"Tendiamo ancora a vedere l'immagine come l'infanzia della parola, e di conseguenza la parola come un'illustrazione cresciuta, 'adulta', mentre oggi sono sempre più sorelle: non è più solo l'adulto che accompagna il bambino ma sempre più il bambino che accompagna l'adulto, nel suo mondo". Su LiBeR 138 Simone di Biasio ci guida in un viaggio tra i libri con le figure che accompagnano lettori grandi e piccoli verso nuove convergenze e conquiste, a partire dalle opere di Dino Buzzati per arrivare a quelle di Antonio Marinoni. "Libri illustrati per adulti: bisogna sempre ricorrere a una qualche specifica quando, nel gergo comune, una definizione finisce per appartenere a una sola categoria.
Come in tante storie sull’Olocausto, caso emblematico Il Diario di Anna Frank, la relazione libro-lettore è inversa: sappiamo il finale, assistiamo impotenti, dolenti, allo svolgersi degli eventi attraverso le pagine, consapevoli che anche questo vuol dire essere testimoni perché nulla venga mai dimenticato. I due autori, attraverso un magistrale lavoro di equilibrio fra testo e illustrazione, fra dramma storico e poesia dell’immaginario, riescono ad andare oltre il reale trovando un’alternativa di dignità e riscatto per quel milione e mezzo di minorenni morti nella Shoah. Protagonisti due bambini: uno shegetz, non ebreo, ed Henio Zytomirski, 9 anni, esistito realmente, finito nelle camere a gas a Madjanek e simbolo del ghetto di Lublino. Henio è un solitario, ma un giorno vuol condividere con l’altro ragazzino un hazùi, un segreto. Lo porta in una soffitta, “il centro di tutte le soffitte del mondo”, conosciuta da altri nove bambini, “quanti ne servono perché una preghiera arrivi a Dio”. Ma il vero segreto è che da una delle due finestre si scorge un paesaggio che non è di Lublino. La notte del 16 marzo 1942 Henio corre a casa dell’amico: è giunto il momento di scappare, il piccolo però non se la sente. La mattina dopo quasi tutte le famiglie ebree sono state deportate. All’appello mancano dieci bambini. Lo shegetz ritorna alla soffitta, sui vetri polverosi trova impronte di dita e la firma, come un addio, di Henio. Passano gli anni, il bambino, ormai diventato un uomo anziano, colleziona cartoline di tetti sperando di ritrovare quello col paesaggio visto dalla soffitta. Con un raffinato monocromatismo, che ci fa ripensare a Joanna Concejo e a Brian Selznick, e il realismo delle architetture che riporta a Roberto Innocenti, Alice Barberini gioca con le ombre e soprattutto con le luci. Il tratto sgranato delle sue matite dà respiro a tutta la narrazione, illumina lo sguardo di Henio e il lettore: perché le storie, le grandi storie, curano anche le ferite dell’anima del mondo che non smette mai di sorriderci dalla finestra.
Elena Baroncini (da LiBeR 138)
La finestra del re di polvere
Pierdomenico Baccalario,
ill. di Alice Barberini
Orecchio Acerbo, 2023, 56 p.
