Linee
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Linee

Linee
Suzy Lee
Corraini, 2017, 40 p.
€ 18,00 ; Età: da 5 anni

È uscito in casa Corraini Linee, albo senza parole di Suzy Lee, che ancora una volta ci propone un viaggio dentro e fuori le pagine, accompagnandoci con leggerezza nella dimensione dell’errore, dell’imperfezione e conducendoci in quel gioco di bambole russe che è la realtà, sempre inscatolata nei limiti oggettivi delle forme.
Linee ha tutte le carte in regola per colpire l’immaginario tra i giovanissimi lettori: la narrazione è più lineare dei precedenti, meno criptica, capace di restituire immediatamente il puro piacere, interamente personale e difficilmente comunicabile, che anima la bambina mentre vola sui pattini, tra una doppia pagina e l’altra. Ed è proprio nella fluidità con cui l’autrice ci trascina in quell’avanzare su ghiaccio che ci contagia trascinandoci in una dimensione intima di piacere che ognuno prova a suo modo: se non sui pattini, forse andando in bicicletta, correndo, nuotando, comunque godendo di quel punto di fusione tra soma e psiche attraverso cui si accede a dimensioni effimere eppur fondative della narrazione che ognuno ama conservare di se stesso.
Chi è protagonista in questo ultimo album? La giovane pattinatrice? L’illustratore che ci viene presentato fin dalle risguardie attraverso il suo tavolo da lavoro? Certo è che entrambi sono mostrati alle prese con errori relativi, rispetto ai quali è possibile andare oltre.
Lee libera la sua azione generativa trasformando le diverse limitazioni spaziali in occasioni speculative; la sua incessante ricerca intorno ai temi dell’imperfezione e la metariflessione sull’incontro lettore-libro accompagna tutti i lavori di cui è autrice unica: in Mirror, L’onda, Ombra aveva giocato con i limiti posti dalla fisicità del libro. Se in Alice in Wonderland, sua prima pubblicazione, coprotagonista è il lettore, ricordato fin dalle coperte con le mani raffigurate nell’atto di sorreggere il libro, in Linee di Suzy Lee si esplicita la presenza dell’autore attraverso un gioco di metalettura già messo in campo da un altro grande maestro dei wordless, David Wiesner, nel libro mai tradotto in Italia The three pigs, in cui l’accartocciamento di una pagina scombina la narrazione che si ricompone nelle doppie pagine a seguire inglobando la rielaborazione dell’errore.

Francesca Romana Grasso
(da LiBeR 116)