Il sapore dell’acquacotta
Ermanno Detti
Euno Edizioni, 2011, p. 180
(Seconda stella a destra)
€ 10,00 ; Età: da 10 anni
Due gli elementi essenziali di questo libro. Uno è storico-ambientale: il ritratto della Maremma in tre decadi: gli anni ’40, ’50 e ’60; l’altro è il riflesso di questo ambiente sulla personalità di Enrico, l’io narrante, dalla preadolescenza al suo divenire uomo. Enrico nasce in Maremma da una famiglia povera (genitori e due fratelli più grandi) che vive dei prodotti di una magra proprietà. Il ragazzo cresce conscio che il suo fisico gracile lo rende inadatto al lavoro agricolo e, seppur a fatica, ottiene il consenso a iscriversi alla scuola di avviamento professionale.
La narrazione procede a un livello di crossover book, con immagini della vita quotidiana e lo spicco di alcuni personaggi fuori campo. Sono brevi capitoli in cui figura un dopoguerra vibrante di novità, come gli “Okay, boy!” degli americani, o ancora carico di odi, come l’eco dell’uccisione del repubblichino padre di Augusto. Lo sfondo geografico, con la “bellezza scontrosa” della Maremma, ha una presa immediata sul lettore, così come l’evolversi, negli anni ’50, della società e del costume.
Negli anni ’60 Enrico decide di abbandonare la Maremma per una carriera paramilitare in ambito cittadino e qui le pagine colgono efficacemente quanto la diversità lo colpisca anche nei suoi risvolti negativi. La tappa finale del percorso formativo è l’avvio alla carriera giornalistica. Dopo questo “approdo” insperato e un breve cenno alla nuova vita, Detti compone un finale di grande efficacia. È quello del ritorno per visite brevi alla casa paterna dove non resta che un fratello con la sua famigliola: un ritorno che comporta un confronto pregno di una nostalgia temperata tra la Maremma di mezzo secolo prima e l’attuale. Vi spicca la presenza dell’ultimo personaggio “stra-ordinario” del libro: il Mago. È un finto rabdomante, un vecchio che tanto tempo prima sapeva intrattenere a lungo con i suo racconti gli ascoltatori, increduli sì, eppure incantati da quel profluvio di invenzioni, di esperienze più immaginate che realmente vissute. Oggi in paese lo considerano un uomo strano, ma “allora” era normale ascoltare cose non vere, evadere per un altrove migliore, anche se non credibile, sull’onda di un racconto.
Carla Poesio
(da LiBeR 96)
Il sapore dell’acquacotta
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