Giù nella miniera
Igor De Amicis e Paola Luciani
Einaudi Ragazzi, 2016, 183 p.
(Carta bianca)
€ 11,00 ; Età: da 12 anni
“Andiamo in Belgio per fare i signori” diceva la madre di Fulvio partendo per raggiungere il marito che lavorava in miniera, in base a un accordo fra i due paesi per cui 50.000 lavoratori migrarono in cambio di carbone. Ma a Marcinelle trovarono baracche fatiscenti, condizioni di vita durissime e di lavoro pericolosissime a più di mille metri sotto terra, in gallerie insicure, pregiudizi xenofobi, cartelli nei negozi: “Vietato l’ingresso ai cani e agli italiani” (contemporaneamente a Torino si poteva leggere: “Non si affitta ai meridionali”). “Se ne vengono dal loro dannato paese e ci rubano il lavoro. E noi in cambio gli diamo un mucchio di soldi, e pure la casa” (anche questa già sentita da noi) urla il padre di Paulette, capobanda dei ragazzi belgi in lotta con les italiens, fra i quali si arruola il tredicenne abruzzese, in una sorta di guerra della via Paal tra “mangiaspaghetti” e “mangiapatate”, con dispetti, agguati, inseguimenti, bombardamenti di patate e frutta marce, gare per conquistare la vetta del terril, la montagna di scarti di estrazione. Fino all’ultima sfida: scendere in miniera, Paulette contro Fulvio, per trovare il leggendario tesoro del minatore fantasma, un baule di monete d’oro. Ma quel maledetto 8 agosto 1956 un’esplosione provoca un incendio e il fumo sale nel pozzo dell’aria come in un camino intrappolando anche i ragazzi, che naturalmente si alleano per cercare la salvezza.
Da questo momento la narrazione si fa incalzante e tumultuosa, affannosa e disperata, assumendo l’aspetto di un thriller, di cui non diremo altro per non rovinare lettura. Nella realtà, quel giorno scesero in miniera 275 minatori e non ne uscirono ben 262, di cui 136 italiani.
De Amicis, commissario di polizia penitenziaria, e Luciani, insegnante di sostegno nella scuola primaria, sanno mescolare magistralmente finzione e storia, invenzione e cronaca, avventura giovanile classica e tragedia moderna, ispirazione ai duelli epici tra Achei e Troiani e ai tornei cavallereschi e descrizione minuta della vita degli emigrati italiani a metà Novecento, con “drammatica leggerezza” come ha ben detto con efficace ossimoro Baccalario. Da leggere e far leggere.
Fernando Rotondo
(da LiBeR 113)
Giù nella miniera
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