€ 17,50 ; Età: da 8 anni
Il ribaltamento della realtà è da sempre uno dei modi utilizzati per raccontare quel che esiste. In molte favole classiche, ma anche moderne, si rivoltano cose e situazioni per mostrare quello che occhi abituati a guardare, senza vedere, non riconoscono più. Basti pensare al lavoro compiuto da Rodari. Angelo Mozzillo e Andrea Antinori si sono divertiti in questo lavoro edito da Clichy a nascondere e mescolare ogni cosa per svelare quello che resta nascosto. Hanno creato una favola moderna in cui un gioco continuo di rimandi porta il lettore a scoprire la vacuità in cui è immerso. Tutto ha inizio nel luogo segretissimo della fabbrica circondata dal nulla e, come spesso accade nella realtà, in cui è possibile entrare solo con l’immaginazione (sempre sia benedetta!). Nella fabbrica si produce la nebbia per rispondere alle esigenze dal mercato del turismo: viene impacchettata e spedita affinché nessun turista resti senza quella magica atmosfera a Londra, come a Singapore. Ma accade l’imprevisto che ogni cosa, prestabilita e ordinata dal signor Mercato, ribalta: a causa di un incidente la nebbia invade la città. Nebbia per tutti e dappertutto, e per di più gratis. Quel che all’inizio sembra un disastro si rivelerà, per molti, un’occasione di libertà e inconsapevole condivisione. Tutto si scompone, come ben mostra Antinori con il suo tratto ironico e netto che, con quel che sembra un gioco di tagli e ritagli, accompagna Mozzillo in una realtà liberata e liberante, tutta da scoprire, un po’ caotica, ma più coraggiosa. Nel caos diventa possibile una genitoralità condivisa addirittura con persone estranee al nucleo famigliare. Nessuno può vantarsi di premi, medaglie e nuovi tagli di capelli. Persino sui social compare solo la nebbia. Vengono annullate tutte le fiere, che tanto erano inutili. Ma finita l’invasione della nebbia ogni cosa torna come prima. Si tratta di un libro che con intelligenza e arguzia diverte e rende possibile l’esercizio di un pensiero, e nella grande fabbrica di cose, che non conosce incidenti di nessun tipo, è veramente una gran fortuna che Mozzillo e Antinori siano riusciti ad entrare per raccontarci quello che ogni lettore potrà e vorrà leggere con o senza nebbia.
Agata Diakoviez (da LiBeR 138)
La famosa esplosione alla fabbrica della nebbia
Angelo Mozzillo,
ill. di Andrea Antinori
Clichy, 2023, 32 p.
(Carrousel)
€ 19,50 ; Età: da 4 anni
Il Grinta è un gruppo di lettura nato nel 2014, che si riunisce nella Casa Circondariale di Bologna Rocco D'Amato della Dozza di Bologna, tutti i mercoledì mattina. Con l’aiuto del bibliotecario Enrico Massarelli della Biblioteca SalaBorsa di Bologna abbiamo rivolto alcune domande ai detenuti che fanno parte de Il Grinta, e condividiamo con i lettori e le lettrici di LiBeR le loro impressioni sul libro I cento vestiti di Eleanor Estes, con illustrazioni di Louis Slobodkine e traduzione di Marina Rullo (Piemme, 2019).
Perché vi chiamate il Grinta?
Perché quando abbiamo pensato di trovarci un nome avevamo da poco finito il libro Il Grinta di Charles Portis e anche perché la grinta è quella che ci vuole, che ci serve. Per andare avanti.
L’estate di Frankie e Bug è il primo romanzo middle-grade di Gayle Forman, autrice che fino ad oggi aveva esplorato con successo i territori della narrativa per giovani adulti. Diciamolo subito: sia la storia, che la scrittura, che la costruzione di ambiente e personaggi rendono merito all’eclettismo di Forman, che mostra di trovarsi perfettamente a proprio agio anche quando deve rivolgersi a lettori preadolescenti. Los Angeles, 1987. Beatrice, per tutti Bug, dieci anni, non vede l’ora di ripetere la routine di ogni estate: trascorrere intere giornate sulla spiaggia di Venice con il fratello Danny. Sfortunatamente, i suoi piani non coincidono con quelli del fratello che, ormai adolescente, ha bisogno del suo spazio e non intende farsi carico della sorellina. Proprio quando il destino di Bug sembra quello di rimanere sempre a casa, nel condominio popolato da una serie di stravaganti amici della madre, impegnata al lavoro per intere giornate, ecco materializzarsi una speranza: dall’Ohio è in arrivo Frankie, il nipote del vicino Philip, coetaneo di Bug. Tutto risolto? No, perché Frankie odia il nuoto, il mare e la spiaggia e per Bug non potrebbe esserci biglietto da visita peggiore. Gayle Forman è molto abile nel raccontare un’amicizia che nasce piano piano, grazie al comune interesse di indagare - piuttosto ingenuamente, peraltro - sugli omicidi di un serial killer che sta terrorizzando la città, ma che va a strappi, con passi avanti e con errori, momenti di imbarazzo, sentimenti feriti. Frankie e Bug sono due personaggi veri e tridimensionali, a cui i giovani lettori si affezioneranno. E poi c’è l’ambientazione, la Venice degli anni ‘80, che è più un personaggio che uno sfondo, con i suoi sapori e i suoi odori, le sue luci e le sue ombre, la musica punk e gli skinhead, la grande libertà e l’omofobia. Nel corso della vicenda entrambi i protagonisti mostreranno le loro ferite, che affondano le radici in storie familiari dolorose e complicate, ma nemmeno in questa seconda parte così densa dal punto di vista tematico, il romanzo perde mai ritmo e fluidità e una certa leggerezza di fondo.
