Se vuoi vedere una balena
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Se vuoi vedere una balena

Se vuoi vedere una balena
Julie Fogliano, ill. di Erin E. Stead
Trad. di C. Brambilla
Babalibri, 2014, p. 40
€ 12,50 ; età: da 4 anni

Vedere una balena è come cogliere in un fugace istante qualcosa che si manifesta nella sua splendente bellezza. Di questa bellezza sempre invisibile, che a lungo si attende e che inspiegabilmente e insperatamente all’improvviso può apparire, parla l’albo. Di essa siamo in attesa, e lo siamo tutti, nel corso della nostra vita. Ma un’esperienza di questo tipo si inscrive nell’ineffabile. “Su ciò di cui non si può parlare, occorre tacere” – può il linguaggio tradurre un’esperienza indicibile? Lo fa Julie Fogliano con parole che tendono alla poesia, l’unica capace di tradurre l’ineffabile in parole. “Se vuoi vedere una balena ti servirà una finestra e un oceano e del tempo per aspettare e del tempo per guardare e del tempo per pensare”. Innanzitutto, occorre delimitare il campo: una finestra, un bambino, l’oceano oltre la finestra… e una a una appaiono le immagini ad animare la bianca pagina. Una volta definito il campo, si procede per sottrazione: “se vuoi vedere una balena devi davvero evitare le rose e tutto il rosa e tutto il loro profumo… se vuoi vedere una balena non guardare di qui o di là” – non la barca, né i pellicani, né i bruchi sulle foglie, né le piccole cose e tanto meno le nuvole in cielo. “Se vuoi vedere una balena devi tenere tutti e due gli occhi fissi sul mare e aspettare”. Infine eccola qui, l’attesa – la vera protagonista del libro. È il centro di tutto, è l’essenza del narrare e al contempo l’affermazione di un’assenza. E non è forse l’attesa l’esperienza principe della lettura?
Potremmo qui chiederci se il bambino possa cogliere tutto ciò. Siamo convinti di sì. Pur piccoli, i bimbi colgono la bellezza delle parole e conoscono, perché praticata, l’attesa. La loro vita è intessuta d’attesa.
Le figure di Erin E. Stead bene traducono in immagini il tono pensoso e lieve della Fogliano. La tecnica mista, fatta di ampie campiture derivate dalla stampa xilografica, lascia intravedere il supporto cartaceo e, grazie al segno netto e affilato dei contorni, dona alle figure un aspetto concreto e al contempo allusivo. Pochi sono i colori, e tenerissimi: verde, turchese, azzurro chiari. Ma in ogni pagina si intuisce che anche le immagini, come le parole, rimandano a qualcosa che non c’è, a una forma suggerita nel frontespizio, nelle nuvole e che compare infine, perfetta e vera, nelle ultime pagine, visibile innanzitutto al lettore e, solo in seconda battuta, nell’ultima silenziosa pagina, anche al bambino protagonista. Eccola dunque, nell’ultima pagina, la balena – a soddisfare finalmente la lunga attesa.

Angela Dal Gobbo
(da LiBeR 103)