La cena del cuore: tredici parole per Emily Dickinson
Beatrice Masini, ill. di Pia Valentinis
rueBallu, 2015, 112 p.
Jeunesse ottopiù,
€ 19,00 ; Età: da 8 anni
“Quando da bambina passavo molto tempo nei boschi, mi si diceva che il serpente mi avrebbe morso, che avrei potuto raccogliere un fiore velenoso, o che gli Spiriti Maligni mi avrebbero rapita, ma io non rinunciai e non incontrai altro che Angeli che erano ancora più timidi al mio cospetto di quanto lo fossi io al loro …”.
Piccolo vademecum per accostarsi al “mondo incantato”e inarrivabile di Emily Dickinson. Possibile farlo senza violarne lo splendore fragilissimo e incandescente? Pure, e questo ci conforta, ce lo ha lasciato lei stessa, “incorniciando” l’istante temerario del suo inoltrarsi, la sua personale acuminata catabasi. Dunque, desiderando avventurarci per i suoi sentieri luminescenti, non è possibile fare a meno di coraggio e tenacia, ma forse “basterà” la timidezza, ossia cura sottile come vetro, e infinitesimale rispetto.
Su questa scia si è mossa rueBallu edizioni, aprendo a La cena del cuore: tredici parole per Emily Dickinson, ulteriore attestazione della sua attitudine a esplorare forme altre della biografia, con proposte di letture critiche, come rintocchi tra parole e immagini, nonché una raffinata valorizzazione dell’oggetto libro.
In questo contesto, Masini imbastisce una trama piena di riflessioni intorno a 13 nuclei radianti del complessissimo tracciato di Dickinson: siano gli stessi frammenti poetici di lei, siano alcuni oggetti cruciali del suo immane microcosmo ottocentesco di donna-poeta relegata in una “casa”prigione: tra pietruzze e un abito “bianco”, i più minuscoli animali e una ingombrante “famiglia”, impalpabili piume per scrivere, erbari e lettere, con cui nutrire d’amore “impronte di memoria” e distanze.
A tratti affiorano poi pregnanti epifanie intuitive (anche se non si può, neppure con l’ironia, riscattare l’orrore della parola “zitella”): allora Emily, “scricciolo” gigante di un mondo che non la vede davvero, è “silenzioso vulcano” che “comincia a scottare, bruciare, far male”. Rispondono le miniature di Valentinis, suggestioni per ricami, schizzi e fiori secchi. Più felici quelle dove osa di più. Cosa che accade con ritratti e dagherrotipi. Qui, baciato dai suoi colori, il volto di lei non ci abbandona, e continua a sbocciare.
Maria Grosso
(da LiBeR 108)
La cena del cuore
Hits: 1249
