Il Grinta è un gruppo di lettura nato nel 2014, che si riunisce nella Casa Circondariale di Bologna Rocco D'Amato della Dozza di Bologna, tutti i mercoledì mattina. Con l’aiuto del bibliotecario Enrico Massarelli della Biblioteca SalaBorsa di Bologna abbiamo rivolto alcune domande ai detenuti che fanno parte de Il Grinta, e condividiamo con i lettori e le lettrici di LiBeR le loro impressioni sul libro I cento vestiti di Eleanor Estes, con illustrazioni di Louis Slobodkine e traduzione di Marina Rullo (Piemme, 2019).
Perché vi chiamate il Grinta?
Perché quando abbiamo pensato di trovarci un nome avevamo da poco finito il libro Il Grinta di Charles Portis e anche perché la grinta è quella che ci vuole, che ci serve. Per andare avanti.
Dove leggete? da quando esiste il vostro gruppo di lettura?
Leggiamo a Bologna in carcere, siamo reclusi; il gruppo del nostro braccio esiste dal 2014 ma di quel gruppo ora non c’è più nessuno (beati loro).
Come leggete?
Leggiamo insieme uno alla volta, senza obbligo, ad alta voce, pagina per pagina, parola per parola, tutto il libro. Ogni tanto ci fermiamo e controlliamo le parole difficili o insolite. Poi parliamo dei fatti nostri, di quello che ci è venuto in mente leggendo o di come ci sentiamo.
Cosa leggete?
Abbiamo poca esperienza di lettura anche se leggere ci piace. Non siamo dei gran lettori anzi… a volte abbiamo anche paura di leggere o a volte leggere ci annoia o ci fa pensare a cose troppo brutte e tristi per dove siamo, diciamo che leggiamo per stare insieme e per mangiare dei biscotti col tè. Scegliamo insieme il libro tra le varie proposte.
Perché leggete?
Certamente è meglio leggere che stare in corridoio tutto il giorno o nella saletta del bigliardino, o parlare solo di reati e di condanne, di anni da passare e di rabbia che cresce. Leggere ci aiuta anche a imparare bene la lingua e il bibliotecario dice che leggere fa bene, ma a un libro preferiremmo la libertà.
Cento e quanti sennò: non buttarli, piegali
Abbiamo finito di leggere I cento vestiti di Eleanor Estes in soli 2 incontri e mezzo. Un record per il Grinta (inteso come gruppo di lettura). Diranno che abbiamo fatto presto perché era meno di 80 pagine e la metà figure. Diranno che l’abbiamo divorato perché era facile. Diranno che avevamo bisogno di vestiti. Diranno e dicano quello che vogliono. Ma l’abbiamo finito, ci è piaciuto e ora dobbiamo solo scegliere un nuovo libro. Facile dire perché ci è piaciuto: racconta in modo semplice la storia di una bambina presa in giro perché povera, straniera e orfana con solo tre personaggi molto belli, Wanda, Peggy e Maddy; inoltre fa rivivere i tempi delle elementari, fa ricordare le nostre maestre, i nostri compagni, i soprannomi inventati con cattiveria o con ingegno: soprattutto fa ricordare come facilmente si può fare del male e solo con sforzo si riesce a rimediare. La lettura fa poi riflettere su come può nascere la consapevolezza delle proprie azioni: se anche voi leggerete questo breve libro fate caso alla “nota al lettore”, fate caso a come la bambina ragiona e ha paura, fate caso a come vorrebbe fare qualcosa contro lo scherzo. E però non ci riesce. Secondo noi si tratta di molto di più di cento vestiti, e la storia non finisce qui. Perché questi cento vestiti fanno ricordare per sempre Wanda alle compagne e soprattutto sono il risarcimento a una amicizia non fiorita. Abbiamo anche visto che Wanda, la vittima dello scherzo innocente ma in fondo crudele, a sua volta riesce a non farsi escludere, a sentirsi parte del gruppo, a essere forte, a farsi amare. Ma come ci riesce? secondo noi sono centrali due lettere, lette ad alta voce, in classe, dalla maestra, davanti a tutti. Se leggerete il libro, fate caso a queste due lettere, lettere di pochissime righe ma che arrivano dove devono arrivare. Al cuore, allo stomaco del lettore. Allora ci siamo anche detti che nessuno più scrive lettere, nessuno più mette un pensiero su un foglio, preferiamo tutti messaggiare. Però queste due lettere rispettano una regola d’oro della scrittura massimo della verità e minimo delle parole. Secondo noi poi sono importanti i colori, i disegni e l’armadio. Cento vestiti stanno in un armadio, e tutti ordinati, perché l’armadio diventa un simbolo di quello che siamo noi, di quello che è l’essere umano: la corazza fuori e dentro i sogni, i desideri, le emozioni.
