Gli uomini in grigio
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Gli uomini in grigio

Gli uomini in grigio
Giorgio Scerbanenco
Rizzoli, 2016, 255 p.
€ 16,00 ; Età: da 12 anni

Uscì nel 1935 sul giornalino Novellino, primo libro per ragazzi (in 20 puntate) e al tempo stesso primo giallo di Giorgio Scerbanenco, scrittore di ogni genere, dal rosa, al fantascientifico, al poliziesco, tra cui la nota serie di Duca Lamberti (dal 1966), che lo incoronò padre del noir italiano moderno. Gli anni ’30 vedono il passaggio dal giallo classico à la Christie all’hard boiled di Hammett e Chandler, pugni, spari e baci. È il momento buono per la nascita del giallo per ragazzi, caratterizzato dall’avventura più che dalla deduzione logica e psicologica: il tedesco Emilio e i detective (1929) e l’italiano La teleferica misteriosa (1937) sono esemplari al riguardo.
Gli Uomini in Grigio, in più, ha quel tocco di feuilleton proprio della Biblioteca dei miei ragazzi. Non è solo un reperto di storia della letteratura per l’infanzia, ma un’ulteriore prova del talento narrativo dell’autore per la caratterizzazione dei personaggi, l’ambientazione e le atmosfere, la trama lineare senza divagazioni ma zeppa di sorprese, un ritmo di scrittura secco, tutti elementi che possono essere apprezzati ancora oggi da lettori al passaggio tra infanzia e adolescenza. Protagonista è Mario, ragazzino coraggioso e generoso, ma responsabile, capace di osservare gli indizi e collegarli, ospite con altri orfani della Casa della Luce, in cui la signora Verre riversa tutto il suo amore e la sua ricchezza, finché, ricattata e minacciata dal misterioso X, capobanda dei terribili Uomini in Grigio, è costretta a chiudere il collegio e a mandare i ragazzi in orfanotrofio, tranne il prediletto Mario, che tiene con sé.
La storia si sviluppa adrenalinicamente per tutta Europa non risparmiando nessun cliché e topos di genere: minacce e botte, pedinamenti e rapimenti in auto, fughe dal treno in corsa e inseguimenti a folle velocità, cazzotti e pistolettate, morti e feriti. I milioni del bottino si trovano nel posto più impensato, come nella Lettera rubata di Poe. Con il colpo di scena finale, doppio, tutti i pezzi si incastrano alla perfezione, e ci sono anche baci materni fra Mario e la signora, che può riaprire la Casa. Affettuosa e documentata la prefazione della figlia Cecilia.

Fernando Rotondo
(da LiBeR 112)