Storie di pirati
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Storie di pirati

Storie di pirati
Arthur Conan Doyle; trad. di M. Bartocci
Donzelli, 2012, p. 129
(Fiabe e storie)
€ 23,00 ; Età: da 10 anni

L’editore Donzelli pubblica un libro di storie scritte da Doyle, autore famoso al quale si deve la diffusione del genere “giallo” con uno Sherlock Holmes sempre attualissimo.
Storie di pirati è una raccolta di racconti, molti dei quali hanno per protagonista il capitano Sharkey, personaggio che ha improntato un’epoca con vicende che hanno messo in luce quello spirito di avventura caratterizzato dalla forza dell’iniziativa personale.
“Quando il trattato di Utrecht mise fine alla lunga guerra di successione spagnola, i molti corsari arruolati dai paesi in conflitto si ritrovarono senza lavoro. Qualcuno si dedicò alle più tranquille e meno redditizie attività del commercio ordinario; qualcun altro fu assorbito dalle flotte pescherecce; alcuni temerari, invece, issarono la bandiera nera di mezzana e quella rossa all’albero maestro e dichiararono la loro personale guerra all’umanità tutta”. La pirateria nel Mediterraneo ha una lunga storia a cominciare dal predominio dell’antico Egitto. Tutti i popoli (greci, cartaginesi, liguri, etruschi) dovettero affrontare il problema e Roma organizzò nel 67 a.C. una guerra “ufficiale” dopo una lotta durata quasi due secoli.
La base dei racconti di Conan Doyle è assolutamente corretta e da queste pagine esce il fascino di un narratore che ha pochi confronti nella letteratura mondiale di fine ottocento.
Conan Doyle ci fa vivere le imprese di Sharkey, personaggio spietato, ma ce le presenta in tutti i suoi complessi aspetti umani. Eppure Sharkey è un protagonista che non conosce l’antipatia: ha un preciso rigore nelle sue azioni e una logica indiscutibile nel suo modo di comportarsi e di giustificare la sua ferocia. Le conoscenze tecniche di Conan Doyle sembra vogliano rendere il testo una cronaca storica e invece sono un elemento determinante perché le vicende assumono una realtà condizionata da una sorprendente fantasia che coinvolge il lettore in una atmosfera del tutto inattesa.
Il penultimo racconto termina con un’affermazione che può farci capire la condizione in cui si muovono i personaggi di Conan Doyle: “Era un furfante, ma era inglese! – disse il capitano – Ha fatto una vita da cani ma, per dio, è morto da uomo!”

Roberto Denti
(da LiBeR 96)