Matteo Biagi (da LiBeR 138)
L’estate di Frankie & Bug
Gayle Forman;
trad. di A. Casarini
Mondadori, 2023, 208 p.
€17,00 ; Età: da 11 anni
In un libretto piccolissimo Ottavio Fatica scrive che “la traduzione di poesia in quanto poesia è sempre questione di resa.” Accostandosi a Dolce come un cetriolino lindo come un maialino non si può che mettere al centro l’opera di traduzione di Ilaria Rigoli, che prende i versi della scrittrice statunitense, pubblicati per la prima volta nel 1964, i ritmi, le assonanze, le rime e li trasporta nella nostra lingua muovendosi a più livelli: c’è uno scavo lessicale, che rende leggere e ariose le parole, c’è un’attenzione ai suoni della lingua inglese del testo originale e a quelli della lingua italiana, ci sono tradimenti di ritmo che concorrono a riprendere il senso delle composizioni e c’è pienamente la voce di Rigoli poeta, la capacità di accogliere quei versi che in forma, lingua, temi, risuonano di un’America di 60 anni fa, di paesi e feste, di giardini e caccia alle uova di Pasqua, di notti di Halloween e di momenti quotidiani... L’operazione è preziosa, come le illustrazioni e la forma fisica del libro: preziosa per tutte le bambine e i bambini che al testo si avvicineranno, un’occasione per fare esperienza di come la poesia dia spessore e vaghezza a parole e azioni del quotidiano, di come l’uso di ritmo e rima possano non confermare le aspettative del lettore, di come non sia necessario enunciare grandi temi per permettere a ogni lettore e lettrice di accedere a una conoscenza di sé e del mondo, attraverso le minuzie e i giochi che sostanziano i giorni e producono domande e un senso di inquietudine che è predisposizione alla scoperta. Nei versi di McCullers (e credo che questo succeda anche senza conoscere l’opera e la biografia della scrittrice) e in quelli di Rigoli risuona un sobbollire di incertezze, un sottrarsi a risposte immediate, sia nel raccontare dell’altezza del cielo, che della presenza della D nella parola mercoledì. Sono poesie che raccontano l’indescrivibilità e l’incongruenza del mondo attraverso ribaltamenti improvvisi di senso e di sguardo; d’altronde già il titolo ci fa pregustare tutto questo. Naturalmente, come tutta la poesia, il consiglio è di leggere le composizioni ad alta voce, più e più volte, alla ricerca di ritmi e suoni da godere, lasciando così spazio e tempo al farsi strada del senso.
Nicoletta Gramantieri (da LiBeR 138)
Dolce come un cetriolino, lindo come un maialino
Carson McCullers,
ill. di Rolf Gérard;
trad. di I. Rigoli
Bompiani, 2023, 31 p.
€ 15,00 ; Età: da 6 anni
