Jane, la volpe & io
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Jane, la volpe & io

Jane, la volpe & io
Isabelle Arsenhault, Fanny Britt
Trad. di M. Foschini
Mondadori, 2014, p. 98
(Contemporanea)
€ 16,00 ; Età: da 12 anni

La Jane del titolo è Jane Eyre, la protagonista del romanzo di Charlotte Bronte, che una ragazzina legge sull’autobus, tornando da scuola, per liberarsi dalla mortificazione e dal panico causato dal bullismo delle sue compagne. Héléne è grassottella e si sente brutta, evitata dalle altre ragazze, anche perché è di famiglia modesta e incolore. Come la sua vita, raccontata con toni seppiati in una graphic novel intensa e toccante.
Vale ricordare che il termine “graphic novel”, coniato nel 1978 dall’americano Will Eisner, non è l’equivalente di “fumetto”, un genere dalle immagini stereotipate adatto ai bambini, ma la sua versione adulta, carica di significati emotivi, attenta a temi di impegno sociale, che si avvale di tratti d’artista e impaginazione innovativa. Il colore, assente dalla vita reale, appare nell’immaginazione: la nostra giovane protagonista infelice si identifica con l’orfana della Bronte, che trova se stessa facendo la governante in una ricca dimora misteriosa, nella campagna inglese, anche se non spera di trovare un equivalente lieto fine. Così evita i luoghi frequentati dalle sue compagne, ma le tocca la gita scolastica – una settimana sotto la tenda a contatto della natura – dove finisce in compagnia di altre due ragazzette emarginate. Non lega neanche con loro. E quando una sera, seduta fuori dalla tenda in compagnia dei suoi pensieri, vede accostarsi un volpe, il colore appare anche nella sua vita: il pelo rossiccio dell’animale si staglia nel buio, come una piccola fiamma, mentre si avvicina, come per offrirle la sua amicizia. L’idillio è interrotto dal furore delle compagne, che la mettono in guardia dagli animali selvatici, ma Helene invece si sente proprio come loro: rabbiosa, malata, sola. Finché non arriva Geraldine, allegra, festante, indifferente alle regole e ai pregiudizi, che la trascina a cercare le fragole, ride alle sue battute, e il mondo improvvisamente si riempie delle sue parole.
Come in Jane Eyre c'è un lieto fine anche “nella vita vera”: la ragazza ha finalmente un’amica e incomincia a fidarsi di se stessa. La vicenda si snoda con leggerezza e intensità, un piccolo miracolo tra poesia e ritmo narrativo.

Teresa Buongiorno
(da LiBeR 103)