Prestami le ali
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Prestami le ali

Prestami le ali
Igiaba Scego, ill. di Fabio Visintin
Rrose Sélavy, 2017, 40 p.
(Il quaderno quadrone)
€ 11,90 ; Età: da 8 anni

È il carnevale del 1751 e a Venezia arriva un carro che trasporta una strana creatura con “ un corno sul muso”. La notizia giunge a tutti gli animali della laguna, persino a quelli di bronzo, di marmo, ai mostri marini e al re di Venezia, il leone alato di San Marco, che suggerisce di chiamare come traduttrice la rondine. Dopo varie ricerche la trovano da un bambino che l’ha curata perché ha perso un’ala durante una battuta di caccia. Suleiman è uno schiavo che la padrona manda spesso nel ghetto vecchio, dove vivono gli ebrei, per comperare i dolci da lei preferiti. Qui fa amicizia con Ester ,la figlia della pasticcera. I due ragazzini anelano, come tutti i veneziani, a vedere lo strano animale. Ester, che non può uscire dal ghetto perché femmina, indossa gli abiti del fratello e con Suleiman e la rondine entrano nella stalla dove c’è Clara, che non parla. Il suo rapimento e le vicissitudini che l’hanno costretta a esibirsi in vari esercizi davanti a un pubblico pagante, sono narrate dal suo amico gatto. Il racconto commuove i due ragazzini: le ali che potrebbero trasportare la piccola rinoceronte sono quelle del re leone che acconsente. Così si avvera il sogno di Suleiman e di Ester di vedere dall’alto la città, e quello di Clara di tornare in India dalla madre. Dopo il volo su Venezia i due ragazzini si salutano abbracciandosi perché Clara riporterà Suleiman in Africa. Oriente e Occidente si incontrano in una città cosmopolita e aperta dove tuttavia nelle case si tengono gli schiavi e le grandi porte del ghetto sono chiuse la sera. Il racconto si incentra così nel desiderio di libertà, in un mix di realtà e fantasia. Le illustrazioni sottolineano i sentimenti e gli atteggiamenti dei personaggi. Tipici dell’epoca sono gli abiti della banda che segue il carro, mentre sfarzosi sono quelli dei portatori del corteo del re al quale uomini “cattivi” recano in dono la piccola rinoceronte. Il racconto offre diversi spunti da paragonare ad avvenimenti di oggi, come la caccia spietata ai corni di rinoceronte, rubati persino nei musei, perché ritenuti afrodisiaci. L’ultima immagine dà senso a tutta la storia: “A Venezia quel giorno tutti videro il rinoceronte volare. Ma non si meravigliò nessuno. Era Carnevale. E a Carnevale può accadere di tutto”.

Maria Letizia Meacci
(da LiBeR 116)