Ciao Cielo
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Ciao Cielo

Ciao Cielo
Dianne White, Beth Krommes; trad. di Bruno Tognolini
Il Castoro, 2016, 48 p.
(Il Castoro bambini)
€ 13,50 ; Età: da 4 anni

Questo splendido albo approda da noi a un anno e mezzo di distanza dall’uscita negli Stati Uniti. Ci presenta due autrici interessanti, in particolare l’illustratrice Beth Krommes. Delle sue illustrazioni ci rapiscono le forme nette, solide e compatte, ottenute con la tecnica dello scratchboard, cioè del cartoncino nero graffiato che simula le incisioni xilografiche, rivestite poi di colore all’acquerello. Di colore infatti è intriso il libro, fin dal titolo originale Blue on blue, sintesi del primo verso in lingua inglese: “Cotton clouds. Morning light. Blue on blue. White on white”.
Si potrebbe dire che Ciao Cielo sia una poesia illustrata, oppure che sia una bella storia, e come tutte le storie si dipana secondo un inizio, uno svolgimento e una fine: si apre in un mattino luminoso, si trasforma in un “temporale più nero del nero”, si chiude in una “notte d’argento” – e tuttavia non avremmo ancora detto l’essenziale. Indubbiamente Ciao cielo è entrambe le cose – un testo poetico e una buona storia – ed è pure una perfetta opera a quattro mani dove testo e illustrazioni si completano a vicenda; certamente l’adattamento di Bruno Tognolini (finalmente un poeta a tradurre un testo poetico!) rende con efficacia i suoni del testo originario e dona all’italiano una musicalità da “Pastorale” che la storia sembra riprendere quasi fedelmente nell’inizio sereno, nel procedere minaccioso e rumoroso del temporale, nel finale rasserenante – e già qui ci sono tutti gli elementi dell’incedere narrativo. L’essenziale sta nel profondo amore per le meraviglie dell’universo che qui emerge: è il racconto di una bimba in una piccola casa tra i campi, il suo sguazzare felice nel fango dopo la pioggia, e poi il bagno e l’addormentarsi tranquillo, lei, la sua bambola, i cagnolini, gli animali della fattoria, mentre fuori brillano le lucciole e le stelle... È un inno alla natura, ma è anche un’ode al desiderio racchiuso nel più profondo di noi, e che l’infanzia così bene ricorda: sentirci a casa, essere in un mondo grande e inesplorato eppure famigliare, dove tutto è parte di un insieme armonioso e dotato di senso – il senso dell’essere qui, ora, sempre.

Angela Dal Gobbo
(da LiBeR 112)