L’incredibile viaggio di Shackleton
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L’incredibile viaggio di Shackleton

L’incredibile viaggio di Shackleton
William Grill
Trad. di Caterina Vodret
Isbn edizioni, 2014, p. 68
€ 19,00 ; Età: da 9 anni

Azzurro e bianco, con delle punte di nero, sono i soli tre colori che compongono il mandala raffigurato sulla copertina dell’albo L'incredibile viaggio di Shackleton di William Grill.
Non so se era nelle intenzioni di Grill rievocare e racchiudere così, con un simbolo antico e potente, tutta l’energia positiva della storia di Sir Ernest Shackleton, uno tra i più grandi esploratori del secolo scorso.
Una storia di limiti umani e naturali; una storia di forza, coraggio e paura. Il lavoro di Grill è un atto d’amore verso l’uomo che seppe riconoscere che ogni vita umana val più del fallimento di un sogno. Nell’autentica fedeltà ai fatti e nella minuziosa ricostruzione di tutte le fasi della spedizione dell’Endurance in Antartide, si avverte la passione con cui Grill ha inteso rendere omaggio a Shackleton. Era il 1914, e stava per esplodere il primo conflitto mondiale: Shackleton e i suoi uomini, pur pronti a rinunciare all'impresa ebbero un ordine perentorio dall’ammiragliato inglese: “Procedete”. A questo si aggiunse un secondo telegramma da parte di Winston Churchill, in cui veniva ribadito che le autorità desideravano il proseguimento della spedizione, che godeva del completo appoggio e benestare della Scientific Society e della Geographical Society.
E così, mentre l’inverno e le nevi dell’Europa si tingevano di rosso, gli uomini dell’equipaggio dell’Endurance iniziavano la loro lotta nel mare di Weddell, famigerato per la sua inospitalità. Seppero resistere e la loro umanità li salvò dalla brutalità della natura e dalla rabbia della sconfitta. Nel diario di Shackleton, pubblicato da Mursia, il racconto prosegue con il resoconto della sorte toccata ai membri della spedizione una volta tornati a casa: “tutti (al ritorno) si sono arruolati in questo o quel reggimento delle forze impegnate al fronte”. Nella tradizione il mandala una volta terminato viene disfatto, distrutto, quasi come monito di un equilibrio mai raggiunto o comunque sempre da cercare. Ricominciare di nuovo insegna a ricordare la caducità delle cose, a misurare e accettare i limiti umani. Sir Ernest Shackleton, pur non raggiungendo l’obiettivo prefissatosi, seppe far tesoro della forza distruttrice della natura che lascia all'uomo, sempre, la possibilità di ricominciare.

Agata Diakoviez
(da LiBeR 105)