Un asino a strisce
Featured

Un asino a strisce

Un asino a strisce
Giorgio Scaramuzzino, Gek Tessaro
Salani, 2013, p. 64
(Piccoli salani)
€ 7,90 ; Età: da 8 anni

La notizia nell’ottobre del 2009 venne pubblicata sui quotidiani italiani ed esteri: nello zoo di Gaza due asinelli erano stati dipinti a scrisce bianche e nere per sostituire le zebre morte durante l’offensiva israeliana chiamata “Piombo fuso”, 23 giorni di guerra in cui – ricordiamolo – furono violati i diritti dell’infanzia, bombardati ospedali, scuole e depositi alimentari dell’Onu, in cui furono sperimentate sulla popolazione bombe al fosforo bianco e proiettili al tungsteno, e in cui la guerra lo fu anche all’informazione, poiché Israele negò l’ingresso nella Striscia di Gaza ai giornalisti internazionali.
Una vicenda che da quel giorno non ha più lasciato Giorgio Scaramuzzino, diventando un libro e uno spettacolo teatrale. Esile nel formato, la storia, adatta a tutti e interpretabile a più livelli, crea un’armonia con le illustrazioni di Gek Tessaro che ricorda quella di un duo musicale dove i motivi si alternano, creando giochi d’anticipo e sottolineature, per poi completarsi e fondersi. Un essenziale bianco e nero – che riesce a essere reale senza indugiare nel realismo ma ad aprirsi ad una espressività dove il tratto a volte guizzante, a volte più pacato, gioca con la maestria del segno – porta subito il lettore nel mondo di privazioni di Talal, 8 anni, che ha perso il fratello e il padre in guerra e che a scuola spesso non ci può andare. Sua grande amica è la zebra Aidha che vive nello zoo "La gioia dei bambini". In uno spietato bombardamento lo zoo viene devastato, la zebra muore e il guardiano Nidal, per non deludere i piccoli visitatori dipinge un asino a strisce ostinandosi a ripetere a un sospettoso Talal che “questa è Aidha come l’hai lasciata l’ultima volta”. Il bambino sentendo la rabbia del tradimento prima fugge, poi torna. Ha capito che la guerra uccide i sentimenti solo se noi lo permettiamo. E forse ha anche capito il potere grandissimo che la fantasia ha di infiltrarsi nel reale per renderlo più accettabile, per renderci ancora disponibili alla speranza e al sogno.

Elena Baroncini
(da LiBeR 99)