All’inseguimento del Cane Nero
Roddy Doyle
Trad. di S. De Franco
Guanda, 2014, pag. 224
€ 12, 00 ; Età: da 9 anni
Il libro, dedicato ai gabbiani di Dublino, è la storia di una lunga corsa nella notte di San Patrick. Due fratelli, Gloria e Raymond, hanno imparato a distinguere le chiacchiere degli adulti dai mormorii – cominciati da quando zio Ben si è stabilito da loro – sorta di “lingua straniera ascoltata attraverso pareti e pavimenti”.
I grandi parlano di soldi “come fossero malattie” e loro apprendono dalla tv il vocabolario della crisi economica. Ma a spiegare più chiaramente cosa sta succedendo è la nonna: “Il Cane Nero della Depressione ha rubato l’ossobuffo di Dublino”. Sfruttando un’icona del folklore inglese – il black dog, ripreso dalla Rowling ne Il Prigioniero di Azkaban col personaggio del Gramo, rivisitato da Rebecca Hunt ne Il Cane nero (Ponte delle Grazie, 2011) dove tra i suoi protagonisti c’è Wiston Churchill alle prese con il male oscuro – il romanzo di Doyle, dalla scrittura arguta e un ritmo narrativo incalzante, è una metafora della sindrome depressiva che colpisce i singoli individui fino a invadere interi quartieri e città. “Il Cane Nero della Depressione aveva invaso la città di Dublino. Nessun umano se ne accorse. Gli animali sì.” Arrivato sotto forma di nuvola, trasformatosi in bestia dal pelo irsuto che sparge freddo, il Cane semina rassegnazione, apatia ma teme i bambini, poiché questi sono il futuro, e più di ogni altra cosa la parola splendido, la parola “più indaffarata di Dublino”, la più usata. Gloria e Raymond, accompagnati da Ernie, ragazzino che si crede un vampiro, e da frotte di altri bambini, tutti con qualcuno in famiglia da aiutare, se ne accorgeranno per caso e la useranno come arma letale per annientare la belva. Si respira tutto il mondo di Doyle in questo libro per piccoli e grandi lettori: l’importanza dei legami familiari nel nostro percorso di crescita, Dublino e il suo cuore pulsante di luci e rumori, la forza evocativa della parola: quel qualcosa di atavico e misterioso che nell’era del vacuo “chiacchiericcio” tecnologico rivendica sempre di più la sua magia.
Elena Baroncini
(da LiBeR 105)
All’inseguimento del Cane Nero
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