Finché siamo vivi
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Finché siamo vivi

Finché siamo vivi
Anne-Laure Bondoux; trad. S. Brogli
Mondadori, 2016, 312 p.
€ 16,00 ; Età: da 12 anni

Torna spesso nei romanzi di Anne-Laure Bondoux la parola “vita”, quasi che l’autrice la volesse inseguire, rispondere a quesiti irrisolvibili sul senso dell’esistenza. Anche nell’ultimo romanzo dal titolo Finché siamo vivi inserito sapientemente nell’affascinante disegno di copertina di Héléne Druvert la scrittrice racconta con stile incalzante e spunti ricchi di mistero una storia in cui il fantastico e il reale sono in costante comunicazione. Non a caso il libro è dedicato alle generazioni dei suoi antenati, uomini e donne della classe operaia. “Non c'è frutto senza nocciolo, abbiamo tutti bisogno di sapere da dove veniamo”, dice lo gnomo del bosco. E la “Fabbrica” domina come una presenza umana, elemento di grandezza, potere e prosperità... I protagonisti del romanzo, Bo e Hama, cominciano a pensare insieme, a mescolare i ricordi dell'infanzia ormai remota con paure e segreti nascosti e indecifrabili. La loro felicità fu breve perché l’esplosione della Fabbrica provocò una catastrofe umana e ambientale di proporzioni indescrivibili. Fu allora che Hama perse entrambe le mani e dopo un periodo di sofferenza e incomprensione con la gente del paese, iniziò il loro viaggio, un viaggio senza ritorno verso l’ignoto. Hama era incinta e fu allora che Bo cominciò a raccontarle di quando era stato abbandonato da un giorno all’altro dai suoi genitori e del loro potere magico e del falco pellegrino che lo salvò lasciandogli una piuma; quella piuma gli avrebbe ricordato da dove veniva e chi era. Andarono avanti malgrado tutto, la fatica, la fame, il freddo. Affrontarono muri di tenebra, neri e minacciosi, ma non si fermarono. Luoghi dove il sole dava la scalata a montagne inaccessibili che sbarravano la strada, dove solo alberi e animali riuscivano a sopravvivere. E qui, mentre erano allo stremo delle forze e Hama partoriva la loro bambina, apparve un omino dalla storia ancora più misteriosa di quella di Bo e fu la loro salvezza. Ma le ombre tornano sempre e l’armatura magica forgiata da Bo per salvare la figlia si consumò lentamente e fu un bene, perché la giovane Tsell comprese che neppure la magia poteva evitare i pericoli, che non esistevano paradisi raggiungibili in terra, ma solo la speranza di contrastare la follia e la violenza.

Paola Benadusi Marzocca
(da LiBeR 113)