Muoio dalla voglia di conoscerti
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Muoio dalla voglia di conoscerti

Muoio dalla voglia di conoscerti
Aidan Chambers; trad. di B. Masini
Rizzoli, 2012, p. 285
(Rizzoli narrativa)
€ 13,00 ; Età: da 13 anni

Il nuovo romanzo di Aidan Chambers prende avvio da una circostanza pretestuosa e non troppo verosimile: un giovane di 17 anni si rivolge allo scrittore preferito dalla sua (insopportabile) girlfriend per chiedergli una consulenza letteraria e poter rispondere alle richieste (pressanti) di lei che si aspetta dichiarazioni (d’amore) scritte, pertinenti a domande precise sulla vita, i sentimenti, le paure, gli interessi, le emozioni...
Lo scrittore – che è anziano, solitario e malinconico – e il ragazzo così si incontrano, e si trovano sorprendentemente a condividere un simile limbo esistenziale, dove scambiano parole e sentimenti, condividono il tempo, fattore così prezioso nella fase di elaborazione del lutto, una fase in cui si trovano entrambi per la perdita della moglie dello scrittore e per la mancanza cronica di una figura genitoriale, nel caso del ragazzo.
Il giovane Karl è anche dislessico (come Chambers da ragazzino), e la sua intelligenza si esprime nel confronto con la dimensione plastica, meccanica e artistica della realtà, mentre le parole sfuggono, si mescolano, diventano ai suoi occhi mero esercizio di potere o seduzione. Da qui scaturiscono le molte conversazioni: i due parlano di poesia e di sentimenti, di amore e morte, di assenza e di ricerca estetica, di oggi e di ieri, e si trovano così a creare un potente legame di senso che è un nuovo territorio esistenziale, un’amicizia importante e vitale per entrambi.
La scrittura (di mail) si confronta con la loro diversa sensibilità da lettori, che commentano le poesie di Fiorella e compongono a quattro mani lettere che vogliono, in un primo tempo, compiacere la ragazza. Ma molte altre cose accadono nel frattempo e il cambiamento esistenziale, che è da sempre uno dei noccioli narrativi dei libri di Chambers, è il movimento stesso imprevisto degli eventi, che imprime alla storia una fluidità che è al contempo conquista dei personaggi e dote del narratore, anche se lo stile del romanziere inglese è qui diverso, asciutto, ha il sapore di una confessione intima, di un racconto in tribunale, di una testimonianza che vuole togliere una storia all’oblio per fissarne nella memoria le molte domande che rimangono in sospeso.

Marcella Terrusi
(da LiBeR 96)