solo lei.
Domenico faticosamente trascina a valle la carcassa per avere il “suo” milione, ma al villaggio tutti sono partiti per Longarone dove la diga del Vajont ha ceduto e l’acqua ha distrutto tutto. Anche Domenico va e si mette a spalare con gli altri. Ma davanti al fango, ai morti, a quell’inferno, guardando El Diàol, il Male, non gli sembra più tanto grande. Righetto ha una scrittura limpida, precisa, scorrevole, intercalata con la misurata necessità di parole ed espressioni ladine.

Fernando Rotondo
(da LiBeR 100)