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Sarah Crossan; trad. di A. Peroni
Feltrinelli, 2017, 389 p.
(Up)
€ 15,00 ; Età: da 13 anni

Le sedicenni Tippi e Grace sono sorelle siamesi, due corpi completi solo dalla vita in su. A partire dall’intestino, infatti, i loro organi diventano tutt’uno producendo, come impietosamente si classifica Grace, un mostruoso ischiopagus tripus. Della loro esistenza complessa e dolorosa ci è dato osservare otto intensi mesi, durante i quali il precario stato di salute che le accompagna fin dalla nascita precipita, rendendo necessario un disperato intervento chirurgico di separazione. Nello stesso periodo si assiste anche all’“entrata in società” delle ragazze, con la frequentazione di una scuola privata. Qui, assistite da due nuovi amici, e avvolte dalla morbosa curiosità altrui, sperimentano altri stili di vita e i primi segni dell’innamoramento. È il Doppelgänger fattosi carne e sangue il focus di questo affascinante romanzo che, pur cozzando contro profondi preconcetti, spinge il lettore a riflettere sulla sua più intima idea di identità, e attraverso un richiamo ai miti fondanti, primo fra tutti quello platonico, anche su quella di diversità che, ha insegnato il Simposio, è frutto di una primigenia lacerazione (“un tempo tutti eravamo uniti a un’altra persona… ma eravamo così potenti da minacciare la supremazia degli dèi”). E su questo piano il romanzo non dà tregua fino all’ultima pagina, afferrando il lettore come solo può fare una canzone-ballata, nella cui forma free verse questa storia è magistralmente scritta.
L’uso del verso libero è infatti uno dei maggiori pregi di quest’opera, responsabile di una lingua densa e elegante, e di un ritmo che non è dato da precisi schemi metrici, ma da un naturale risuonare delle parole e delle frasi guidate da un accorto uso degli accapi. Elemento questo che favorisce una lettura incalzante, scandita in decine di brevissimi capitoli. Non è di minore efficacia la scelta stilistica del “punto di vista”, che qui è quello di Grace: è lei che racconta in prima persona e al tempo presente. Il lettore può così sperimentare l’immersione nella vicenda in totale empatia con la protagonista, vivendo momento per momento la straordinaria pienezza di questa storia di frontiera: “la storia di com’è essere Due. La storia di com’è essere Una. La storia di Noi”.

Riccardo Pontegobbi
(da LiBeR 115)