Gli angeli non vanno mai in fuorigioco
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Gli angeli non vanno mai in fuorigioco

Gli angeli non vanno mai in fuorigioco: la favola del calcio raccontata a mio figlio
Fabio Caressa
Mondadori, 2012, p. 198
(Strade blu)
€ 17,00 ; Età da 12 anni

Fabio Caressa è il più noto telecronista di calcio, su Sky, per competenza, scioltezzza e chiarezza di linguaggio, passione e capacità di trasmettere emozioni. Suoi tormentoni sono entrati nel parlare corrente: nell’intervallo “l’arbitro manda tutti a bere un tè caldo” e alla fine “manda tutti sotto la doccia”. È anche autore di un apprezzato reportage sui militari italiani in Afghanistan. Adesso ha voluto scrivere la favola del calcio per il figlio, ossia per i giovani, intrecciando una tipica storia di amicizia e avventura, un po’ di mistero, un pizzico d’amore, il racconto di partite e giocatori entrati nella leggenda, collocandoli entro il contesto storico.
Una banda di cinque 13-14enni in vacanza, tifosissimi di squadre diverse, partecipano a un torneo di calcetto, c’è qualche timido innamoramento e casto bacetto, qualcosa di più sostanzioso tra gli adulti (nessun peccaminoso adulterio, però, quelli coinvolti sono separati dai/dalle consorti). Un vecchio misterioso, straordinario affabulatore, narra, come se fosse stato presente eventi, “epocali”: il gol segnato con la “manina” da Maradona nel Mondiale 1978 nell’Argentina della dittatura militare e dei desaparecidos; Italia-Brasile 3-2 (con tre gol di Paolo Rossi) nel Mondiale 1982 con Bearzot e Pertini, ma anche la P2 di Gelli, l’omicidio del generale Dalla Chiesa, il rapimento di Moro; il Milan che nella finale di Champions League 2005 con il Liverpool al termine del primo tempo vince tre a zero, ma nella ripresa si fa raggiungere e ai rigori un angelo devia fuori quello decisivo facendo vincere gli inglesi, ecc.
Perché “il calcio è leggenda” spiega il vecchio ai ragazzi, ma “se non capite la storia e la società non potete capire il calcio”. È storia, favola, emozioni e passioni che uniscono padri e figli, grandi e piccoli, è collante generazionale e nazionale. Anche un torneo di calcio può trasformare una banda scalcinata in una squadra unita e solidale per raggiungere un obiettivo condiviso, piccolo ma significativo. Forse non c’era bisogno di un linguaggio mimetico-giovanile (minkia, cazzate, frocione, scopare) che sicuramente è molto diffuso, ma un bel libro dovrebbe offrire un modello meno greve.

Fernando Rotondo
(da LiBeR 98)