Wool
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Wool

Wool
Hugh Howey; trad. di G. Lupieri
Fabbri, 2013, p. 552
€ 14,90 ; Età: da 13 anni

Wool, bestseller internazionale nato dal publishing, è un crossover che ha i tratti di un case study di sociologia contemporanea e futuribile, appassionante come un romanzo-fiume di letteratura popolare alla Dickens e Hugo, Rowling e Larsson, un thriller/mystery plausibilmente distopico come un racconto di P.K. Dick (non a caso vuol trarne un film il regista di Blade Runner Ridley Scott), sconsigliabile a critici con puzzetta al naso. A tratti la tensione narrativa è quasi insostenibile, e lo dice un vecchio lettore che dovrebbe essere mitridatizzato al riguardo, eppure non è riuscito a staccarsi dalla lettura fino alla conclusione.
In un silo che sprofonda sottoterra per chilometri e chilometri vivono migliaia di persone secondo una stratificazione sociale di 150 piani, gerarchica e classista: dal basso in alto minatori, meccanici, allevatori e coltivatori di orti idroponici, informatici detentori del vero potere (quello della comunicazione e informazione), che lasciano al sindaco e allo sceriffo i compiti dell’amministrazione e della legge e ordine. Al centro una scala a chiocciola per un incessante saliscendi di portatori di merci e messaggi di carta che costano meno di una mail (e ci sarà ben una ragione) in un su e giù che accompagna e metaforizza la scala delle emozioni. Al piano più alto una specie di periscopi mostrano fuori la terra trasformata in landa deserta e tossica. Questo lo scenario iniziale.
Baccalario in un articolo a tutta pagina de La Repubblica (4 nov.) ha parlato di “uno dei più formidabili libri dell’anno… dietro alla storia intrigante, questa volta, c’è un vero scrittore”. Il quale ci dice che “gli eroi della storia sono coloro che, sfidando quel che appare sullo schermo, decidono di andare a vedere la realtà con i propri occhi. E anche se non è bella, cercano di renderla migliore” (La Lettura, 17 nov.). In Wool c’è molto del “pessimismo della ragione e ottimismo della volontà” di Gramsci e del “principio speranza” di Bloch (anche se Howey non li nomina e forse non li conosce). Ma è una storia avvincente e profondamente educativa per adolescenti, anche se delude un po’ il finale, perché deve continuare, diventare saga.

Fernando Rotondo
(da LiBeR 102)