Tutta la verità su Gloria Ellis
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Tutta la verità su Gloria Ellis

Tutta la verità su Gloria Ellis
Martyn Bedford; trad. di A. Carbone
De Agostini, 2016, 380 p.
(Le gemme)
€ 14,90 ; Età: da 13 anni

Tutta la verità su Gloria Ellis di Martyn Bedford lascerà un segno di vitalità profonda nella letteratura per ragazzi di sempre. La materia letteraria è quella infinitamente fertile dell’adolescenza, dove si rincorrono le illuminazioni di Dostoevskij, Alcott e Goethe, di Musil e Salinger, nonché degli altri rimasti invischiati nella rete affascinantissima di quel momento della vita. Ma è davvero solo questo poi, una “fase”?
Sì, perché quello che sembra volerci dire Gloria, Glo-Jay per gli amici, Lory per i prof, e Lor in famiglia – voce narrante, nonché enigma esistenziale di questo romanzo inevitabilmente di formazione – fin dai suoi primi scambi con l’ispettrice di polizia Ryan, deputata (presente la madre di Gloria), ad accogliere la sua testimonianza di quindicenne, scomparsa per due settimane insieme a Uman Padeem, un neo compagno di classe misterioso e geniale – è che l’adolescenza, a prescindere dal momento anagrafico di ognuno/a, non può non essere un irrinunciabile archetipo del possibile, trampolino della messa alla prova di sé e degli infiniti abiti che l’anima può indossare. Qualcosa che non va mai seppellito o rimosso.
Queste sono le traiettorie che Gloria e Uman (sopravvissuto a un passato insostenibilmente tragico), disegnano oltre la banalità del mondo proposto dai genitori, della loro distrazione, delle loro responsabilità, dei loro sogni mancati, mondo che Gloria, ancor prima dell’ingresso quasi onirico di quello che sarà il suo primo amore, sta già percependo come “smarginato” e insoddisfacente.
Racconta Bedford, in appendice al romanzo, come quello che poi è diventato Tutta la verità su Gloria Ellis, dovesse inizialmente essere Il quarto desiderio, protagonista un genio. Sono stati però i 243 desideri prodotti dagli studenti di un laboratorio di scrittura tenuto dall’autore nel West Yorkshire a germinare la forza e la fragilità di Gloria e Uman, la loro “fuggitività” per l’Inghilterra (che non è “escapismo”, ma apertura su un mondo reale altro), verso il mare delle isole Scilly: creativi come in Colpa delle stelle di Green, ma più filosofici, pazzi come quelli On the road apertamente citati di Kerouac. “Di voglia di vivere, di parole, di salvezza”.

Maria Grosso
(da LiBeR 112)