L’estate del coniglio nero
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L’estate del coniglio nero

L’estate del coniglio nero
Kevin Brooks; trad. di P. A. Livorati
Piemme, 2014, p. 427
(Freeway)
€ 15,00 ; Età: da 16 anni

Ombre di delinquenti ossessivi, serial killer in agguato capaci, in mancanza di altro, di accanirsi su animali innocenti; un gruppo di sedicenni il cui unico legame è quello di aver passato qualche anno di scuola insieme. In realtà sono adolescenti che non si conoscono bene, solo di nome, anche se trascorrono qualche ora in compagnia. Sicuramente tra loro non c’è amicizia vera, tanto meno amore fraterno: alcuni sono violenti, dei veri e propri bulli, pronti a prendersela con chi è più debole di loro. Neppure provano simpatia l’uno per l’altro, soltanto Pete, protagonista e “io narrante” del romanzo, è legato da un profondo affetto a Raymond e al suo coniglio nero.
È da un luna park, in una assolata cittadina inglese, che il racconto prende vigore, inquietante e verosimile, caricandosi di suspense fino a trasformarsi, indizio dopo indizio, in un thriller a tutti gli effetti. Scritto con ritmo rapido e avvincente, descrive la disgregazione allo stato avanzato di una società in cui i giovani, colpevoli e vittime, sono gli esseri più indifesi. È una società dipinta in chiaro scuro, malata di solitudine, nella quale i temi del denaro e dei consumi sono dominanti e dove i giornali locali sono pronti a scatenare campagne rabbiose contro i pedofili, ma nello stesso tempo propongono senza alcuno scrupolo foto di una ragazzina sedicenne ammiccante e seminuda “sogno di tutti i ragazzi, ma anche di tanti adulti”.
Un affresco riuscito, intelligente e vivido, di un’umanità sospesa in un vuoto pneumatico, ai limiti della dissoluzione, dove i sentimenti perdono spessore trasformandosi in sensazioni intercambiabili che si nascondono nelle occupazioni giornaliere. Ma non è così per Pete: egli possiede una ricchezza interiore che lo guida nelle difficoltà anche se i suoi umori sono contraddittori. La voglia di sapere, di conoscere la verità è troppo forte in lui, anche se, a volte, ostacolata da una paura paralizzante. Raccontando le faticose giornate che vive alla ricerca dell’amico scomparso, riesce a trasmettere gli odori, i colori dei luoghi in cui si trova; sembra dalle sue parole di avvertire l’afa di quell’estate, mentre, inesorabilmente, da situazioni banali gli eventi conducono a un dramma che rimarrà impresso a fuoco nella sua memoria.

Paola Benadusi Marzocca
(da LiBeR 103)