Il viaggio
Francesca Sanna
Emme Edizioni, 2016, 44 p.
(Album)
€ 15,00 ; Età: da 4 anni
È giovane, e fresca di diploma al Master di Arte dell’Accademia di Lucerna. Si chiama Francesca Sanna, è abituata a viaggiare. Dalla Sardegna al “continente” – inteso non solo come Italia, anche come Europa. Comunque, il viaggio di cui parla e disegna con originale convinzione non è il suo, questa volta. Un incontro prima, tanti incontri poi – i rifugiati, le loro storie – l’hanno convinta a scriverne, a raccontarne. Una storia che è tutte le storie che ha sentito, raccontata con voce e sguardo di bambina, s’appoggia alle parole e alle belle scene disegnate, che la sottolineano e ne dicono di più.
Stacchi violenti, strappi, da una vita borghese di tranquilla felicità all’insensatezza della guerra, alla perdita del papà, alla fuga. Un interminabile viaggio che lei, la bambina, con la mamma e il fratellino, mai avrebbero voluto fare.
E vai, e corri, e scappa, e arrampicati su quel muro, e salta all’altra parte, e nasconditi, e fuggi, fuggi ancora. Anche se loro, quegli uomini che assomigliano tanto all’uomo nero che ti spaventava quad’eri piccolina – eccolo di nuovo lì sulla pagina, che diventa ombra, dilaga, sovrasta la tua vita, pronto a oscurarla, mortificarla, ghermirla – hanno deciso che no, non puoi sperare nel viaggio della libertà verso una terra che non ti è stata promessa.
Te la ricordi la preparazione di quel viaggio? Te le ricordi tutte le strade di quel percorso? Possiamo ripercorrerle assieme, per quanto penoso possa essere quel cammino? È per farlo sapere a tutti quello che ti stanno facendo, a te e alla moltitudine immensa di chi ti somiglia. È per farlo sapere ai bambini, che sì, lo sanno dalla televisione, da Internet, che pure raccontano la tua storia. Però quei mezzi non tengono fermi a una pagina che scalfisce il cuore, non mettono in moto la mente, come succede qui, in questa inedita versione, in una sintesi che obbliga a riflettere – e pensa, addirittura ad ammirare la capacità di chi scrive e disegna nel trovare simbologie, metafore all’affanno del tuo viaggio, trascorrendo da parole semplici alle immagini di disegni belli e dolorosi. Non trascurando di insinuare, nell’ultima pagina, anche un barlume di speranza nel tuo sguardo.
Rosella Picech
(da LiBeR 112)
Il viaggio
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