L’albero azzurro
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L’albero azzurro

L’albero azzurro
Sharif Hamin Hassanzadeh
Kite, 2015, p. 32
(Albi illustrati)
€ 16,00 ; Età: da 5 anni

L’Autore, di origine iraniana, vive e lavora a Bologna. Vincitore di diversi riconoscimenti internazionali, ha esposto alcune tavole alla mostra degli illustratori nella Fiera di Bologna del 2014. Le sue illustrazioni, create con lo scratch e con colori a olio, sono giocate sui toni di color marrone, in un insolito accostamento con l’azzurro dell’albero protagonista dell’albo. Qualche particolare è di un bianco brillante che illumina la scena con notevole effetto per puntualizzare un momento saliente del racconto. Significative la grande sega e le asce dei soldati che stanno per abbattere l’albero color del cielo.
Il racconto comincia con le parole: “C’era una volta” come avviene in tutte le fiabe ponendo la storia in un tempo indefinito tra fantasia e realtà. Le immagini si sviluppano su doppia pagina dando respiro ai personaggi e al gigantesco albero azzurro che ha le radici nel centro della città. I suoi rami si estendono dappertutto, anche dentro le case, dove diventa testimone della vita degli abitanti. Tutti lo amano: gli uccelli nidificano sui suoi poderosi rami e su di essi si siedono le persone che suonano vari strumenti mentre dalle finestre si affacciano le persone per ascoltare. L’unico che non ama l’albero è il re perché è geloso di non essere ammirato come lui. Fa alzare le mura della sua dimora affinchè non possano penetrare nel palazzo i rami che fa tagliare dai suoi soldati. Un giorno ordina di abbattere l’albero perché si è dovuto inchinare per poter passare. I cittadini cercano di fermare lo scempio: chi ha le lacrime agli occhi, chi grida, chi supplica in un’immagine di grande effetto emotivo. Ora al posto del gigantesco tronco c’è la statua del re. Ma i rami, che erano entrati nelle case, piano piano crescono, tanto che ognuno diventa un albero azzurro. La città ora è una bellissima foresta.
Il racconto mette in luce, con parole semplici, il valore della libertà che i poteri tirannici non riescono a far morire perché l’individuo, qui rappresentato dall’albero, sarà sempre determinato a riconquistarla. Significativa l’ultima illustrazione dove s’intravede il re sul suo cavallo bianco impigliato tra i rigogliosi rami dal colore del cielo.

Maria Letizia Meacci
(da LiBeR 107)