Volevo nascere vento
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Volevo nascere vento

Volevo nascere vento
Andrea Gentile
Mondadori, 2012, p. 155
€ 14, 00 ; Età: da 14 anni

La Giuria della 34° edizione speciale post-terremoto del Premio Letteratura per Ragazzi – Fondazione Cassa di Risparmio di Cento 2012 si è riunita nella sede nel bellissimo centro del paese in provincia di Ferrara, alla fine di novembre, per selezionare le terne di libri da sottoporre alla giuria dei ragazzi che fra questi decreteranno i vincitori. In questa occasione si è deciso di proporre, insieme alle terne finali previste, anche delle segnalazioni. Una di queste è andata al romanzo di Andrea Gentile: narrato in prima persona, scritto con stile elegante e una lingua molto ben curata, racconta una storia vera. Rita Atrìa è la prima collaboratrice di giustizia minorenne, non una “pentita”, ma una ragazza che decide di provare a uscire dal recinto mafioso in cui è nata e in cui si trova. Ha perso il padre e il fratello, non sa come fare a uscire dalla sua condizione ma è sicura di volerlo fare, così segue la cognata, a Roma, e chiede aiuto a Paolo Borsellino, divenendo una di quelle persone “protette” dalla giustizia che vivono una esistenza di quasi fuga e di invisibilità.
Il romanzo, richiama, naturalmente, il libro di Garlando dedicato a Falcone, e, in più tratti, la storia di Peppino Impastato. Uomini e mafia, donne e mafia, silenzio e giustizia, fuga e libertà, menzogna e verità, desideri e realtà, quotidianità e progetto esistenziale: ecco alcuni degli elementi dialettici che vivono nella storia e nei giorni romani di Rita. La voce narrante è dotata di grande felicità espressiva, ci sono pagine poetiche capaci di dare voce a ogni desiderio di crescita, eppure il romanzo lascia  il lettore molto male. Perché Rita Atrìa, dopo una settimana dall’assassinio di Borsellino, si toglie la vita. Il dolore per la Storia si sente nella storia narrata, penetra nell'esperienza del lettore. L’identificazione in un personaggio suicida apre a molte resistenze. Riconosco molti meriti a questo romanzo, la verità e la restituzione della memoria alle giovani generazioni per esempio, il suo essere scritto con qualità stilistica e costruito in modo onesto. Lo offrirei però a ragazzi grandi, forse dal liceo in poi, perché questa storia dice tristemente che di solitudine si muore anche se si è eroi.

Marcella Terrusi
(da LiBeR 97)