Amico d’estate
Beatrice Masini, ill. di Angelo Ruta
EL, 2016, 82 p.
(Le letture)
€ 7,50; Età: da 9 anni
Si sono riempiti un buco a vicenda. Il bambino e il vecchio. Il bambino senza un nonno e il vecchio che non ha nipoti. Lo racconta il bambino di sé narrante, protagonista di questa storia, semplice in apparenza, con implicazioni profonde se la si sa ascoltare. Voce? Si dice ascolto, dunque voce. Sembra scontato quando si tratta di un racconto in prima persona? È che qui, adesso, quella voce ha un andamento del tutto particolare. Di tono smorzato, s’inoltra in ragionamenti modulati con garbo poetico e logica che non si permette una grinza: stringente. Nostalgia di un amico perduto? Perché poi amico? Si tratta di un nonno, seppure di elezione. Paolo e Norman, il bambino e il vecchio lo sono. Sono amici, grandi amici. O meglio, lo erano. Così pensa Paolo, angustiato dal fatto che quell’estate Norman non sia tornato. Cosa è successo a Norman? Paolo si accorge di sapere poco di Norman quando non è con lui, quando è lontano. Per rintracciarlo, forse Paolo deve conoscerlo meglio. Deve cercare indirizzo e numero di telefono. Non solo. Ha le fotografie, numerose, scatti della mamma, e nello stesso album, in fondo, una tasca custodisce i tesori della sua amicizia con Norman: cartoline postali, pensieri che si contano nei semi della Nigella Damascena, inviati in busta, pronti per essere piantati nel giardino di casa di Paolo, biglietti dalla Florida, dove una perenne estate consente a Norman una vita più dolce e dove Norman ha promesso che ci andrà con Paolo. Le foto di quella volta che andarono assieme a pesca e quelle della visita al cimitero di guerra, e Cate, le poesie, le parole per dirlo, dirle che gli piace, s’impigliano nell’amicizia, nell’amore, nel punto di vista dell’altro, nella diversità dei comportamenti.
Piccoli capitoli, quasi quesiti filosofici, quelli di sempre, fondamentali, avviluppati attorno all’amico che sembra scomparso e sempre ricompare nella fotografia e nei ricordi, un viaggio attorno a Norman come un viaggio attorno a se stesso, un’educazione sentimentale, che si traduce in attenzione alla vita e a tutti i suoi aspetti, anche minuti, come quello di tentare di far ricrescere un fiore, sconfiggerne la resistenza ad attecchire, con la costanza, la fiducia, nell’accettazione della sua fragilità.
Rosella Picech
(da LiBeR 111)
Amico d’estate
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