Ulisse racconta
Mino Milani
Einaudi Ragazzi, 2015, 246 p.
€ 18,00 ; Età: da 9 anni
L’incipit sprigiona una potenza narrativa ed epica capace di legare il mito classico a quello moderno, Ulisse e il cavallo di Troia ad Achab e alla Balena Bianca, Omero a Melville: “Sono un re, ma non chiamatemi re… E nemmeno chiamatemi condottiero o capitano… Chiamatemi semplicemente con il mio nome. Chiamatemi Ulisse”. Il quale si racconta attraverso le sue avventure, i viaggi, pericoli e amori.
L’Odissea con la Bibbia si può considerare la madre di tutte le narrazioni: l’avventura, il mistero, il fantastico, l’horror, l’amore. Ulisse è l’archetipo dell’eroe classico e anche moderno, dal pistolero al detective.
La storia comincia con l’inganno del cavallo e prosegue attraverso le stazioni canoniche del viaggio lungo 10 travagliati anni verso Itaca: i Lotofagi e i Lestrìgoni, il Regno d’Oltretomba, Scilla e Cariddi, le Sirene, gl’incantesimi di Circe e Calipso, il Ciclope Polifemo, certamente l’episodio più noto e anche il più lungo (30 pagine) insieme a quello di Nausicaa. Ovvero, i topoi letterari dell’avventura e dell’amore. Ogni episodio brilla di una propria luce narrativa ed esplicativa, mai esornativa o ammonitoria, come il canto delle Sirene che Ulisse vuole ascoltare a ogni costo: “perché volevo sapere… questa è la mia idea fissa. Non siamo nati per vivere e basta: ma per conoscere le cose e cercare di sapere che cosa sia la vita”. Così, con chiarezza e semplicità, evitando piattezza e semplificazione, Milani lega Omero a Dante, come anche nell’excipit, dove l’eroe finalmente tornato a casa già avverte il richiamo dell’“avventura e il desiderio di sapere”, preludio al “folle volo” dantesco oltre le colonne d’Ercole.
L’Ulisse di Mino parla come un uomo comune, come Ismaele, distinguendosi dal racconto originale in quanto riduce, quasi annulla, la presenza determinante degli dei. Perché vera avventura è quella dell’uomo che decide il proprio destino con le sue scelte e anche gli errori. In questo lavorio narrativo di rifinitura, suddiviso in capitoli concisi e scorrevoli, l’autore elimina o riduce a semplici accenni brani importanti che però dilungherebbero o diluirebbero oltremodo la narrazione (Achille e Agamennone, la strage dei Proci ecc.).
Fernando Rotondo
(da LiBeR 110)
Ulisse racconta
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