L’elefante un po’ ingombrante
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L’elefante un po’ ingombrante

L’elefante un po’ ingombrante
David Walliams; ill. di Tony Ross
L’Ippocampo, 2014, p. 33
€ 12,00 ; Età: da 4 anni

Il bambino protagonista, nell’ultima pagina dell’albo, si rende conto, dopo gli avvenimenti accaduti, che allo zoo ha adottato un elefante firmando il modulo di adesione. Sam è esterrefatto quando alla porta si presenta un pachiderma pieno di sussiego che gli fa presente l’impegno preso. Un elefante in casa è un pet un po’ ingombrante: dapprima vuole fare il bagno dopo il lungo viaggio dall’Africa. Fa traboccare l’acqua dalla vasca e lascia sparsi per terra gli asciugamani. Ha fame e chiama “citrullo” Sam che gli deve procurare da mangiare recuperando in casa tutto ciò che è commestibile. Il bambino è molto stanco e vorrebbe godersi il cartone preferito, ma il suo adottato vuole vedere un programma di antiquariato. Ma non è finita: ora il grosso animale per perdere peso sale sulla bicicletta di Sam. Ovviamente la distrugge. E dopo una giornata così faticosa un pisolino nel letto del bambino è ciò che gli manca. Sam è sempre più perplesso e intimorito e quando sente bussare alla porta, la apre speranzoso che sia la mamma. Si trova invece davanti un branco di elefanti invitati dall’amico che invadono la casa.
La storia è un divertissement messo in evidenza da un testo molto accattivante e soprattutto dalle graffianti illustrazioni di Tony Ross che con tanta ironia presenta l’elefante negli atteggiamenti tipici di una persona prepotente, maleducata, indisponente, (ma non ci sarà qualche bambino simile al personaggio del libro?) che domina con la sua mole Sam sempre in corsa per soddisfare le sue richieste. Originale l’impaginazione con gustose scenette in illustrazioni a doppie pagine o divise orizzontalmente e verticalmente.
L’umorismo arriva al culmine nell’ultima immagine in cui si vedono sbucare dalle finestre o danzare in cortile gli elefanti davanti a dei bei mucchietti di cacche fumanti, mentre in primo piano lo sbalordito Sam si tiene la testa tra le mani. In cima alla pagina domina a lettere cubitali la parola: citrullo! Da notare ancora la scrittura in vari formati, che si distingue con caratteri normali per il racconto, mentre le richieste dell’elefante sono espresse con grandi e variegate parole non allineate, di un colore nero intenso, che evidenziano una visione ancor più chiara di una impossibile esilarante convivenza.

Maria Letizia Meacci
(da LiBeR 105)