Terrestre
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Terrestre

Terrestre
Jean-Claude Mourlevat
trad. di B. Capatti
Rizzoli, 2012, p. 359
€ 15,00 ; Età: da 12 anni

La protagonista di questo romanzo è un’adolescente, Anna Collodi, che in un piovigginoso mattino d’autunno chiede un passaggio, su una strada dipartimentale francese, verso Montbrison, a Etienne Virgil, scrittore depresso, vedovo da troppo tempo. Lui la raccoglie soltanto perché ha l’età di sua nipote e non gli piace pensarla sulla strada, indifesa e vulnerabile. La ragazza ha in mano uno scarabeo, che gli mostra incantata: è diversa dalle sue coetanee, curiosa ma non sfacciata, attenta e assennata, inaspettatamente lo induce a parlare di sé, come non gli capitava da molto tempo, a raccontare del suo romanzo incompleto, della sua insoddisfazione. Lei, a un tratto, si fa lasciare a un incrocio: Campagne 3,5 dice un cartello ben visibile sulla strada. In seguito lui cercherà invano quell'incrocio e quel cartello, né troverà qualche notizia su quel luogo.
Qualche tempo dopo la incontra di nuovo, le dà di nuovo un passaggio, e a poco a poco viene coinvolto in un'avventura incredibile: Anna sta cercando sua sorella, scomparsa anni prima, nel giorno delle nozze, con il marito, un sconosciuto che ha conquistato la fiducia dei suoi, ma che a lei, la sorellina, non è mai piaciuto. La ragazza ha doti paranormali, ed è per questo che soltanto lei riesce a trovare una traccia, fino a un mondo rarefatto, dai palazzi di vetro, dove le auto volano, la gente non respira e non ride, non prova emozioni. Rischia la vita, ma trova anche qualcuno disposto ad aiutarla, qualcuno che sogna di un mondo chiamato Terra, dove la gente è capace di amare, il vento scuote gli alberi, e l'aria è piena di profumi.
Mimetizzandosi, la giovane, intrepida Anna, passando da un mondo all'altro più di una volta, risveglia sentimenti e sogni in qualcuno che dovrebbe stanarla, e trascina lo scrittore in una tragica vicenda, all'insegna del Barbablu di Perrault e dell’Orfeo ed Euridice della mitologia greca. Come sempre, Mourlevat con le sue storie fantastiche riesce a dirci del cuore umano più di qualsiasi narrazione realistica. La cosa più inquietante, alla fine, è scoprire che per fuggire dal suo mondo parallelo è inutile correre, perché il passaggio per la salvezza è nella nostra testa, non fuori di noi.

Teresa Buongiorno
(da LiBeR 97)